Vicina è la Parola
Domenica IV anno a
Sofonia 2,3; 3,12 / Salmo 145
1Corinti 1,26-31
Matteo 5,1-12a
Beati…cioè felicemente realizzati
“Beato te!”.
Un apprezzamento che non ho mai gradito perché forse motivato dall’invidia o dalla scarsa conoscenza della reale situazione altrui, oppure dal sopravvalutare i propri problemi. Comunque sentirsi appellati così è davvero una magra consolazione.
“Fortunato te!” è il vero senso di quanto si
vuol dire, il che è anche peggio perché discrimina fatalisticamente: “Io? E
gli altri allora!”.
“Beati voi!”.
Lo ascoltiamo ancora
nel vangelo proclamato in questa domenica.
Una beatitudine rivolta all’assemblea che ascolta,
ma che riguarda in realtà ogni essere umano che si riconosca nelle “nove”
situazioni esistenziali descritte.
Chissà cosa avrà voluto davvero dire Gesù ai suoi
discepoli da definirli così, con lo sguardo però rivolto alle folle che lo
seguivano.
Quante volte le abbiamo interpretate come ingenue
definizioni che “il mondo” non è in grado di capire o come l’ennesimo conforto
ultraterreno ad un’esistenza vissuta nelle privazioni e nella tristezza: la
rivincita dei perdenti!
Contestualizzazione evangelica di Matteo
5,1-12
Stupisce, all’ingresso della proclamazione evangelica
di Matteo,
l’irrompere delle Beatitudini dopo
il sintetico insegnamento del Nazareno sulla definitiva prossimità del regno di Dio e in modo inclusivo la sua azione
curativa nei confronti della folla (cf 4,17.23-24).
Ora lo sguardo di Gesù prende voce, la sua postura “sinaitica”
dà una prospettiva messianica alle sue enunciazioni : Egli proclama ad alta
voce il suo modo di considerare l’esistenza umana e di viverla in prima
persona, proponendola a quelli più vicini a Lui (cf 5,1-2).
Infatti, il suo non è un “manifesto teorico e programmatico” che realizza la
profezia (Isaia 61,1-3) bensì la reale possibilità, da Lui
innanzitutto vissuta e inaugurata, di un’esistenza “felice subito… anche se non del tutto” (L. Evely).
Accettare questo “realismo evangelico”, non con
rassegnazione ma con responsabilità, costituisce proprio il contenuto della
prima beatitudine, quella della “povertà”
(cf 5,3).
La comunità
palestinese, contesto esistenziale
del racconto evangelico matteano, ha sicuramente fatto nella sua pur breve
esistenza l’esperienza di una vita cristiana connotata dalla gioia, pur tra le
insidie causate dall’aver aderito a questa nuova proposta religiosa. La comunità delle beatitudini non è
certo un gruppo di esaltati o di ingenui sognatori, anestetizzati verso le
problematiche storiche e sociali. È una
comunità dove ai piccoli ed ai poveri sono riconosciuti valore e dignità,
poiché tutti hanno scelto di seguire Cristo sulla via del perdono e del
servizio reciproco (vedi tutto il capitolo 18!).
La povertà economica e sociale non è di per sé fonte
di felicità, come la ricchezza non lo è d’insoddisfazione! La “beatitudine
evangelica” ci chiede e ci consente di non essere sprovveduti e nemmeno
ipocriti: ricchi pur aiutando i poveri e poveri maledicendo i ricchi…
La povertà interiore è indicata come prima
beatitudine, a patto che non rinunciamo a essere felici nelle altre diverse
o avverse situazioni della vita anche se non possiamo esserlo completamente.
Forse è anche questo il motivo del verbo al presente che la connota, come
l’ultima (cf v.3b e 10), mentre le altre sono declinate al futuro. Gesù
nazareno ha pensato e vissuto così, da figlio del Padre, povero per libera
scelta perché totalmente affidato a Lui (cf Mt 11,29): mite,
afflitto, misericordioso, portatore di pace e assestato della comunione con Lui.
Egli chiama anche noi a essere e agire come lui (la conversione di 4,17a), come è stato “subito” per quei
quattro pescatori di Cafarnao, nella loro libertà e prontezza a seguirlo (cf
vv. 18-22).
Ambientazione liturgica
“Beato chi
siede nell’assemblea dei giustificati”
(Salmo 1).
Questa beatitudine è rivolta a noi nel momento del
culto: siamo insieme, in compagnia di altri, salvati. Questo inizio del
salterio descrive il nostro inizio liturgico: siamo riuniti perché salvati,
questa è già la nostra beatitudine! (cf Apocalisse
7)
“Beati coloro
che ascoltano e osservano la Parola di Dio” (Luca 11,28).
Anche questo è da ricordare bene quando ascoltiamo le
letture nella liturgia della Parola: siamo beati perché possiamo ancora
ascoltarla, insieme… ma molto di più quando potremo praticarla.
La beatitudine evangelica ci dà anche il senso e
incarna oggi l’esperienza del popolo ormai sull’orlo della rovina per la sua
presunzione di “farsi grande” in mezzo agli altri, dimenticando di essere stato
liberato dalla schiavitù del potere umano per la potenza della Parola. Sofonia
annuncia l’incedibile: solo coloro che si affidano al Signore, i poveri
umanamente diseredati, potranno godere di una vita serena. [I lettura]
Nella comunità cristiana serpeggia però la stessa
tentazione di confidare nella propria presunta ricchezza e umana sapienza. Ad
essa Paolo
annuncia che Dio sceglie i poveri in quanto capaci, vuoti di sé, di
accogliere il suo amore gratuito. [II
lettura]
“Beati gli
invitati alla cena di nozze dell’Agnello” (Apocalisse 19,1 ss.).
Non ne saremo mai abbastanza degni, ma possiamo dirci
beati di essere stati invitati e di aver accettato l’invito! Fin dal mattino
possiamo lodare: “Egli dà il pane all’affamato… libera il prigioniero…
protegge lo straniero... ama e sostiene l’orfano e la vedova”. [Salmo
146]
Una traduzione possibile
Coloro che si fidano solo
di Dio sono beati,
perché Egli è già tutto
per loro.
Soffrono
oppressi eppure sono beati,
perché sarà Dio a
liberarli.
Non sono
prepotenti e sono beati,
perché Dio donerà a loro
un mondo migliore.
Quanti
desiderano e cercano il bene che Dio vuole per noi
sono
beati, perché Egli per primo
realizzerà i loro desideri.
Provano amore
e tenerezza per gli altri:
sono
beati, perché Dio li
avrà nel suo cuore.
Coloro che sono
semplici e sinceri sono beati,
perché Dio si farà conoscere a
loro.
Quanti che
realizzano la pace sono beati,
perché Dio li considererà suoi
figli.
I maltrattati
per aver compiuto la volontà di Dio sono beati,
perché
Egli la compie in loro.
Preghiamo con la Liturgia
O Padre,
che nel tuo Figlio Gesù
hai promesso ai poveri e agli umili
la gioia piena del tuo regno,
dona alla tua Chiesa
di seguire con fiducia il suo Maestro e Signore
sulla via delle beatitudini evangeliche.
Amen.