venerdì 9 gennaio 2026

IMMERGERSI


Vicina è la Parola
11 gennaio 2026
Battesimo del Signore/A


 Isaia 42, 1…7 / Salmo 28
Atti 10,34-38
Matteo 3,13-17
 
Immersione
Quelli che pensavano di non poter essere amati da Dio,
quelli che non osavano andare al di là della soglia del Tempio,
quelli che non pregavano perché non se ne sentivano degni.
Gesù è venuto per tutti, anche per loro,
e comincia proprio unendosi a loro.
Gesù apre la porta dei Cieli,
e da quella breccia discende lo Spirito
E dall’alto una voce proclama la verità stupenda:
Tu sei il Figlio mio, l’amato”.
Francesco, 28 ottobre 2020

Scendere
Io pensavo che per arrivare a Dio fosse necessario salire,
salire, e invece, leggendo il Vangelo, ho capito
che per arrivare a Dio bisogna scendere,
scendere, scendere.
Perché tutto il mistero di Gesù Cristo non è altro che una discesa:
è disceso per farsi uomo,
è disceso nascendo a Betlemme nella povertà,
è disceso vivendo a Nazareth nell’umiltà,
è disceso soprattutto nel mistero della croce”.
Charles de Foucauld
 
Contestualizzazione evangelica e liturgica di Matteo 3,13-17
Tutti i racconti evangelici, nel loro inizio, si riferiscono alla figura di Giovanni “il battezzatore”, la sua predicazione che attualizza le profezie di Isaia riguardo al Messia, il suo incontro con Gesù Nazareno e, con più o meno enfasi, la sua immersione nel fiume Giordano (Marco 3,13-17; Matteo 1,9-11; Luca 3,1-20).
Il gesto proposto dal profeta predicatore, faceva rivivere al popolo quanto era avvenuto al suo ingresso nella “terra promessa” dall’attuale Giordania dopo 40 anni di vagare nel deserto. Il guado del fiume in piena fu, per le tribù guidate da Giosuè, il rinnovamento dell’alleanza con Dio: “Onorerete il Signore, vostro Dio, e gli ubbidirete per sempre” (Giosuè 3,1- 4,11).
Giovanni era consapevole che per la sua gente, quell’immersione nel Giordano, poteva essere un segno della volontà di ritornare al Signore e di ritrovare la propria dignità di Popolo in un momento di oppressione e di sfiducia, ma che occorreva in realtà un’immersione nello Spirito e questa poteva compierla solo il suo Inviato (cf Matteo 3,11).
Paradossalmente, il Nazareno inizia invece il suo ministero messianico immergendosi, mescolandosi tra la folla dei “peccatori” e facendosi immergere dal Battezzatore proprio in quelle acque. Così, mentre riemergere, vede che anche l’Altissimo “rompe il suo cielo” e scende con il suo Spirito secondo le memorabili profezie di Isaia [42,1 – I lettura; 11,2; 63,11.19]. “È il punto di inserimento ultimo della Presenza di Dio nella nostra umanità: l’identificazione fino al limite estremo, la condizione di peccatori. Condivide da servo, per liberare da ogni schiavitù il suo popolo e il genere umano” (Comunità monastica di Viboldone).
Così Egli esprime il suo essere Figlio obbediente al Padre, nell’amore che si china per servire fino all’immersione nell’oscurità della morte (cf Isaia 9,1) per riemergere, non più da solo ma con tutta l’umanità, alla vita nuova nello Spirito, nell’amore.
Il Giordano è infatti anticipo della Pasqua: “Gesù, passando ovunque in mezzo a noi, apre una via di umanizzazione aperta a orizzonti inauditi, proprio attraverso il servizio da sorelle e fratelli tra altri fratelli e sorelle”, risvegliando in noi la forza feconda dell’Amore, Soffio vitale, Fuoco che consuma e unisce” [Atti 10 – II lettura].
“Egli entra nelle acque dove Naaman il Siro si era bagnato sette volte e la sua carne lebbrosa divenne quella di quando era giovinetto (2Re 5,14). Si immerge fra pietre e sabbie del fiume entro un involucro di natura severa e bella. E immergendovi la sua umanità divina, è lui che consacra e battezza il mondo, le acque, le sponde, la terra… il cosmo.
Il Giordano è questo punto d’innesto della divinizzazione della terra da parte del Figlio di Dio!
Uscendo dall’acqua, egli sta nell’atteggiamento di chi consente una relazione di filialità semplice, delicata, compassionevole e accetta l’irruzione dell’energia divina su di sè; corifeo di quanti, battezzati in lui, sono al suo seguito nel cammino verso il Padre, inizio di una nuova storia dell’umanità rigenerata nell’acqua e dallo Spirito (Giovanni 3,5).
Il Giordano è questo silente testimone di un abbraccio che unisce il mondo di Dio con il mondo umano. È lo scenario di questa penetrante effusione spirituale dall’Alto… Dialogo eterno, comunione intimissima ed effusiva che per un istante si fa udibile nell’indicazione dell’identità di Figlio, nell’accento della predilezione, nella profusione del compiacimento”.
(Cesare Massa, I giorni ardenti. 2002, pp. 98-100)
 
Ambientazione liturgica
Abbiamo appena concluso il “Tempo Natalizio” e siamo entrati con l’Epifania nel “Tempo della Manifestazione del Signore” che celebriamo nei “tria miracula”: l’Epifania ai Magi (6 gennaio) – il Battesimo nel Giordano (11 gennaio) – le Nozze di Cana (II domenica/c).
Gesù Nazareno si manifesta come l’Inviato del Padre prima ai più lontani, rappresentati dai maghi d’oriente, poi al suo popolo Israele ed infine ai suoi discepoli in Cana di Galilea (cf Gv 2,11-12).
Così li scandisce la Liturgia: “I magi vanno a Betlem e la stella li guida: nella sua luce amica cercan la vera luce. / Il Figlio dell’Altissimo s’immerge nel Giordano, l’Agnello senza macchia lava le nostre colpe. / Nuovo prodigio a Cana: versan vino le anfore, si arrossano le acque, mutando la natura” (Inno dei Vespri).
Oggi la Chiesa, lavata dalla colpa nel fiume Giordano, si unisce a Cristo, suo Sposo, accorrono i magi con doni alle nozze regali e l’acqua cambiata in vino rallegra la mensa, alleluia”. (Antifona al Benedictus)
Nei giorni dal 7 all’11 gennaio le preghiere introduttive alla celebrazione eucaristica chiedono che il Signore si manifesti anche noi con la luce della sua presenza nel mondo come si è manifestato ai Magi nella nostra carne umana, ai nostri antenati nella storia…”.
Tutta la sua esistenza storica ha manifestato di Gesù “il Figlio amato e inviato” e diverse narrazioni evangeliche lo denotano, ma questi tre eventi sono per così dire “inaugurali” e quest’anno abbiamo la possibilità di viverli nelle due domeniche dopo l’Epifania.
È significativo che si parta dai più lontani per arrivare i più vicini, dai pagani erranti e in ricerca ai discepoli attratti dal Maestro… si tratta di una manifestazione inclusiva e unificante che può indicare anche a noi come vivere in una comunità cristiana che cerca di seguirlo.
 
 
Preghiamo con la Liturgia
O Dio, nostro Creatore e Padre,
che nel fiume Giordano
proclamasti Cristo
il tuo amato Figlio
mentre discendeva su di lui il tuo Spirito,
fa’ che anche noi, tuoi figli di adozione,
rinati dall’acqua e dallo Spirito,
possiamo vivere sempre nel tuo amore.
Amen.

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