venerdì 15 gennaio 2021

“LE PAROLE… LA PAROLA” 17 gennaio2021 (Incontro con i primi discepoli)

 LE PAROLE… LA PAROLA” 

17 gennaio2021 (Incontro con i primi discepoli


Giovanni
1,35-42 / 1Samulele 3,3b-10.19/ 1Corinzi 6,13…20 

Discepoli 

Se rimanete nella mia parola, siete davvero i miei discepoli. E coloro che rimangono nella parola di Gesù hanno la propria identità cristiana. E qual è? 

Siete davvero miei discepoli. 

E sarà il discepolato che ci darà la libertà. 

E rimane nel Signore, cosa significa? 

Lasciarsi guidare dallo Spirito santo. 

Il discepolo si lascia guidare dallo Spirito, 

per questo il discepolo è una persona libera. 

Questa è la strada che Gesù ci fa vedere 

per la libertà e anche per la vita”. 

FRANCESCO, 1 aprile 2020 

La nostra immersione nell'esistenza umana e nel mondo  avviene in modo del tutto inconsapevole, dopo essere stati per  nove mesi immersi nel liquido amniotico del ventre di nostra  madre. Il nostro “venire al mondo, alla luce” permette agli altri per  primi di vederci e di riconoscerci. Un’esperienza che per noi  avverrà progressivamente e non senza qualche problematica. 

La psicologia personalistica e relazione ci dice che è lo sguardo  dell’altro a trasmetterci la consapevolezza di noi stessi, la  conoscenza è frutto di un processo interpersonale. 

Scoprire se stessi è riconoscersi chiamati da Qualcuno  (1Samuele 3,3…19 – I lettura). 

Immergendosi nel fiume Giordano e riemergendo, il  Nazareno aveva sentito la voce che lo riconosceva: “Tu sei il mio  figlio, l’amato” (Marco 1,17) e così anch’Egli si sarebbe sempre  riconosciuto e presentato. 

Nel racconto evangelico di Giovanni, che ascoltiamo nella  proclamazione liturgica odierna, il Battezzatore ci dà di  quell'evento la sua testimonianza: “Io non lo conoscevo… ho visto  lo Spirito su di Lui; io non lo conoscevo, ho visto e ho reso  testimonianza” (Giovanni 1,31…34). 

Ora il suo sguardo è più attento del giorno prima,  interiormente illuminato dall'esperienza fatta (cf 29-31), “si fissa  su di Lui che passava”, e ora è in grado non solo di riconoscerlo ma  anche di presentarlo ai suoi discepoli: “Ecco l’agnello di Dio” (vv.  35-36). È una testimonianza convincente, che suscita curiosità in  Andrea e in Giovanni stesso: decidono di seguire Gesù. 

Chi sia il Battista, abbiamo avuto la possibilità di saperlo dai  racconti evangelici nelle domeniche del tempo di Avvento,  soprattutto il 13 dicembre u.s., il racconto evangelico di Giovanni  ce lo presenta come “testimone della luce; voce di Colui che è la  Parola; l’amico dello Sposo… che deve via via diminuire ed Egli  crescere” (cf 1,8.23; 3,29-31) ed ora lascia campo libero  all'incontro diretto dei suoi discepoli con Lui! 

L’appuntamento atteso da tutti i tempi per tutta l’umanità, di  cui i due amanti del Cantico sono un simbolo, avviene sulle rive del  Giordano: lo Sposo e la Sposa, l’Agnello che portare via, su di sé, il  peccato dell’umanità finalmente amata. 

La Parola, fino ad allora taciuta, adesso parla: “Che cercate?”  (1,38). 

Ecco finalmente la domanda giusta, sulle labbra chi sa leggere  dentro, in profondità e dà voce a tutti gli interrogativi inespressi di  ogni essere umano, sopiti nell’oblio della storia. 

E la risposta dei discepoli tradisce il “desiderio di casa, di  appartenenza, di amicizia, di intimità… di permanenza” che Gesù  coglierà e farà suo per sempre in quel rimanere e dimorare che  diventeranno la declinazione del rapporto tra Lui ed ogni suo  discepolo (vedi il cap. 15 di Giovanni). 

C’è finalmente un luogo dove la Parola ha casa, o meglio  dovunque sarà Lui tra noi, per tutti sarà casa! 

L’unità con Lui costituisce i credenti in quella esistenza nuova,  insieme di spogliazione e di libertà, che stabilisce anche un nuovo  ordine di rapporti interpersonali tra loro e con tutti (1Corinzi  6,13…20 – II lettura). 

La bellezza di questo incontro è l’essere riconosciuti mentre  nemmeno noi sappiamo bene all'inizio da chi, eppure Egli viene  verso di noi, proprio incontro a noi (cf Gv 1,29) e fin dove nemmeno  riusciamo ad immaginare, neppure in sogno (1Samuele), e nella  totalità della nostra umanità (il corpo in Paolo). 

Abbiamo trovato Colui che ci è stato Inviato” (v. 41), per il  quale le nostre ricerche tortuose, a tastoni, finalmente diventano  chiare, semplici, rese tali da Chi dona la sua vita per noi, per tutti. 

Nel dono reciproco poi si realizza tutto: “il passa parola”, “il  cuore a cuore”, “il vieni e vedi”. 

Semplice e immediato, senza più intermediazioni, preamboli  e anticamere. 

Avviene in un incontro personale che “cambia la propria  identità” (Simone, ti chiamerai Kefà = Pietra/o) e dona una stabilità  sempre cercata e mai del tutto raggiunta. 

È questo però solo l’inizio di un percorso, di un’avventura  d’amore che si concluderà con un rinnovato e accorato “Seguimi” (cf 21,19) rivolto a Simon Pietro dopo la sua appassionata  attestazione d’affetto verso il Signore. 

Roberto


sabato 9 gennaio 2021

“LE PAROLE… LA PAROLA” 10 gennaio 2021 (Immersione nel Giordano)

 LE PAROLE… LA PAROLA” 

10 gennaio 2021 (Immersione nel Giordano

Marco 1,9-11 / Isaia 42,1-4.6-7 / Atti 10,34-38 




Immersione 

Quelli che pensavano di non poter essere amati da Dio, quelli che non osavano andare al di là della soglia del Tempio,  quelli che non pregavano perché non se ne sentivano degni. Gesù è venuto per tutti, anche per loro,  

e comincia proprio unendosi a loro. 

Gesù apre la porta dei Cieli,  

e da quella breccia discende lo Spirito 

E dall’alto una voce proclama la verità stupenda:  

Tu sei il Figlio mio, l’amato”. 

FRANCESCO, 28 ottobre 2020 

Un pensiero, tra i tanti augurali, ho particolarmente gradito:  “Io pensavo che per arrivare a Dio fosse necessario salire,  salire, e invece, leggendo il Vangelo, ho capito che per arrivare  a Dio bisogna scendere, scendere, scendere. Perché tutto il  mistero di Gesù Cristo non è altro che una discesa: è disceso  per farsi uomo, è disceso nascendo a Betlemme nella povertà,  è disceso vivendo a Nazareth nell’umiltà, è disceso soprattutto  nel mistero della croce” (CHARLES DE FOUCAULD). 

Così Marco ci descrive Gesù come Messia, fin dall’inizio del  suo evangelo: il Figlio di Dio, davanti al quale nemmeno il  Battezzatore è degno di chinarsi per sciogliergli i legacci dei  sandali, scende da Nazaret di Galilea al Giordano e vi si fa  immergere da Giovanni (Marco 1,1.7.9). 

Il gesto proposto dal profeta predicatore fa rivivere al popolo  quanto avvenuto al suo ingresso nella “terra promessa”  dall’attuale Giordania, dopo 40 anni di vagare nel deserto. Il guado  del fiume in piena fu, per le tribù guidate da Giosuè, il  rinnovamento dell’alleanza con Dio: “Onorerete il Signore, vostro  Dio, e gli ubbidirete per sempre” (Libro di Giosuè 3,1- 4,11).

 

Egli era consapevole che per la gente, quell’immersione nel  Giordano, poteva essere un segno della volontà di ritornare al  Signore, ma che occorreva in realtà un’immersione nel suo Spirito e questa poteva compierla solo il suo Inviato. 

Ma, paradossalmente, il Nazareno inizia col suo immergersi mescolandosi tra la folla dei peccatori e facendosi immergere; nel  suo riemergere vede che anche l’Altissimo “rompe il suo cielo” e  scende con il suo Spirito secondo le memorabili profezie di Isaia (63,11. 19; 11,2; 42,1). 

“È il punto di inserimento ultimo della Presenza di Dio nella  nostra umanità: l’identificazione fino al limite estremo, la  condizione di peccatori. Condivide da servo, per liberare da  ogni schiavitù (Isaia 42,1-4.6-7 – I lettura dell’odierna  liturgia)”. 

Così esprime Egli il suo essere Figlio obbediente al Padre,  nell’amore che si china per servire fino all’immersione nell’oscurità  della morte (cf Isaia 9,1) per riemergere, non più da solo ma con  tutta l’umanità, alla vita nuova nello Spirito, nell’amore. 

Il Giordano è un anticipo della Pasqua: “Gesù (secondo il  racconto evangelico di Marco di cui oggi riprendiamo la lettura per  tutto quest’anno ‘B’), in un cammino costante dal Nazaret a  Gerusalemme, rivela una profondità e fecondità nuove, insperate  alla radice della solidarietà tra umani”, che egli potenzierà con il  suo Spirito attraverso il deserto del mondo, fino a raggiungere ogni  regione della Galilea, annunciando la prossimità di Dio e la  possibilità di cambiare vita credendo a questo messaggio di gioia (Mc 1,13.15). 

“Gesù, passando ovunque in mezzo a noi, apre una via di  umanizzazione aperta a orizzonti inauditi, proprio attraverso  il servizio da sorelle e fratelli tra altri fratelli e sorelle”,  risvegliando in noi la forza feconda dell’Amore, Soffio vitaleFuoco che consuma e unisce” (vedi Atti 10,34-38 – II lettura).


L’OGGI AL FIUME GIORDANO 

“Egli entra nelle acque dove Naaman il Siro si era bagnato  sette volte e la sua carne lebbrosa divenne quella di quando  era giovinetto (2Re 5,14). 

Egli si immerge fra pietre e sabbie del fiume entro un  involucro di natura severa e bella. E immergendovi la sua  umanità divina, è lui che consacra e battezza il mondo, le  acque, le sponde, la terra… il cosmo. 

Il Giordano è questo punto d’innesto della divinizzazione della  terra da parte del Figlio di Dio!  

Uscendo dall’acqua, egli sta nell’atteggiamento di chi  consente una relazione di filialità semplice, delicata,  compassionevole e accetta l’irruzione dell’energia divina su di  lui; corifeo di quanti, battezzati in lui, sono al suo seguito nel  cammino verso il Padre, inizio di una nuova storia  dell’umanità rigenerata nell’acqua e dallo Spirito (Giovanni  3,5). 

Il Giordano è questo silente testimone di un abbraccio che  unisce il mondo di Dio con il mondo umano. 

È lo scenario di questa penetrante effusione spirituale  dall’Alto… Dialogo eterno, comunione intimissima ed effusiva  che per un’istante si fa udibile nell’indicazione dell’identità di  Figlio, nell’accento della predilezione, nella profusione del  compiacimento”. 

(CESARE MASSA, I giorni ardenti. 2002, pp. 98-100). 

Roberto


giovedì 7 gennaio 2021

“LE PAROLE… LA PAROLA” Dicembre 2020 – Gennaio 2021 Incursioni natalizie


 LE PAROLE… LA PAROLA” 

Dicembre 2020 – Gennaio 2021 

Incursioni natalizie 



Dono 

Come ogni dono che arriva dal Padre 

la luce ricevuta non si può possedere o "gestire".  

La condizione necessaria è fare come i Magi  

e proseguire il cammino con fede attraverso la preghiera: lasciarci sempre affascinare, attirare, guidare, 

illuminare e convertire da Cristo:  

è il cammino della fede, attraverso la preghiera  

e la contemplazione delle opere di Dio,  

che continuamente ci riempiono di gioia  

e ci riempiono di stupore, uno stupore sempre nuovo”. FRANCESCO, 6 gennaio 2021 

Il Verbo-Parola del Padre è diventato carne… 

Questo è l’annuncio di Giovanni (1,14) che abbiamo ascoltato  nella celebrazione del “giorno” di Natale. Una parola che è vita luce di ogni essere umano e che noi abbiamo visto nella sua piena  manifestazione, gloria del Padre, come amore gratuito e verità. 

Ma ancora nessuno lo ha sentito parlare. 

Il Battezzatore è solo una voce nel deserto e che dirà a quelli  che lo seguono: Ecco è Lui! (1,29). 

È la Parola, ma ancora non parla. Eppure quanto dice a chi lo  incontra: I pastori se ne tornarono, glorificando Dio, per tutto  quanto avevano udito e visto (Luca 2,20). 

Se lo passano di braccia in braccia e chi lo vede, finalmente  vede la luce (2,28.32); gli altri dicono di Lui cose mai udite che  fanno lo stupore di suo padre e sua madre (2,33), ma Lui tace  ancora. 

…ponendo la sua dimora in mezzo a noi. 

Dove? 

A Nazareth, lì cresce e si fortifica, pieno di sapienza  circondato, non solo dall’amore della sua famiglia, ma dalla grazia  del Padre (2,40). 

Ma per ora Ancora non parla, e poi, quando lo farà non sarà  nemmeno capito da loro, eppure rimarrà loro sottomesso (2,50- 51). 

Oltre lo stupore e la meraviglia c’è però qualcuno che  finalmente lo ascolta, come sempre vorrà essere ascoltato: Maria,  che in lei custodisce tutte queste parole incarnate, meditandole  (2,19.51b). 

Dove dimori? 

Gli chiederanno alle sue calcagna i due discepoli del  battezzatore, incuriositi dalla sua dichiarazione: Ecco l’Agnello di  Dio. 

Allora parlerà: Venite e vedrete! (Gv 1,29…39) 

La Parola del Padre che ha attraversato i secoli e che in molti  modi ha parlato a noi…, il Figlio (Ebrei 1,1-3) taceva ancora. Talmente è sceso, immergendosi nelle fibre dell’umanità più  nascoste, tacendo per trent’anni, dopo quel timido e mal riuscito  tentativo di farsi ascoltare. 

Eppure, alla fine Giovanni ancora scriverà che Colui fin  dall’inizio presente, noi lo abbiamo visto proprio con i nostri occhi e udito con i nostri orecchi, toccato con le nostre mani (1Giovanni  1,1). 

Tornato a Nazareth, ultima volta finalmente parlando, lo  aveva detto che anche la Scrittura letta da Lui si compiva oggi nelle  orecchie di chi ascolta (Luca 4,21) e da quel momento sarebbe  stato sempre così, le folle accorse per ascoltarlo non solo  avrebbero trovato guarigione (6,18-19), solida roccia per i propri  progetti di vita (6,47-48), addirittura con Lui una nuova famiglia (8,21).

Ma per ora ancora il silenzio avvolge la Parola. 

Abbiamo visto e siamo venuti (Matteo 1,2) 

Si può arrivare a Cristo da molto vicino come è stato per i  pastori, invitati addirittura dagli angeli; oppure da migliaia di  chilometri dopo anni di viaggio inseguendo una cometa come i  magi. 

Si può provenire dai più infimi della società come i pastori,  considerati dai loro concittadini poco più che bestie; oppure dalle  accademie astronomiche come gli studiosi zoroastrici. Nessuno è escluso o avvantaggiato. 

Ci si può mettere in marcia sulle rotte polverose del medio  oriente, desiderosi di sapere dove è nato il “re bambino” per  adorarlo oppure si può stare comodi seduti nel proprio palazzo, al  sicuro, come Erode per sopprimerlo nel sangue. 

Ci si può affidare ad una traccia luminosa nel cielo buio per  cercarlo in sincerità o alle Sacre Scritture scrutandole soltanto per  farsene un’idea accreditata. 

Nessuno può rimanere indifferente. 

Si può andare da Lui per chiedere qualcosa oppure per offrire  doni a Colui che d’oro ha solo la paglia, profumo d’incenso il fiato  del bestiame del caravanserraglio, aroma i baci di una madre. 

Qualcuno va con doni in mano, nessuno torna a cuore vuoto. C’è chi si perde per strada, ma non si vuol far rubare la gioia  di ritrovarla come i magi; c’è chi per paura di perderla non la trova  mai e si aggira triste, covando invidia e odio come Erode. A tutti è data la possibilità di scegliere e di decidere. 

Roberto


"Senza lo Spirito..." - Domenica 24 maggio 2026: Pentecoste

  Vicina è la PAROLA 24 maggio 2026 Pentecoste dello Spirito Atti 2,1-11 / Salmo 103 1Corinzi 12,3-7.12-13 Giovanni 20,19-23 Se...