24
maggio 2026
Pentecoste dello Spirito
Atti 2,1-11 / Salmo 103
1Corinzi 12,3-7.12-13
Giovanni 20,19-23
Senza lo Spirito…
«Senza lo Spirito santo, Dio è lontano, il Cristo resta nel passato, il vangelo una lettera morta, la Chiesa una semplice organizzazione, l’autorità un potere, la missione una propaganda, il culto un arcaismo, e l’agire morale un agire da schiavi. Ma nello Spirito santo il cosmo è nobilitato per la generazione del Regno, il Cristo risorto si fa presente, il vangelo si fa potenza e vita, la Chiesa realizza la comunione trinitaria, l’autorità si trasforma in servizio, la liturgia è memoriale e anticipazione, l’agire umano viene deificato» (Atenagoras I, patriarca di Costantinopoli dal 1948 al 1972).
Contestualizzazione evangelica di Giovanni 20,19-23
Gli apostoli vedono ora quelle “mani” e quel “costato” che si erano rifiutati di guardare allora, quando Gesù veniva crocifisso (cf 19,35-37).
Adesso Lui è lì, piombato in mezzo a loro, ed ha una sola parola per loro: “Pace a voi!”, un saluto che li riempie di gioia, che vince l’iniziale chiusura e paura, e che la seconda volta, diventa addirittura un mandato e una missione (20,19-21).
Ma com’è possibile questa trasformazione in così poco tempo e senza alcuna fatica per loro?
“Ricevete lo Spirito” (v. 22), fonte di una vita nuova riconciliata e pacificata, offerta a tutti: il perdono ricevuto e donato è l’unico potere loro conferito.
Anche a noi il Risorto si manifesta con i “segni” compiuti da Lui, gli stessi “in presenza dei suoi discepoli” (v. 30) e lo fa sempre “otto giorni dopo”, come con Tommaso (cf. vv. 26-29).
Nel quarto vangelo la fede o è suscitata dal “segno” oppure ne è l’effetto (cf 2,11; 5,54; 11,45; 12,37). Questo avviene anche per la vita sacramentale offerta dalla Chiesa. Per essere trasformati e vivere nel Cristo occorre “credere in Lui” (cf 9,35-38; 11,26) che ci tende la mano, ci viene incontro, per farci entrare nella realtà che quei segni offrono (A. Nocent ).
Anche noi ascoltiamo, leggiamo quello che è stato scritto affinché possiamo anche noi “credere” (cf 2,11.23; 3,18; 20,30-31) che vuol dire “venire a Lui per avere da Lui la Vita” (cf 5,40).
Ambientazione liturgica
A cinquanta giorni dalla Pasqua, la Chiesa annuncia l’irruzione dello Spirito in essa e in tutta l’umanità: ha voluto stabilire in questo Giorno l’effusione dello Spirito sugli apostoli e il loro mandato per essere testimoni dell’esistenza storica, morte e risurrezione del Signore.
Le liturgie di questo “cinquantesimo giorno”, da quella vigiliare (che vuole parzialmente ricalcare quella della veglia pasquale priva però di simboli e riti originali) a quella dei vespri conclusivi, pongono l’accento sulla “pienezza” del mistero pasquale e di tutta la storia della salvezza: tutto è “pieno”, il tempo/giorno come lo sono la casa e le persone, lo Spirito infatti “riempie il vuoto” lasciato da Gesù e ciò che è carente, incompleto in noi.
Lo Spirito, che fin dalla creazione anima l’azione di Dio così da far diventare l’adàm un “essere vivente”[Genesi] pervade ora di sé, liberamente ed efficacemente, l’esistenza “carnale” di ogni credente e della storia umana [Ezechiele] È una presenza che fino alla fine continuerà a far lievitare l’intero universo nella sua evoluzione e renderà possibile la novità del regno di Dio [Gioele], un soffio inarrestabile, un vento che ci sospinge verso tutti e sempre verso “terre straniere”, un amore [Romani 5,5] che unisce e fa diventare fratelli/sorelle di tutti rispettando ogni differenza, capace di creare legami finora sconosciuti [Atti 2 – I lettura].
Nasce una nuova consapevolezza: lo Spirito del Risorto dona a ciascuno la capacità di essere e di vivere ciò per cui Egli ha dato la sua vita, non per sé in modo esclusiva ma per il bene di tutti e come parte di una fede vissuta e professata insieme nell’amore fraterno [1Corinti 12– II lettura].
Anche noi, nella celebrazione liturgica, possiamo fare la stessa esperienza degli Apostoli: proprio perché la parola del Signore risorto è rivolta a noi che ci illumini, ci conosca come verità di noi stessi e ci permetta di riconoscerlo, di incontrarlo entrando attraverso il sacramento in un “contatto fisico” con Lui [Giovanni 20 – Evangelo].
“Otto giorni dopo” (v. 26) è la scansione settimanale che ci dà appuntamento con il Risorto, e costituisce il punto di incontro con Lui visto, ascoltato e toccato, che abbiamo cercato lungo tutto il nostro percorso di fede, da lontano nel dubbio o dell’incredulità, da più vicino nella confessione in Lui. Con quale pretesa la Chiesa può utilizzarli per annunciare la Risurrezione del Signore? Solo con la forza dello Spirito del risorto invocato (vedi la seconda invocazione nelle preci eucaristiche).
Preghiamo
Padre santo,
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