Vicina è la PAROLA
2 Agosto 2026
XVIII Domenica anno/a
Condividere per moltiplicare
La matematica non è mai stata il mio forte… ma ricordo che fin dalle elementari + e – andavano insieme e si imparavano prima; poi veniva il x e il ÷ ...e lì era un po’ più difficile.
Ma crescendo ho anche capito che la difficoltà non era tanto “numerica” ma piuttosto “umana”, radicata nel bisogno di possesso legato alla sopravvivenza personale: “ciò che è mio è mio… e ciò che è tuo è mio”.
Siamo sempre un po’ diffidenti e paurosi di essere “espropriati” e che non rimanga nulla per noi. A questo si aggiunge anche il pregiudizio che quanto condividiamo vada sprecato o per lo meno che qualcuno se ne approfitti. Da bambini con mio fratello vigeva una regola: chi divide prende per ultimo!
Le risorse del nostro pianeta non sono infinite, ma ancora sufficienti per tutti… se imparassimo dai bambini o se non ci dimenticassimo troppo facilmente che l’amore ci porta a condividere e moltiplica… il necessario, il tempo, lo spazio, i beni.
Contestualizzazione evangelica di Matteo 14,13-21
Ancora una volta il contesto di questo brano evangelico è problematico: il martirio di Giovanni il battezzatore (vv. 1-13a); la situazione di indigenza della folla numerosa che segue Gesù (vv. 13b-14; cf 4,23; 9,35-36, 15,32; 20,34).
Gesù si sente minacciato e “batte in ritirata”?
Il “luogo deserto” dove ritirarsi “tutto solo” indicherebbe piuttosto il bisogno di raccogliersi, di riflettere sul suo destino futuro e di fare le scelte giuste; un atteggiamento che gli permette, come altre volte fa notare Matteo, di “guardare da dentro” le situazioni facendosi coinvolgere profondamente e di prendersi cura, dimostrando un amore sempre più concreto che trova soluzioni alternative a quelle dei discepoli, soprattutto “personali” e compromettenti (vv. 13-16).
Egli anzitutto espone sé stesso, la sua vita donata dal Padre per le esigenze degli altri, senza potere o possesso, solo per compassione, questo è il vero miracolo che solo un Dio che ama può fare in Gesù e per tutti.
Anche il “gesto” della condivisione dei “cinque pani e due pesci”, dal tono “eucaristico” (cf 26,26-27), non è solo per saziare la fame ma per riallacciare tra le persone relazioni perdute indispensabili ad una vita dignitosa e piena (v. 19; cf Salmo 23,2).
Questa è stata fin dall’inizio l’esperienza delle prime comunità cristiane che le ha portate a dare molta importanza a questi episodi della vita del Nazareno (sei nei racconti evangelici!): in ogni loro situazione, anche quella più complicata e disperata che li ha messi davanti alle loro povertà, c’è sempre Lui che “spezza” il pane per loro e sazia con il suo amore il bisogno di un nuovo rapporto con Dio (cf 5,6). È gente di ogni provenienza che si ritrova in un nuovo popolo di cui fa parte tutta l’umanità, insieme a Israele ora vede nel Messia nazareno il nuovo Mosè che “nel deserto” sfama la sua gente e con loro attraversa le acque tempestose della storia (cf vv. 22-33).
I primi cristiani, nella memoria dei gesti e delle parole del Signore, hanno ispirato le loro scelte e i loro comportamenti ad “avevo fame e mi avete dato da mangiare, sete…” (cf Mt 25,35 ss.), dando a tutti testimonianza che è possibile vivere in un mondo dove “a nessuno manchi il necessario” (Atti 4,34; 2Corinzi 7 e 9) e che “c’è più gioia del dare che nel ricevere” (At 20,35).
Ambientazione liturgica
Ormai la celebrazione eucaristica è l’unico momento in cui ci vediamo come comunità cristiana, anche molto eterogenea… con le più svariate esperienze di vita, situazioni e necessità.
Lo sguardo del Signore Gesù è su tutti noi e ci vede dentro, in profondità e prova per noi un amore unico, capace di saziare quella “fame e sete” che noi nemmeno avvertiamo, ma che Lui conosce bene e che solo il suo amore può soddisfare [Romani 8 – II lettura].
Per noi, che siamo abituati a prezzare tutto e a comprare dando valore alle cose per il loro costo, possono sembrare improbabili le parole profetiche di Isaia 55 [I lettura], ma accoglierle con fiducia e senza preclusioni ci permetterà di arricchirci con la povertà che il Padre ha manifestato nell’umanità del suo Figlio, che fa sua la nostra “vincendo ogni paura di perdersi, su ogni egoismo e sulla fame che l’egoismo genera” [Salmo 144].
È la comunione che fa nascere un nuovo legame, inseparabile nonostante le nostre distanze.
Preghiamo con la Liturgia
O Padre,
che apri la tua mano
e sazi ogni vivente,
fa’ che nulla mai ci separi dal tuo amore,
pane che nutre le profondità dell’esistenza
e
comunione con ogni essere umano.
Amen.
Nessun commento:
Posta un commento