Vicina è la PAROLA
12 aprile 2026
Domenica di Pasqua
Atti 2,42-47 / Salmo 117 / 1Pietro 1,3-9
Giovanni 20,19-31
Guardare dentro per vedere oltre…è come toccare
Volgere frettolosamente lo sguardo da un’altra parte per non rivivere un disagio o una sofferenza già provata è un meccanismo di difesa istintivo, ed è anche quello che siamo tentati di fare ogni volta che siamo raggiunti dalle immagini di un pianeta devastato, delle rovine sotto i bombardamenti e dei corpi dilaniati.
“Fermare l’immagine…” è cercare dove si nasconda ancora la Vita, da dove possa venire un tenue raggio di luce che ce la faccia scorgere con stupore e meraviglia, così da poter dire anche noi: “Non è qui… è risorto!”.
Ed è proprio “da qui” che dobbiamo passare, senza scorciatoie o “uscite di sicurezza”, calpestando macerie o raccogliendo cadaveri spiaggiati in questa deriva dell’umanità. Seppure inermi, incapaci a vincere un’irresistibile voglia di evasione, occorre che tendiamo le nostre mani tremanti... protesi verso ciò che più ci fa male, dove anche il cuore sanguina.
“Ficca il tuo dito e guarda; allunga la tua mano e mettila…” dice a Didymos - il nostro “gemello” - la voce ancora familiare del Maestro che riecheggia fino a noi (Giovanni 19,27a).
Non tutto è spento, inerme… lentamente, quasi impercettibile ritorna il battito vitale in chi “comincia a credere e continua…” (cf v. 27b) e da qui continuando a fidarci incominciamo a vedere… e sempre meglio!
Così, solo persone create nuove dal suo Soffio vitale, possono riconoscere nel crocifisso il risorto, accogliendo il dono della sua Pace come impegno e responsabilità verso tutti per cominciare un “mondo nuovo” da un “modo nuovo”, riconciliato, e vivere nel perdono ricevuto e donato.
“L’amore è quel che rende l’uomo un essere vivente” (A. Maggi).
Uomini e donne interiormente rigenerati potranno dar vita a nuove relazioni, in una “nuova giustizia” evangelica, principio di una “civiltà dell’amore” di cui fa parte chi ama e non pretende un’appartenenza etnica o religiosa, non pone la difesa delle proprie frontiere e i condizionamenti dal passato… protesa verso il futuro.
“Il mondo non penserà più a questo crocifisso, ma i discepoli lo vedranno vivo, risorto e glorioso” (A. Nocent).
Contestualizzazione liturgica
L’esperienza di credere avviene sempre all’interno di una comunità ed è nello stesso tempo un processo personale a volte faticoso e incerto, ma sempre accompagnato dalla Parola che interpella e illumina.
Non siamo forse anche noi così, radunati nel “Giorno del Signore”, ogni domenica nelle nostre assemblee liturgiche come quel primo gruppo di Gerusalemme di cui gli Atti ci dà testimonianza?! Un’esperienza che non può rimanere individualistica, che si alimenta dell’amore fraterno ed è contraddistinta da una gioiosa semplicità: Parola ascoltata insieme e Pane spezzato in comunione sono i “segni” della comunità nella quale il Risorto manifesta la sua presenza [Atti – I lettura].
L’azione liturgica è “culmine e fonte” di una rigenerazione continua che avviene nel nostro vissuto quotidiano, che ci anima di fiducia e di speranza nelle prove e nelle difficoltà: raggiungeremo la pienezza di questa trasfigurazione di cui la gioia è già un vitale anticipo. [1 Pietro - II lettura]
Il corpo trafitto e glorioso del Signore che i primi discepoli, pur increduli, vedono e vorrebbero toccare, come Tommaso, narra in modo inconfutabile l’amore che ha sostenuto in tutta la sua esistenza e che ora trasmette come un respiro vivificante, e rende anche noi capaci di amare nello stesso modo: l’agape. [Evangelo]
Il corpo risorto annuncia un amore vissuto fino alla fine ed effuso come inarrestabile flusso che ora anima la vita dei credenti e delle comunità nella loro esperienza di compagnia e fraternità.
L’amore è all’origine della risurrezione e permette di vedere dentro quel corpo e oltre: “nella morte fino alla vita, nella colpa fino al perdono, nella divisione fino all’unità, nella piaga fino allo splendore, nell’uomo fino a Dio, in Dio fino all’uomo, nell’io fino al tu” (K. Hemmerle, Occhi di Pasqua).
Egli chiede alla Chiesa, attraverso il nostro corpo di credenti, di narrare la misericordia con il perdono e di testimoniare una gioia che non elude la sofferenza ma la trasfigura.
Guardare dentro per vedere oltre questa è l’esperienza di Tommaso che siamo chiamati a rivivere anche noi in ogni eucaristia, e questo ce ne fa cogliere tutto il suo insostituibile valore.
Preghiamo con la liturgia
Padre
di misericordia,
che in questo giorno santo
raduni il tuo popolo
per celebrare il memoriale
del Signore morto
e risorto,
effondi il tuo Spirito sulla Chiesa
perché
rechi a tutti
l’annuncio della salvezza e della pace.
Amen.