venerdì 13 marzo 2026

CIECHI si nasce... o si diventa? - Domenica 15 marzo 2026 - IV di Quaresima/A

 

Vicina è la Parola 

 


 

 

 



Domenica 15 marzo 2026

IV Quaresima/a

1Samuele 16,1…13 / Salmo 22 / Efesini 5,8-14

Giovanni 9,1-41

 CIECHI si nasce o si diventa?

            Una luce che si fa vedere e soprattutto ci fa vedere… oltre le nostre cecità e tutto ciò che ostacola o impedisce lo sguardo disincantato sulla realtà, sulle persone.

Vedere ciò che avviene sotto i nostri occhi non è scontato e sta nella differenza tra guardare e vedere attraverso ciò che avviene dentro, soprattutto in noi stessi e negli altri.

            “Tutti siamo nati ciechi” e nonostante i nostri tentativi di raggiungere la Verità saranno gli incontri che faremo ad aprirci gli occhi oppure a fare in modo che rimangano ostinatamente chiusi. Riconoscere questa condizione di fondo che limita ogni nostra visione dell’esistenza, della storia, del mondo e perfino di Dio, permette l’incontro con il Signore il solo che è la Luce, lui solo la dà perché mandato dal Padre”. (A. Nocent) 

Contestualizzazione evangelica di Giovanni 9,1-41

Il capitolo 9 del racconto evangelico di Giovanni si trova all’interno di una sezione di episodi ambientati a Gerusalemme, la Città Santa, dove il “Figlio dell’uomo” si rivela, e vuole farsi conoscere per “Colui che veramente è”, il che trova forti opposizioni (cf 5,15-18 e ss.).

L’ambientazione è quella delle “Grandi Feste”, oltre al Sabato: la Pasqua, le Capanne, la Dedicazione del Tempio e poi nuovamente la Pasqua.

Una grande quantità di luce caratterizzava la solennità delle Capanne, con falò, torce e luminarie che avvolgevano la città di Gerusalemme in un’atmosfera straordinariamente luminosa.

L’affermazione di Gesù in 8,12: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita», da una parte si collega proprio al simbolismo della Festa giudaica, mentre dall’altra prepara al senso più profondo della guarigione dell’uomo nato cieco (cf 9,5ss.), il “sesto segno” del “Libro dei segni messianici” (cc. 2 - 12). Cristo si manifesta al mondo come vita e come luce, ma nonostante venga rifiutato (cf 1,10-11) compie “segni” che lo rivelano: Vita che fa rinascere (cf c. 3), che disseta come acqua viva (c. 4) e sfama come pane vivente (c. 6).

Anche in questo caso si tratta di un incontro personale nel quale avviene un “reciproco riconoscimento” (cf Nicodemo c. 3; la samaritana c. 4; il paralitico c. 5; le sorelle di Lazzaro (c. 11): sono persone con cui Gesù instaura un dialogo su livelli diversi che spesso si intrecciano, creando anche ambiguità e incomprensioni - in questo brano con le autorità religiose e addirittura con i familiari - fino ad arrivare alla piena rivelazione e al riconoscimento della fede da parte del suo interlocutore.

Si nota subito come la descrizione della guarigione occupi uno spazio molto limitato del racconto e non abbia nulla di miracolistico o di stupefacente (vv. 6-7), mentre la narrazione si svolge in diversi dialoghi e interrogatori: con i vicini e conoscenti (vv. 8-12), con i farisei (vv. 13-17), i genitori (vv. 18-23), ancora i giudei (vv. 24-34) e infine con il guarito e i farisei (vv. 35-41).

Il clima è quello della crescente ostilità e opposizione dei capi giudei nei confronti di Gesù, poiché essi sono chiusi al cambiamento che Egli annuncia ed attua. Dalla loro posizione di superiorità, etnica e religiosa, “giudicano tutti e tutto senza guardare alla propria interiorità (e a quella degli altri), nell’illusione di poter dare lezioni di fede, ossia di fedeltà a Dio e di comprensione, nella vita, circa la verità religiosa autentica” (A. Maggi). Lo “scontro con i giudei” si riferisce forse alla situazione dei primitivi gruppi di credenti nella Palestina (P. Grech).

Più il guarito capisce cosa, come, gli sia successo e più riconosce quell’uomo Gesù (v. 11) come un profeta (v. 17) mandato da Dio (v. 33) il Signore (vv. 35-37) e più gli altri si chiudono nella loro incomprensione della realtà e nell’ottusità fino alla totale cecità (v. 41).

Il difficile cammino compiuto dal cieco va in senso contrario a quello dei giudei: lo vediamo accedere passo passo, con la sua rettitudine e con un ragionamento fatto di buon senso, a una comprensione sempre maggiore del dono ricevuto e della persona di Gesù per giungere, con una continua ascesa, fino alla “luce della fede”.

Con i suoi occhi nuovi egli “vede” Colui che “avendolo visto” gli aveva donato la vista, e così diventa “tipo” della persona illuminata dal Cristo: un testimone della fede in Lui.

Questo episodio sviluppa uno dei capisaldi dell’evangelo di Giovanni: vedere per credere e credere per vedere, e ne rappresenta il faticoso cammino che culminerà nell’incontro del Risorto con il discepolo Tommaso (c. 20).

Perciò Gesù, scampato ad un nuovo tentativo di lapidazione all’interno del Tempio (cf 8,59; come poi in 10,39), abbandona ora il luogo sacro e va incontro a chi da esso è stato espulso - il cieco guarito -, rivelandosi così come il “vero pastore” che raduna le pecore disperse (cf Ezechiele 37), liberando quelle racchiuse nel “recinto” dell’istituzione giudaica, cercando le escluse, per formare un unico gregge (cf c. 10). 

Ambientazione liturgica: nel Tempio irrompe la Luce che fa vedere

La liturgia della Parola di questa domenica ci pone ulteriormente in una prospettiva battesimale e pasquale, tipica di questo ciclo quaresimale “A”. Tutte e tre le Letture, infatti, accennano in modi diversi al mistero d’illuminazione come passaggio dalle tenebre alla Luce della Vita che si opera in noi tramite il Battesimo e con il quale veniamo inseriti nel mistero di morte e di risurrezione del Cristo.

Chi segue il Signore è illuminato interiormente e, oltre le apparenze, inizia a vedere sé stesso, gli altri ed anche Dio alla luce dell’amore che da Lui è gratuitamente donato. [1Samuele – I lettura]

Così l’esistenza si trasforma, diventa un cammino che, pur in mezzo alle difficoltà, poggia sulla presenza luminosa del Signore [Salmo 22]. Sulla via del bene anche noi diventiamo capaci di azioni buone nella verità e per la giustizia [Paolo agli Efesini – II lettura]: non in un regime di autosufficienza ma di fiducia nel Signore che è venuto incontro a noi come al cieco guarito [Evangelo].

Si capisce perché questo episodio evangelico costituisca uno dei capisaldi per la preparazione dei catecumeni al Battesimo in cui saranno immersi e “illuminati”, per diventare discepoli del Signore e suoi testimoni.

Negli attuali esorcismi [cf RICA] la comunità prega per loro, come fu per il nato cieco:

l’accesso per questa fede al regno della tua luce, libera … da tutte le illusioni che potrebbero accecarli. Che essi siano fermamente radicati nella verità, diventino figli della luce e lo restino sempre”.

E poi conclude: “Signore Gesù, vera luce che illumini ogni essere umano, libera col tuo Spirito di verità tutti coloro che … possedendo la gioia della tua luce, come il cieco restituito un giorno alla chiarezza, siano sempre testimoni saldi e sicuri della fede”. 

Preghiamo con la Liturgia

O Padre della Luce,

tu vedi le profondità del nostro cuore:

liberaci dal potere delle tenebre

e apri i nostri occhi perché,

illuminati dal tuo Spirito,

vediamo Colui che hai mandato

ad illuminare il mondo

e crediamo solo in Lui, Gesù Cristo, tuo Figlio

nostro Signore e nostro Dio.

Amen.

 

venerdì 6 marzo 2026

Sete d'amore - Domenica 8 marzo / III di Quaresima'A

 Vicina è la Parola







Domenica 8 MARZO 2026

III di Quaresima/A

Esodo 17,3-7 / Salmo 94 /Romani 5,1…8

Giovanni 17,1-9


Contestualizzazione evangelica di Giovanni 4,5-42

L’episodio inaugurale della “Nozze a Cana” è un segno che manifesta l’identità messianica di Gesù e la sua opera che avrà il compimento nella sua Pasqua. Così Egli ottiene la fiducia dei suoi discepoli (cf 2,1-12) confermata anche dal definitivo superamento del ruolo del Tempio e suo significato: ora è Gesù stesso il “luogo” autentico dell’incontro con il Padre nel reciproco riconoscimento con Lui (cf 2,13-25).

Un uomo vuole conoscere Gesù e sé stesso più profondamente: Nicodemo che scoprirà la possibilità di “rinascere” dallo Spirito incontrando Colui che viene mandato per amore del “mondo”, Luce per nulla teorica che fa accedere alla Verità in un rapporto diretto con Dio (cf 3,1-21).

Si esaurisce così “la testimonianza del Battista” (cf 1,6-8.15. 19-36) e ora, infatti, chiunque si “fida” di Gesù riceve in dono la Vita, sia i primi discepoli (cf 1,37-51) che “tutti quelli che accorrono a Lui” (3,22-36).

È quello che avviene a Sichar presso il pozzo di Giacobbe, con una donna e tramite lei con altri samaritani, anche con i discepoli… tutti in qualche modo alla ricerca della verità.

Un dialogo “rivelativo” di riconoscimento reciproco, d’identificazione, di manifestazione:

vv. 3-6: Gesù attraversa la Samaria (via più ostile per salire in Galilea; la più breve era la valle del Giordano). Egli non schiva, anzi cerca il contatto degli eretici Samaritani, tanto disprezzati dai Giudei (cf 8,48; per contro Luca 10,29-37).

Gesù “affaticato” è indicativo della fatica anche dei futuri missionari evangelici.

L’ora di mezzo giorno (ora sesta; cf 19,14) è lo zenit: una pienezza di luce che non ammette ombre. Che a quell’ora, la più calda e la più luminosa, la donna vada al pozzo ad attingere acqua indica che lei non voglia essere vista o incontrare nessuno.

v. 7 La scena è tipicamente biblica: nelle storie dei patriarchi è narrato l’incontro di un uomo stanco, incaricato di una missione straordinaria, con una donna eletta presso una fonte (cf Genesi 24,1ss.; 29,1ss.; Esodo 2,15ss).

Il pozzo “biblico”, luogo di incontri amorosi, di fidanzamenti, di matrimoni è il retroterra significativo dell’episodio giovanneo, ma qui però Gesù siede sulla sorgente e questo significa che Egli è Colui che prende il posto, per sempre, dell’antica sorgente, la Toràh e il Tempio, che offre «acqua viva» (quella che sgorgherà poi dal suo costato aperto cf 19,34).

Dammi da bere è la richiesta insolita per gli usi vigenti allora e addirittura scandalosa per un Rabbi, la donna infatti era disprezzata e considerata di rango inferiore, figurarsi poi una samaritana.

v. 9 È quindi comprensibile la meraviglia della samaritana. Quell’uomo seduto presso il pozzo, addirittura sulla sorgente, solo (cf v. 8), è uno che non rispetta le barriere dettate dalle consuetudini.

v. 10 Il tono del discorso sale progressivamente di livello in modo inaspettato per la donna: Gesù pronuncia parole misteriose, provocatorie, adatte a “rilanciare” il dialogo, che sono di progressiva rivelazione (cf 3,3). Infatti Gesù non parla dell’acqua, elemento naturale, ma dell’acqua “viva” che sgorga dalla sorgente e che non ha bisogno di essere attinta con fatica da una cisterna, ma “vivente” che porta vita.

"Se tu conoscessi il dono di Dio: Colui che ti dice…". Il dono dell’acqua viva è quindi una realtà presente: “Dammi il dono di Dio” - acqua viva - che è Gesù stesso” fatto da Lui; esso si identifica con la rivelazione del suo mistero messianico.

Nell’immediato contesto del colloquio al pozzo, l’acqua di cui parla Gesù è la progressiva rivelazione della propria identità e successivamente quella della stessa donna nella Verità che lei dice di sé stessa.

vv. 11-12 L’ambiguità del linguaggio, tipica di Giovanni (cf 2,19ss; 3,3), è voluta da Gesù stesso per arrivare progressivamente a capirsi e soprattutto poi a conoscersi.

Sei tu più grande…?”. Anche i capi giudei gli rivolgeranno la stessa domanda (cf 8,53).

vv. 13-14 La risposta di Gesù su di sé è in un continuo crescendo, fino al dono dello Spirito (cf 7,37ss.).

v. 15 La samaritana non è ancora al livello proposto da Gesù (cf Simone in 21,17): per “acqua donata viva” lei intende ancora quella materiale che prodigiosamente le risparmierebbe la fatica di andare ogni giorno al pozzo!

vv. 16-19 Gesù sembra cambiare registro e scende su un argomento che può far presa sulla sua interlocutrice, quello della sua vita privata… che rievoca la relazione amorosa tra Dio e Israele come lo aveva declinato il profeta Osea (cf 2,16…22).

La donna capisce che non si tratta tanto di far conoscere suo marito, ma la verità della sua vita e la sua sincerità viene elogiata da Gesù (cf v. 18).

Infatti 5 mariti… più l’attuale uomo in casa sono 6, numero della mancanza/insufficienza (come le sei giare abbandonate per la purificazione dei giudei che Gesù farà riempire d’acqua cf 2,6). Gesù conosce a fondo quella donna e la sua vita amorosa ma non la giudica, glie la ripropone come situazione nella quale si manifesta la necessità del “dono di Dio” che è il settimo marito, lo Sposo messianico, l’uomo della pienezza: il Giudeo (v. 9), il Profeta (v. 19), il Messia (v. 26), il Salvatore (v. 42). Signore Tu sei un profetacostituisce il vertice e la chiave d’interpretazione di questa parte del dialogo.

vv. 20-26 Sembra che la donna voglia deviare su un discorso diverso, non troppo privato, molto discusso tra giudei e samaritani: il luogo del culto autentico. In realtà questa focalizzazione è il perno su cui ruota tutto il senso dell’incontro di Gesù con la samaritana.

Non è forse dal “nuovo Tempio”, quello messianico, che sgorgherà l’acqua viva che dove passa tutto fa rinascere e risana addirittura il mare dove sfocerà?! (cf Ezechiele 47,1-9.12).

Credimi donna”: è un invito alla fiducia nei suoi confronti e a vivere “l’ora” presente come piena opportunità di incontro con il Padre, anticipo di quella pienezza pasquale, inizio di una nuova epoca di una ritrovata comunione tra lui e il mondo.

In Spirito e Verità: solo in Cristo, Via-verità-Vita, è possibile l’autentica relazione divina e il “cuore sincero” è il nuovo luogo della comunione con il Padre, in un dinamismo interiore di progressiva apertura ad essa provocato dallo Spirito “sorgente di una nuova e zampillante esperienza spirituale” (cf 7,37-39).

vv. 27-38 I discepoli, ritornando con il cibo, si meravigliano che Gesù parli con la donna e che non abbia più fame, e gli offrono invece la possibilità di manifestare il suo compire a volontà del Padre. Se anche loro vogliono esserne parte devono rientrare in questa logica come coloro che “mietono” nella gioia della salvezza che Gesù evoca (v. 36. 38, cf 8,56ss).

Lasciò la brocca: la rivelazione dell’identità messianica di Gesù è arrivata all’apice e quindi ora ogni pretesa è insufficiente e inadeguata. Essa è anche simbolo della Toràh (cf 2,6-8).

vv. 39-42 L’adesione di fede da parte dei samaritani in Gesù che “lo pregarono di rimanere” (cf 15,4s; 1,38s. 41) fino al “terzo giorno”, quello della Pasqua.

Con i samaritani ci sono “i catecumeni” e tutti noi che ora, ascoltando le parole di Gesù, giungiamo alla fede in Lui così che possa dissetare il nostro bisogno di amore e farci scoprire in noi stessi un “cuore” capace di stare in comunione con il Padre (cf 7,40).

Ambientazione liturgica:

al pozzo, Gesù è l’acqua viva che disseta la nostra sete d’amore

Dopo le prime due domeniche introduttive all’itinerario quaresimale, nelle tre successive la Liturgia ci propone alcune “catechesi battesimali e pasquali” attraverso i racconti di Giovanni:

III domenica - Gesù, Dono del Padre, è l’Acqua viva che disseta il nostro bisogno d’amore.

La samaritana” - Giovanni 4,5-42

IV domenica - Gesù Luce che guarisce la nostra cecità per vedere i segni dell’azione di Dio.

Il nato cieco” - Giovanni 9,1-41

V domenica - Gesù è la Vita che ci fa risorgere da ogni morte.

Lazzaro risuscitato” - Giovanni 11,1-45

L’incontro di Gesù con la donna di Samarìa al pozzo di Sìchar [Evangelo di Giovanni 4] è la prima grande “catechesi battesimale/pasquale” (dopo il capitolo 3) per l’antico catecumenato cristiano.

Come Dio aveva donato al suo popolo nel deserto, attraverso Mosè, l’acqua dalla roccia per estinguere la sua sete [Esodo 17 – I lettura] così, attraverso Gesù, Egli manifesta il suo amore gratuito per noi e per tutti [Romani 5 – II lettura].

Un Gesù “assetato”, unico capace di saziare la sete d’amore e di felicità, di relazione autentica con Dio “in Spirito e Verità” di ogni persona. Egli è la presenza dell’amore di Dio in mezzo a noi, nel quale ciascuno può finalmente immergersi e trovare la vita.

In questo modo riceviamo, in Lui, il dono della vita di figli e di figlie del Padre.


Preghiamo con la Liturgia

Nostro Padre e sorgente della Vita,
che offri all’umanità l’acqua viva

del tuo gratuito amore,

concedi a noi, tuo popolo,

di annunciare il tuo Figlio Gesù,

salvatore del mondo
e di amarti nello Spirito e Verità.
Amen.


venerdì 27 febbraio 2026

Un’umanità TRASFIGURATA 1° MARZO 2026 II domenica di Quaresima/A

 Vicina è la Parola

1° MARZO 2026

II domenica di Quaresima/A

Genesi 12,1-4 / Salmo 32

2Timoteo 1,8-10

Matteo 17,1-9


Un’umanità TRASFIGURATA

Già i volti di chi incontriamo quotidianamente sono un invito alla ri-conoscenza, ma essa è spesso ostacolata dalla diffidenza e dalla perplessità verso gli sconosciuti; alcuni ci attraggono, altri ci incuriosiscono quasi che volessimo scorgere nei loro tratti qualcosa di familiare o di ostile per cui avvinarci o fuggire, anche solo dallo sguardo.

Volti sfigurati e dilaniati dagli ordigni piovuti dal cielo; auto-generati o ri-generati… da quale GAN? Abbiamo abbastanza specchi per vederci invecchiare, dimagrire… perplessi come se ci vedessimo per la prima volta?

Il Volto che ai nostri occhi oggi viene illuminato è trasfigurato dall’amore; amato, e dunque riconosciuto quale capace di amarci a sua volta e addirittura di guarirci anche solo col suo sguardo.


Contestualizzazione evangelica di Matteo 17,1-9

Il percorso terreno del Messia nazareno inizia in Galilea lungo le coste del mare di Tiberiade, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali (cf 4,12 ss.; 9,35ss.) e poi prosegue dal monte al piano sconfinando in territori stranieri e a volte ostili, raggiungendo il cuore delle persone più semplici, spesso afflitte da varie malattie ed infermità o in situazioni esistenziali di cui Egli addirittura osa proclamare la beatitudine, resi partecipi di un inedito e nuovo legame basato non più sull’adempimento di una legge ma sull’adesione all’amore (cf capp. 5-7; 8,1 ss.).

Questa è l’umanità incontrata, accolta, curata e amata da Gesù che percorre le polverose strade della sua terra (cf 4,23; 9,35-36; 14,13b-14; 15,29-31; 20,34), ma per la quale anche ha esultato perché capace di riconoscere la sua Figliolanza, sconosciuta “ai sapienti e agli intelligenti” (cf 11,25-27) e a volte anche osteggiata o perseguitata (cf 13,53-58; 14,1-2 ss.).

È l’umanità per cui sarà chiamato a dare la sua vita (cf 14,15-21; 16,29-38) ed inviterà i suoi discepoli a seguirlo in questo destino (cf 16,1-28).

Quale la loro reazione? Ce lo dice Pietro, ma possiamo immaginare quello degli altri (cf 16,22-23). Comunque il Maestro non li esclude, anzi li coinvolge ancora più intimamente e addirittura li stravolge in un’esperienza che rimarrà “memorabile” anche per i credenti delle successive generazioni (2Pietro 1,16-18).

La redazione evangelica di Matteo mette in evidenza che l’episodio avviene “il settimo giorno”, un riferimento a Esodo 24 e 32 e ad altri elementi fanno pensare a Mosè e al suo viso luminoso, ma anche all’esperienza della comunità cristiana della pasqua settimanale, in particolare quando Gesù si rivolge a loro, toccandoli: “Alzatevi, non temete” e facendoli “risorgere”, così come quando Lui risorto li incontrerà (cf 28,5.10).

Il riferimento alla passione è insieme accompagnato dalla presenza di Elia, e prima dal riferimento alla morte del Battezzatore (cf 16,10-13). Si tratta dunque di un episodio “pasquale” con un posto strategico all’interno del racconto evangelico e ben collocato come seconda tappa nel cammino quaresimale 

Matteo annota che alla fine “videro Gesù solo” perché gli altri due se ne erano andati, oppure perché continueranno a vedere “solo Gesù” in tutti i volti incontrati: i loro, quelli degli altri compagni… di chiunque.

Vedere solo Lui” in tutti, questo è l’effetto della trasfigurazione nella vita di ogni credente, fino alla fine, fino a quando gli chiederemo: “Quando mai ti abbiamo visto…?” e Lui ci risponderà: “tutto quello che avete fatto ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (cf 25,38.40).


Ambientazione liturgica: sul monte dove la vita si trasfigura

L’annuncio evangelico della trasfigurazione accompagna i primi passi del nostro cammino quaresimale, a incoraggiamento del catecumeno e del battezzato: già si intravvede la gloria della risurrezione che sarà annunciata e celebrata la notte di Pasqua

Questa è anche la prospettiva che ogni evangelista vuole dare al proprio racconto, ponendolo in un momento “critico” del cammino di Gesù verso Gerusalemme, drammaticamente annunciato da Lui stesso ai suoi discepoli (cf Matteo 16,21-23 e ss.).

«Indicò agli apostoli che solo attraverso la passione, possiamo giungere a lui, al trionfo della risurrezione» [Prefazio II domenica di quaresima].

Nella liturgia della Parola risuona oggi per noi l’invito del Padre “Ascoltatelo!”, “seguitelo” poiché questo ascolto ci apre alla sua stessa esperienza di amore di cui ci fa partecipi [Evangelo].

Come Abramo, nel buio della comprensione [Genesi 12 – I lettura], Gesù esce dalla “sua terra” verso di noi, per condurci nel cammino dell’esistenza, capaci di cogliere i segni di una speranza invincibile.

L’apostolo Paolo focalizza questa esperienza nella chiamata a far parte di un popolo da Lui santificato, glorificato, dal suo amore. [Timoteo 1 – II lettura]

Il settimo giorno” è quello in cui noi celebriamo l'eucaristia, momento nel quale la nostra assemblea rende grazie al Padre che ci introduce -attraverso la trasfigurazione del suo Figlio- nelle opache vicende della nostra esistenza umana ed opera in noi una vera e profonda trasformazione: la comunione con il suo corpo glorificato è infatti il pegno che anche il nostro corpo corruttibile sarà trasfigurato, reso conforme al suo corpo risorto (cf Filippesi 3,20-21).


Preghiamo con la Liturgia

O nostro Padre,

che hai accompagnato nella fede i nostri predecessori
e per mezzo del Vangelo hai fatto risplendere la Vita,
aprici all’ascolto del tuo Figlio,
perché, accogliendo in noi il mistero della sua croce,
possiamo essere con lui trasfigurati nella luce

della sua risurrezione.
Amen.


CIECHI si nasce... o si diventa? - Domenica 15 marzo 2026 - IV di Quaresima/A

  Vicina è la Parola           Domenica 15 marzo 2026 IV Quaresima/a 1Samuele 16 ,1…13 / Salmo 22 / Efesini 5,8-14 Giovanni...