venerdì 11 settembre 2026

Sembra facile: Domenica 13 settembre 2026 - XXIV TO/A

 Vicina è la PAROLA










13 Settembre 2026

XXIV Domenica TO/A

Siracide 27,33- 28,9 / Salmo 103

Romani 14,7-9

Matteo 18,21-35


Sembra facile…

Rimango sempre impressionato quando durante le interviste televisive, a seguito di un efferato delitto o di tragedie familiari, arriva la fatidica domanda: “Ma voi siete disposti a perdonare?”.

Rifletto e penso se la rivolgessero a me.

Non cerco vendetta, voglio solo giustizia!” Ecco un’altra di quelle esternazioni ricorrenti.

È come se la disponibilità a perdonare ci facesse diventare di colpo persone migliori o mettesse in evidenza quel lato “buono” di noi stessi che spesso rimane nascosto.

Che tipo di risposta ci aspettiamo in queste circostanze o quale daremmo noi?

Adesso non posso, forse… un giorno”.

Non posso perdonare… non ce la faccio”.

Mi sembrano risposte umanamente adeguate perché c’è sempre un’infinita sproporzione tra il danno causato e subito, il dolore provato che non può bastare una semplice parola per cancellare tutto: il perdono è un processo interiore di riconciliazione anzitutto con noi stessi, con quella parte capace dei peggiori pensieri.

Bisogna vivere con sé stessi come con un popolo intero: allora si conoscono tutte le qualità degli uomini, buone e cattive. E se vogliamo perdonare agli altri, dobbiamo prima perdonare a noi stessi i nostri difetti. È forse la cosa più difficile, come constato così spesso negli altri e un tempo anche in me, ora non più: sapersi perdonare per i propri difetti e per i propri errori. Il che significa anzitutto saperli generosamente accettare” (Etty Hillesum).

L’Amore fatto carne si innesca nella nostra umanità con una forza che ci attraversa come una spada e un fuoco, come acqua viva che intenerisce il nostro cuore di pietra.


Contestualizzazione evangelica di Matteo 18,21-35

Siamo ancora nel “discorso comunitario (quarto dei cinque che scandiscono il racconto evangelico di Matteo), il cui centro è il v. 20: “Dove sono due o tre riuniti nel mio Nome, lì Io-sono-in mezzo a loroe che ci aiuta a interpretare anche le nostre dinamiche comunitarie, positive o negative, alla luce dell’esperienza delle origini cristiane radicate nell’evento messianico del “Dio-con-noi” (cf 1,22-23; 28,20).

Dopo aver considerato la condizione del discepolo e del credente in nuovi termini di figliolanza e di conseguente libertà, di piccolezza e quindi fraternità (vv. 1-14), il riferimento stabile dato da Gesù, Maestro e Signore, è il Padre (vv. 15-17).

Come mantenere alto il livello di questa esperienza comunitaria senza cedere a idealismi frustranti o a relazioni mediocri e formali? Considerandoci tutti in un cammino di crescita e non in competizione, dove la meta è già nella pienezza del Risorto a cui partecipiamo “per-dono: in Lui ricominciamo sempre e quindi perdoniamo sempre.

Perché ciò non rimanga un concetto astratto, Matteo lo esprime come suo solito con una domanda che pone Pietro e una parabola illuminante per la sua paradossalità (cf vv. 21-35), mettendo così in evidenza la comprensione e l’atteggiamento di ogni discepolo che, come ciascuno di noi, fatica ancora a entrare nell’assoluta gratuità dell’amore.

La parabola sconvolge la nostra mentalità retributiva e quasi commerciale del perdono, ponendo ogni rapporto sul piano della misericordia, non solo della giustizia: la sorprendete novità evangelica nasce dalla compassione come empatia che ci mette nell’altrui situazione per accoglierla intimamente, così che anche noi “ascoltatori/lettori” siamo coinvolti con stupore nella narrazione.

Tutti siamo “debitori”, tutti “graziati”… solidali nel debito ma soprattutto nel perdono, come il Signore ci insegna pregando (cf 6,12).


Ambientazione liturgica

Ogni celebrazione eucaristica si apre, dopo l’accoglienza ed il saluto, con la richiesta di perdono: lo chiediamo al Padre ed ai nostri fratelli e sorelle, diventando così capaci di donarlo a nostra volta, memori dell’ammonimento evangelico “lascia lì la tua offerta e prima riconciliati” (Mt 5,21-37), indispensabile alla “validità” del sacramento eucaristico!

Ogni giorno, nella preghiera al Padre, rinnoviamo questo patto per il quale il nostro perdonare si appella alla forza del suo amore che perdona [Salmo 102] e lo chiediamo accanto al pane quotidiano, perché è ciò di cui la nostra umanità ha più bisogno per non autodistruggersi [Siracide 27 – I lettura].

Questa invocazione si rinnova prima della comunione eucaristica, in cui accogliamo il dono della pace del Signore come vincolo di unità per la Chiesa stessa e per l’intera famiglia umana, esprimendo così il suo contenuto nella comunione ecclesiale e nell’amore vicendevole [cf Gv 13,34]. Il Signore Gesù, durante la cena pasquale, nell’affrontare la passione dona la sua pace ai discepoli (cf 14,27) e così, dopo la sua risurrezione, dicendo: «Pace a voi!» li invita ad entrare nella nuova logica, insensata umanamente, del perdono (cf 20,21-23).

Non-vivere-più-per-se-stessi, in funzione di sé che Paolo raccomanda ai cristiani di Roma [II lettura] seguendo quando il Signore Gesù ha compiuto sulla croce (cf Luca 23,34) che, vincendo la morte, ha donato vita senza fine a chi rischia, nella povertà della propria storia di seguirne l’esempio.


Preghiamo con la Liturgia

O Padre, tu ami la giustizia

ma ci avvolgi del tuo perdono:

rendici capaci di vincere ogni offesa

e di illuminare il mondo con il tuo amore

a immagine del tuo Figlio Gesù,

nostro Signore.

Amen.

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