Domenica 1° NOVEMBRE 2026
Tutti Sante e Santi
Apocalisse 7,2-4.9-14 / Salmo 23
1Giovanni 3,1-3
Matteo 5,1-12
https://www.chiesacattolica.it/liturgia-del-giorno/?data-liturgia=20261101
SantInsieme - “Una santità di popolo”
«Siamo sempre in cammino per realizzare la nostra santificazione.
Senza questo obiettivo, del resto, la vita avrebbe poco senso perché Dio, che ci ha creati,
ci ha pure chiamati alla santità. Tutti gli uomini devono perseguire questa meta. È universale!
Per noi è volontà di Dio camminare per una via di santità collettiva.
Noi non possiamo farci santi se non mantenendo vivo il Risorto in noi e fra noi.
Siamo in mezzo al mondo … e si respira aria di consumismo, di edonismo, di materialismo,
di secolarismo dappertutto. Come portare efficacemente e costantemente…
la presenza di Dio nella società odierna? [Con] piccole o meno comunità che hanno per vocazione
di tenere Gesù presente in mezzo a loro…
ma anche di costruire l’unità con i fratelli.
Da soli, in un mondo come il nostro, sarebbe difficile farcela».
(da una meditazione di Chiara Lubich, a Loppiano nel 1987)
Contestualizzazione evangelica di Matteo 5,1-12
La Liturgia di oggi proclama le Beatitudini di Matteo, “l’incipit” dell’annuncio messianico del Nazareno: la “felicità” di appartenere al Regno di Dio che realizza pienamente l’esistenza umana al di là di ogni situazione di svantaggio.
Le Beatitudini, che Matteo pone in un’ambientazione “sinaitica” come apertura del lungo “Discorso del monte” (cf 5,1- 7,29), costituiscono il ribaltamento dell’impostazione teologica tradizionale dove una condizione umana favorevole è considerata un premio di buona condotta da parte del Signore. Per questo motivo “la folla stessa era meravigliata per i suoi insegnamenti che erano così diversi dai maestri della Legge mosaica, poiché insegnava con piena autorità” (7,28-29).
Mosè per primo, autentico ermeneuta della Torah nella versione di Deuteronomio, prometteva ripetutamente al popolo in ascolto la “beatitudine/felicità” a condizione che tutti i precetti in essa contenuti fossero “praticati e ascoltati” (cf Dt 5,1.32; 6,24), quindi al termine di un percorso di docilità alla Toràh a volte anche faticoso.
Gesù invece ha iniziato la sua missione tra la gente emarginata della sua regione, la Galilea, annunciando che Dio è definitivamente presente in mezzo a noi [il regno di Dio] e questa è una notizia nuova, bella e buona per tutti [l’evangelo], poiché finalmente dà a tutti la possibilità di cambiare il modo di vedere la propria esistenza [conversione] e di comportarsi con Dio e con gli altri [la giustizia].
Il cambiamento più importante, e anche il più difficile, è proprio quello di pensare e di vivere la religione non più come un dovere, ma come un’esperienza e una promessa di felicità, di ben/essere e di buon/vivere con Dio e con gli altri, già da adesso e per sempre.
Ed è Gesù stesso che per primo realizza in sé ogni promessa di felicità, attuandola con il suo vivere da Figlio del Padre - mandato per farci lo stesso dono - che vuole condividerla e annunciarla ai suoi primi discepoli, a noi e a tutti.
Questa è la santità evangelica!
Abbiamo molti commenti alle Beatitudini, anche autorevoli, (ultimo quello dell’amico Ernesto Borghi, Discorso della montagna, pp. 11-22; utilissimo quello di Alberto Maggi, Padre poveri 1. Assisi 2016).
Proverei a “tradurre” così le 8 beatitudini di Matteo:
Beati coloro che si affidano solo a Dio
perché Egli è già tutto per loro.
Beati coloro che soffrono intensamente
perché sarà Dio stesso a consolarli.
Beati coloro che non sono prepotenti
perché Dio donerà a loro un mondo migliore.
Beati coloro che desiderano ardentemente
e cercano il bene che vuole Dio per tutti
perché Egli per primo lo realizzerà.
Beati coloro che provano amore e tenerezza per gli altri
perché Dio donerà anche a loro la sua misericordia.
Beati coloro che sono semplici e sinceri
perché a loro Dio si farà conoscere.
Beati coloro che realizzano la pace
perché Dio li considererà suoi figli.
Beati coloro che sono maltrattati
per aver compiuto il bene che Dio vuole
perché Egli è già tutto per loro.
Ambientazione liturgica
+ Il Vaticano II indica la Liturgia eucaristica “culmine e fonte della vita in Cristo” (SC 10) e in Matteo, la beatitudine di poterla vivere è proclamata subito, fin dall’inizio: il Vangelo di Gesù ci fa partire da dove altri arrivano!
- Noi pure oggi “saliamo al monte del Signore” anche se non “abbiamo mani innocenti e cuore puro”; eppure Egli ci ha chiamati “nel suo luogo santo” e ci santifica manifestandoci in Gesù “il suo volto” [Salmo 23].
- Quest’esperienza è rivoluzionaria anche rispetto al conseguimento della “santità” che festeggiamo oggi: sapere di essere realmente figli e figlie amati dal Padre e avere speranza in Lui, anche se il mondo non ci riconosce tali e se spesso nemmeno noi lo abbiamo così chiaro [1Giovanni 3 – II lettura].
- La nostra gioia più grande dovrebbe essere di far parte di quella “moltitudine immensa e che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua… che hanno attraversato la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti, rendendole bianche nel sangue dell’Agnello” [Apocalisse 7 – I lettura].
+ Proclamare e ascoltare in questa domenica il vangelo scelto per la solennità di “Tutti i Santi e Sante” è un passaggio provvidenziale anche perché, dopo faticose e drammatiche controversie con i farisei attestate anche da Luca nei capitoli 17-18 delle scorse domeniche, ritroviamo la motivazione fondamentale delle opposizioni da parte delle autorità religiose e politiche alla predicazione messianica di Gesù: una gratuita promessa di felicità [Evangelo].
Preghiamo con la Liturgia
Padre misericordioso ed eterno,
che
ci doni la gioia di celebrare in un’unica festa
la gloria di
tutti i Santi e Sante,
concedi
al tuo popolo,
per la comune intercessione di tanti nostri
fratelli e sorelle,
l’abbondanza delle tue benedizioni.
Per
il nostro Signore Gesù Cristo.
Amen.



