18 ottobre 2026
XXIX domenica to/a
Isaia 45,1.4-6 / Salmo 95
1Tessalonicesi 1,1-5
Matteo 22,15-21
https://www.chiesacattolica.it/liturgia-del-giorno/?data-liturgia=20261018
Riconosciuti
Vorremmo tutti essere riconosciuti per chi siamo veramente e non per il ruolo che svolgiamo, anche se stimato. Eppure cadiamo facilmente nel tranello che l’immagine conti più della persona e così ci sottraiamo abilmente alla fatica di entrare in relazione, di esplorare gli altri e di lasciarci da loro interpellare.
Il dovuto può stare nel saluto o nella formalità di una risposta, ineccepibile ma comunque sufficiente per creare una distanza o per non dare troppa confidenza e perdere la propria privacy.
Andare oltre comporta sempre il rischio che poi l’altro si prenda tutto…
Qualcun’Altro in realtà ha già corso questo rischio fino in fondo e lo ha pagato di persona, facendosi “tutto in tutti”, Egli non ha fatto altro che dare e non pretendere: Egli non ci impone nessun tributo, ma ci colma della sua pienezza nella quale sta anche la nostra.
Contestualizzazione evangelica di Matteo 22,15-21
La tensione tra i capi del popolo e il Rabbi di Galilea si concentra ora su alcuni argomenti posti da diverse “categorie” (cf vv. 15-46) e con i farisei la polemica riguarda il tributo a Cesare. Non si tratta soltanto di un contenzioso politico (cf v. 16), ma di una discriminante messianica: l’Inviato di Dio, infatti, avrebbe liberato Israele di ogni tipo di sottomissione anche economica. Gesù sembra eludere la questione mentre va alla radice delle vere intenzioni di chi lo sta provocando: la malvagità e l’ipocrisia (v. 18) e questo suscita meraviglia e un arretramento momentaneo dei suoi provocatori (v. 22).
La legittimità della tassa imperiale è un pretesto per screditare l’operato del Nazareno e tirarlo in trappola con le sue parole (v. 15, cf 27,1): si paghino le tasse e soprattutto non si cerchino scuse per sottrarsi ad un rapporto con il Signore Dio sincero e profondo (cf v. 21; 6,24).
L’obbiettivo della risposta di Gesù è di riportare i credenti ad un nuovo rapporto con il Signore [giustizia cf 5,20] e a una religiosità interiore (cf 6,1.4) ed operativa (cf 7,21).
Inoltre l’effige dell’imperatore Tiberio Cesare può anche essere coniata su una moneta (cf vv. 19-20) ma quella di Dio è impressa sul volto di ogni essere umano (cf 25,37.40; Genesi 1,26a-27): nessun uomo e nessuna donna dovrà più essere dominato dalle leggi del denaro e del profitto, violati nella loro dignità di persone.
Ambientazione liturgica
La Parola ci viene rivolta in quanto Chiesa, portatrice di amore gratuito e di pace verso tutti, e noi - nella celebrazione - siamo chiamati a ringraziare per l’impegno di chiunque nell’amore, anche degli anonimi che incontriamo ogni giorno e che non sono qui con noi ma altrettanto amati: questo ci riempie di speranza! [1Tessalonicesi 1 – II lettura]
È davvero imprevedibile l’azione storica di Dio: invochiamo la sua presenza, il suo intervento nelle situazioni drammatiche della nostra esistenza e sorprendentemente “la svolta” arriva da chi non ce lo saremmo mai aspettati, come è stato per Israele nel secondo esilio a Babilonia: rompendo ogni nazionalismo, un re straniero e pagano tutelerà la sua elezione. [Isaia 45 - I lettura]. Il Signore si rivela Dio di tutti e tutti sono ammessi ad un culto non più esclusivo ma partecipato e condiviso [Salmo 95].
Siamo così anche noi sottratti alla logica del dovere e del dovuto per entrare nella comunione della signoria di Dio in cui ognuno è riconosciuto nella sua vera identità, quella di figlio e non di suddito vessato e “tassato” [Evangelo].
Preghiamo con la Liturgia
Padre, tu agisci sempre
in un misterioso intreccio con la libera volontà umana;
che nessuna autorità abusi del suo potere
ma operi per il bene di tutti
riconoscendo la tua unica Signoria
nel tuo Spirito e nella parola del tuo Figlio
Gesù Cristo, nostro Signore.

