venerdì 27 febbraio 2026

Un’umanità TRASFIGURATA 1° MARZO 2026 II domenica di Quaresima/A

 Vicina è la Parola

1° MARZO 2026

II domenica di Quaresima/A

Genesi 12,1-4 / Salmo 32

2Timoteo 1,8-10

Matteo 17,1-9


Un’umanità TRASFIGURATA

Già i volti di chi incontriamo quotidianamente sono un invito alla ri-conoscenza, ma essa è spesso ostacolata dalla diffidenza e dalla perplessità verso gli sconosciuti; alcuni ci attraggono, altri ci incuriosiscono quasi che volessimo scorgere nei loro tratti qualcosa di familiare o di ostile per cui avvinarci o fuggire, anche solo dallo sguardo.

Volti sfigurati e dilaniati dagli ordigni piovuti dal cielo; auto-generati o ri-generati… da quale GAN? Abbiamo abbastanza specchi per vederci invecchiare, dimagrire… perplessi come se ci vedessimo per la prima volta?

Il Volto che ai nostri occhi oggi viene illuminato è trasfigurato dall’amore; amato, e dunque riconosciuto quale capace di amarci a sua volta e addirittura di guarirci anche solo col suo sguardo.


Contestualizzazione evangelica di Matteo 17,1-9

Il percorso terreno del Messia nazareno inizia in Galilea lungo le coste del mare di Tiberiade, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali (cf 4,12 ss.; 9,35ss.) e poi prosegue dal monte al piano sconfinando in territori stranieri e a volte ostili, raggiungendo il cuore delle persone più semplici, spesso afflitte da varie malattie ed infermità o in situazioni esistenziali di cui Egli addirittura osa proclamare la beatitudine, resi partecipi di un inedito e nuovo legame basato non più sull’adempimento di una legge ma sull’adesione all’amore (cf capp. 5-7; 8,1 ss.).

Questa è l’umanità incontrata, accolta, curata e amata da Gesù che percorre le polverose strade della sua terra (cf 4,23; 9,35-36; 14,13b-14; 15,29-31; 20,34), ma per la quale anche ha esultato perché capace di riconoscere la sua Figliolanza, sconosciuta “ai sapienti e agli intelligenti” (cf 11,25-27) e a volte anche osteggiata o perseguitata (cf 13,53-58; 14,1-2 ss.).

È l’umanità per cui sarà chiamato a dare la sua vita (cf 14,15-21; 16,29-38) ed inviterà i suoi discepoli a seguirlo in questo destino (cf 16,1-28).

Quale la loro reazione? Ce lo dice Pietro, ma possiamo immaginare quello degli altri (cf 16,22-23). Comunque il Maestro non li esclude, anzi li coinvolge ancora più intimamente e addirittura li stravolge in un’esperienza che rimarrà “memorabile” anche per i credenti delle successive generazioni (2Pietro 1,16-18).

La redazione evangelica di Matteo mette in evidenza che l’episodio avviene “il settimo giorno”, un riferimento a Esodo 24 e 32 e ad altri elementi fanno pensare a Mosè e al suo viso luminoso, ma anche all’esperienza della comunità cristiana della pasqua settimanale, in particolare quando Gesù si rivolge a loro, toccandoli: “Alzatevi, non temete” e facendoli “risorgere”, così come quando Lui risorto li incontrerà (cf 28,5.10).

Il riferimento alla passione è insieme accompagnato dalla presenza di Elia, e prima dal riferimento alla morte del Battezzatore (cf 16,10-13). Si tratta dunque di un episodio “pasquale” con un posto strategico all’interno del racconto evangelico e ben collocato come seconda tappa nel cammino quaresimale 

Matteo annota che alla fine “videro Gesù solo” perché gli altri due se ne erano andati, oppure perché continueranno a vedere “solo Gesù” in tutti i volti incontrati: i loro, quelli degli altri compagni… di chiunque.

Vedere solo Lui” in tutti, questo è l’effetto della trasfigurazione nella vita di ogni credente, fino alla fine, fino a quando gli chiederemo: “Quando mai ti abbiamo visto…?” e Lui ci risponderà: “tutto quello che avete fatto ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (cf 25,38.40).


Ambientazione liturgica: sul monte dove la vita si trasfigura

L’annuncio evangelico della trasfigurazione accompagna i primi passi del nostro cammino quaresimale, a incoraggiamento del catecumeno e del battezzato: già si intravvede la gloria della risurrezione che sarà annunciata e celebrata la notte di Pasqua

Questa è anche la prospettiva che ogni evangelista vuole dare al proprio racconto, ponendolo in un momento “critico” del cammino di Gesù verso Gerusalemme, drammaticamente annunciato da Lui stesso ai suoi discepoli (cf Matteo 16,21-23 e ss.).

«Indicò agli apostoli che solo attraverso la passione, possiamo giungere a lui, al trionfo della risurrezione» [Prefazio II domenica di quaresima].

Nella liturgia della Parola risuona oggi per noi l’invito del Padre “Ascoltatelo!”, “seguitelo” poiché questo ascolto ci apre alla sua stessa esperienza di amore di cui ci fa partecipi [Evangelo].

Come Abramo, nel buio della comprensione [Genesi 12 – I lettura], Gesù esce dalla “sua terra” verso di noi, per condurci nel cammino dell’esistenza, capaci di cogliere i segni di una speranza invincibile.

L’apostolo Paolo focalizza questa esperienza nella chiamata a far parte di un popolo da Lui santificato, glorificato, dal suo amore. [Timoteo 1 – II lettura]

Il settimo giorno” è quello in cui noi celebriamo l'eucaristia, momento nel quale la nostra assemblea rende grazie al Padre che ci introduce -attraverso la trasfigurazione del suo Figlio- nelle opache vicende della nostra esistenza umana ed opera in noi una vera e profonda trasformazione: la comunione con il suo corpo glorificato è infatti il pegno che anche il nostro corpo corruttibile sarà trasfigurato, reso conforme al suo corpo risorto (cf Filippesi 3,20-21).


Preghiamo con la Liturgia

O nostro Padre,

che hai accompagnato nella fede i nostri predecessori
e per mezzo del Vangelo hai fatto risplendere la Vita,
aprici all’ascolto del tuo Figlio,
perché, accogliendo in noi il mistero della sua croce,
possiamo essere con lui trasfigurati nella luce

della sua risurrezione.
Amen.


venerdì 20 febbraio 2026

Basteranno 40 Giorni? - Quaresima/A 2026

 

Vicina è la Parola

Quaresima 2026/a


             Basteranno 40 Giorniper ritrovare la strada che in alcuni momenti sembra perduta, una sorgente d’acqua per dissetarci e riprendere il cammino?

Per riavere chiarezza nei nostri pensieri e nelle nostre azioni e vincere l’oscuramento del nostro sguardo sulla nostra esistenza, sugli altri e sulla storia che stiamo attraversando?

Non sono bastati “40 anni” al popolo di Israele, peregrinante nel deserto, per imparare a vivere nella libertà dopo essere stato liberato in una notte dall’Egitto!

Eppure in “40 giorni”, dopo il diluvio, Dio ha creato di nuovo tutto; Elia è arrivato al “monte di Dio, l’Oreb” dopo una drammatica fuga, come Davide, da chi ne voleva la morte; Gesù ha lottato per essere fedele al suo rapporto filiale con il Padre: Egli ha vinto anche per tutti coloro che lottano per la libertà o nemmeno ne hanno le forze.

A noi non basteranno, ma sono sufficienti per alzarci e muovere i nostri passi verso nuovi orizzonti di vita, sostenuti da una Parola già vissuta da altri, la cui storia può ridare nuovo significato anche alla nostra come Noè, Abramo, Mosè e il popolo, Giona, Davide, Elia… Gesù stesso.

Ascoltare insieme la Parola

                È proprio la Parola a tessere nelle nostre trame un senso e a tratteggiare di luce i nostri giorni, a darci la possibilità di un cambiamento, di una nuova rotta come novità incessante che distrugge sicurezze autonome e false. Un dono da accogliere, un’indicazione per una strada da percorrere insieme verso un incontro con Chi già ha deciso di venire verso di noi!

Saremo compagni di viaggio con tutti coloro che cercano di “rifarsi una vita”, di ritrovare la loro dignità… È anche per questo che ogni anno iniziamo “un tempo” che è già un’esperienza di vita nuova, immersione nella morte e risurrezione di Cristo, e quindi di perdono e di riconciliazione.

Immergendoci nel Vangelo, in particolare quello di Matteo e di Giovanni - proclamati nelle nostre assemblee domenicali - ritroveremo il senso e il valore della nostra esistenza cristiana e della nostra esperienza di Chiesa.

Il nostro percorso sarà così segnato da incontri che ci mostrano la reale possibilità, anche per noi oggi, di rintracciare la strada percorsa fin dall’inizio dalla Presenza che in Gesù di Nazaret è diventata vita piena ed eterna.

Lo seguiremo nel deserto, sospinti dallo Spirito, lottando per la nostra fedeltà di figlie e di figli, che sarà confermata e trasfigurata sul monte dal Padre stesso [I e II domenica].

Il suo Figlio, Inviato a noi, ci darà appuntamento sul bordo di un pozzo per appagare la nostra sete d’amore [III domenica]; nel tempio per illuminare la nostra cecità [IV domenica] e fin davanti a una tomba e alla sua croce per sperimentare che Lui è la Vita e la Risurrezione, un amore più forte della morte [V domenica – Santa Settimana].

            Il percorso evangelico della Quaresima/A

È l’itinerario più “tradizionale”: contiene i testi dell’ultimo periodo nell’antico catecumenato ed è composto da 5 domeniche. Le prime due, comuni tutti gli anni, costituiscono i cardini su cui si aprono i due battenti del “portale di quaresima” con i brani del vangelo di Matteo:

I domenica: Gesù nel deserto sottoposto alla prova come Figlio fedele al Padre, lotta con noi.    

                                                                                                               e vince per noi (Matteo 4,1-11)    

            La nostra esistenza di battezzati è minacciata spesso da prove che se affrontate con responsabilità, ci aiutano a fidarci solo di Dio-Padre come figli amati da Lui. È una fiducia sorretta dalla vittoria di Gesù sulle tentazioni “dia/boliche” che hanno cercato di separarlo come Figlio dal Padre, dubitando della sua identità filiale e inducendolo a vivere in un’autonomia mondana.

II domenica: Gesù trasfigurato sul monte  e confermato dal Padre come “Figlio “amato

                                                                                                                                (Matteo 17,1-9)

            Il Padre ora attesta e manifesta il suo amore per il Figlio unigenito nella sua trasfigurazione sul monte e anche noi, come i suoi discepoli, pur provati siamo progressivamente trasfigurati dal suo amore e la nostra esistenza ne è trasformata. È questo il vero cambiamento operato nel Battesimo, dalla Pasqua vissuta nella carità e nell’eucaristia! L’essere umano ritorna così, in Cristo, alla sua identità originaria: immagine e somiglianza di Dio.

Le tre domeniche successive sono “catechesi battesimali - pasquali” attraverso affascinanti e straordinari racconti evangelici di Giovanni:

III domenica: Gesù, Dono del Padre, è l’Acqua viva che disseta il nostro bisogno d’amore.

La samaritana(Giovanni 4,5-42)

IV domenica: Gesù è Luce che guarisce la nostra cecità

per vedere con chiarezza nella nostra esistenza.

Il nato cieco(Giovanni 9,1-41)

V domenica: Gesù è la Vita che ci fa risorgere e non fa prevalere ogni forma di morte.

Lazzaro risuscitato” (Giovanni 11,1-45)

 

            Le letture dell’Antico Testamento [I lettura]: costituiscono un itinerario in cinque tappe che percorre la storia di Salvezza tra Dio e il suo popolo, l’intera umanità: da Adamo (Genesi 2 e 3), Abramo (Genesi 12), Mosè (Esodo 17), Davide (1Samuele 16) fino allo Spirito vivificatore (Ezechiele 37). Questo percorso si realizza e si attualizza in Gesù il nuovo Adamo, il Giusto, nel quale si compie la “nuova alleanza”, l’Unto che guida il popolo dei redenti e lo vivifica con il suo Spirito effuso dalla croce.

            Le Lettere Apostoliche [II lettura]: ci attestano l’esperienza delle prime comunità cristiane e la loro azione “sacramentale” in base a quanto hanno assimilato dell’annuncio evangelico e ora comunicano anche a noi che ascoltiamo la loro testimonianza: Dio ci ama gratuitamente (Romani 5,12…), ci chiama e ci illumina (2Timoteo 1) con l’effusione in noi del suo Spirito (Romani 5 e 8) che ci fa risorgere a vita nuova (Efesini 5).

 

Preghiamo con la Liturgia

O Padre,

ascolta la nostra preghiera

all’inizio del cammino annuale dei “40 Giorni”.

Accompagnaci con la luce e la forza del tuo Spirito

perché possiamo seguire più da vicino

il tuo figlio Gesù, lottando e vincendo con Lui

le resistenze del nostro egoismo.

Scopriremo così, passo passo,

che anche noi siamo tuoi figli e figlie amati:

dissetati, illuminati, rinati

insieme con Lui,

Gesù Cristo, nostro Signore.

Amen.

 

sabato 14 febbraio 2026

LIBERI da…di… per… con… - Domenica 15 febbraio 2026

 

Vicina è la Parola










15 febbraio 2026

Domenica VI anno/a

Siracide 15,16-21 / Salmo 118

1Corinti 2,6-10

Matteo 5,17-37*

LIBERI da…di… per… con…

            La nostra esistenza è segnata da scelte che in gran parte ne determinano la direzione. In molte di queste siamo stati consapevoli, in molte altre solo parzialmente o addirittura completamente ignari. Non sapremo mai veramente come e dove saremmo se avessimo scelto diversamente, ma ora siamo qui e ogni giorno abbiamo la possibilità di fare nuove scelte, liberandoci anzitutto “dai” ripensamenti nostalgici e “dai” rimorsi, e cogliendo nuove opportunità “di” proseguire il nostro percorso ponendo come obiettivo il “per” chi valga la pena spendere le nostre energie e investire le nostre personali risorse.
            Non siamo soli in questa impresa, sappiamo di poter contare sulla presenza di Qualcuno che si pone in dialogo con noi attraverso l’incontro con altri e altre che possono diventare compagni in questa avventura che è l’esistenza umana.

Contestualizzazione evangelica di Matteo 5,17-37*
            Cosa c’è “di più” nel Vangelo di Gesù rispetto a quello che ci ha trasmesso la Legge di Mosè, una giustizia sempre più grande? Questo è stato per un po’ di tempo l’interrogativo che ha animato le prime comunità cristiane provenienti dal giudaismo (cf Galati 4,31). Hanno cercato una risposta nelle memorie dell’insegnamento proposto dal Nazareno e la narrazione di Matteo ha elaborato una proposta più articolata ed esaustiva.
            Forse a noi sembra che questa problematica non ci riguardi più direttamente, ci pare di avere altri problemi da affrontare oggi come credenti nel mondo.
Eppure l’appello evangelico è lo stesso: la libertà dell’amore (cf Galati 5,1-18; 1Corinzi 8,1.9; 9,1 ss.). Era già questo ad essere contenuto nella Torah: un dono di Dio offerto gratuitamente al suo popolo, un’alleanza per imparare a “vivere nella libertà” sostenuta solo dalla sua tenerezza e misericordia, fedeltà e compassione (cf Esodo 34,6) che Gesù stesso ha compiuto e che noi possiamo soltanto accogliere e fare nostra come avvenimento di salvezza che viene da Dio.
            Forse una pretesa troppo ingenua, troppo facile da eludere e deludere?
            La storia della salvezza contenuta nella Scrittura ce lo attesta.
            Una proposta troppo fiduciosa nelle reali possibilità umane, abili a trovare scorciatoie e contraffazioni che finiscono per snaturarne il senso?
            Gesù ha ben chiaro tutto questo e il racconto evangelico di Matteo nei capitoli dal 5 al 7 smaschera ogni inganno in quel “Ma io vi dico” così perentorio e nello stesso tempo innovativo: la tangenza con la giustizia di Dio è così all’infinito, nella fede in Lui giustizia che viene da Dio (cf Filippesi 3,9). “Ma io faccio così…” potrebbe essere il senso di quell’ammonizione.
             Non un “rammendo su uno strappo”, ma “vino nuovo in otri nuovi” (cf 9,16-17), cominciando proprio a far nuove le persone con la sua parola e la sua cura (cf 4,23-25) vera novità messianica (cf Isaia 43,18, Apocalisse 21,5).
            Un “compimento” che non è la ciliegina sulla torta, ma la reale possibilità di non fallire ancora verso le promesse contenute nella Legge stessa. L’amore, che il Nazareno porta a compimento nella sua morte (Luca 23,47) e che dona come unico “suo e nuovo comandamento” (cf Giovanni 15,12; 13,34), è l’unico tracciato di sviluppo autentico della libertà umana.
            Da essa la parola evangelica, articolata in tutto “il discorso della montagna”, intende far emergere il meglio dell’umano che c’è in ciascuno di noi “davanti al Padre” che è tale perché di tutti senza distinzioni [celeste], in un rapporto di filiale fraternità: “il tuo fratello”, ripetuto come un ritornello qui e lungo tutto il racconto evangelico di Matteo (cf 5,23.45).
       Le sei ipertesi che l’insegnamento di Gesù -in Matteo- pone, affermano con forza la “novità” di Chi, da ebreo radicale, ha l’autorità di porsi in alternativa a ogni precettistica fine a se stessa, di superarla e di ritornare alla radice di ogni comportamento etico: “per Chi, perché e come” dove lealtà e sincerità declinano la gratuità e la creatività dell’amore!

Ambientazione liturgica
        L’ingresso nella celebrazione liturgica di questa domenica è accompagnato da un’antifona che si rivolge al Signore “difesa, rocca e fortezza che mi salva… mio rifugio; guidami per amoreche implica nella piena libertà [Salmo 30,3-4] e ci ricorda anzitutto che il Risorto è in mezzo ed             Egli compie anzitutto in sé quello che nella Parola chiede a noi.
     Il richiamo “Se tu vuoi puoi…” fa leva proprio sulla piena libertà umana e sulla sua responsabilità nelle scelte - spesso in alternativa tra loro - ma sempre in relazione alla volontà del Signore [Siracide 15 – I lettura] che non si pone come spettatore imparziale, ma in costante dialogo con noi; così su di Lui si fonda la nostra “beatitudine”, non sulla nostra riuscita!
      Egli ci dona una nuova e profonda capacità di vedere e di discernere che ci consente di “custodire con tutto il cuore la Parola… di metterla in pratica” [Salmo 118] nel realizzare la nostra esistenza.
      Opposto è l’atteggiamento dei “dominatori di questo mondo” che sotto la pretesa di renderci autonomi e indipendenti, addirittura più sicuri, contrabbandano ben altre leggi, mentre lo Spirito di Dio scruta tutto e ci permette di vedere quanto Dio ci ami. Lo abbiamo visto compiuto nella morte e risurrezione, nella cui esperienza riceviamo anche la vera sapienza [1Corinzi 2 – II lettura].
        È stato infatti lo sguardo illuminato di Gesù nel “togliere il velo” su quello che, anche se non del tutto capito, può però essere anche da noi vissuto. [Acclamazione all’Evangelo Mt 11,25].
        Nel momento in cui presentiamo le nostre offerte all’altare ricordiamoci bene delle parole del Rabbi Nazareno: sono rivolte a noi oggi che purtroppo abbiamo abolito anche il timido segno del dono di Pace, con l’alibi del contatto contagioso.

Preghiamo con la Liturgia
O nostro Padre,
che nel tuo Figlio riveli la pienezza della Legge
fondata sul tuo amore,
fa’ che il popolo cristiano qui radunato
per offrirti l’offerta di sé stesso a noi,
sia coerente con le esigenze del Vangelo,
diventando così strumento fraterno di riconciliazione
e di pace in questo mondo.
Amen.

Un’umanità TRASFIGURATA 1° MARZO 2026 II domenica di Quaresima/A

  Vicina è la Parola 1° MARZO 2026 II domenica di Quaresima/A Genesi 12,1-4 / Salmo 32 2Timoteo 1,8-10 Matteo 17,1-9 Un’umanità TRASFIGURA...