VICINA È LA PAROLA
13 NOVEMBRE 2022
DOMENICA XXXIII/C
Malachia 3,19-20a
Salmo 97
2Tessalonicesi 3,7-12
Luca 21,5-11
Sempre una sorpresa!
Dio è una sorpresa, sempre!
Ma non ci sorprende come noi pensiamo o temiamo… come un agguato, alle spalle. Ci sorprende con le sue incursioni nel nostro vissuto, nei nostri incontri, nelle nostre esperienze, quando – dove – come noi non immaginiamo perché sempre attenti a tutto ma non abbastanza a “chi”.
Lungo il racconto evangelico di Luca, che abbiamo ascoltato-letto quest’anno, a segnare il passo è stato “l’oggi” (dall’inizio: 2,11 alla fine: 23,43, passando per altri momenti: 19,9) ma determinanti sono stati gli sguardi, i volti, le parole…
Anche se ben predisposti, sensibili e attenti, saremo sempre sorpresi di come sia stato facile fraintendere tutto e lasciarci ingannare da qualche specchietto per le allodole, soprattutto quando riflette tragedie e sconvolgimenti. Ma è proprio così che Lui vuole sedurci e conquistarci, quasi corteggiarci e a noi non piace stare in balìa di qualcun altro, vogliamo condurre noi il gioco con pronostici e previsioni, sondaggi e proiezioni.
Alla fine ci arrenderemo, ci faremo prendere per mano e ci lasceremo andare ad una danza i cui passi ritmano la gioia di essere amati.
Contestualizzazione evangelica di Luca 21,5-11
Dato che dopo la risposta ai Sadducei nessuno “osava più rivolgergli alcuna domanda” (cf 20,40) è Gesù stesso a porre una questione, l’ultima ai farisei,sul rapporto tra il Messia e il Re Davide alla luce del Salmo 110,1; in realtà lo riguarda in relazione al suo destino di morte e di risurrezione (vv. 41-44). Il racconto evangelico non riporta nessuna risposta da parte loro ma il Maestro mette in guardia i suoi discepoli nei confronti delle loro ostentazioni, in particolare nel pregare e denuncia come i farisei approfittino delle vedove invece di difenderle (vv. 45-47).
Sono passaggi narrativi impervi che preparano un confronto emblematico tra i ricchi che ostentano le loro offerte nel Tempio e la vedova povera che “getta tutto quello che ha per vivere” (cf 21,1-4): ecco, nel centro del culto e della presenza di Dio la donna, vedova e povera, chiude la narrazione della vicenda messianica di Gesù ed apre il racconto della sua passione, quasi una “profezia” del suo donarsi totalmente ed è presentata anche come “tipo” del discepolo chiamato a donare tutto se stesso (cf 14,33).
Nel mentre Gesù “profetizza” la distruzione del Santuario ed ai discepoli le persecuzioni a cui andranno incontro; annuncia “la vostra liberazione è vicina!” (cf vv. 5-28). I discorsisugli eventi finali e futuri [éskaton] che riguardano Gerusalemme (cf 13,34-35; 19,41-44) ed il mondo intero, Lui stesso e la sua comunità, si concludono con una parabola “vitale” che invita alla “vigilanza” come atteggiamento per vivere responsabilmente gli eventi storici senza cedere al fatalismo o al “terrorismo apocalittico”.
A chi è concentrato sul “quando” (cf 17,20; 21,7; 24; Atti 1,6) può sfuggire che gli avvenimenti tragici, storici o climatici, non sono segni “escatologici”: occorre un ben più attento e profondo discernimento per individuare i germogli di vita, maturato nell’ascolto della Parola del Signore,
per cogliere il senso della redenzione che si attua nella storia: ecco il senso del vigilare per l’incontro con “il Figlio” (cf vv. 29-36).
Ormai tutto è predisposto per leggere il racconto della passione, morte e risurrezione del Signore che abbiamo già ascoltato nella “Domenica di Passione” (cf cc. 22-24) e l’evangelista ci ricorda l’attività costante e diuturna del Nazareno: l’insegnamento nel Tempio di giorno ed il pernottamento tra gli ulivi. Così “il popolo che andava da Lui di buon mattino per ascoltarlo” è l’immagine della comunità che non deve perdere mai questo orientamento in ogni circostanza della sua esistenza (cf vv. 37-38)
Ambientazione liturgica
+ Spesso nel ritrovarci per la celebrazione eucaristica proveniamo da situazioni difficili e portiamo con noi un senso di sfiducia e di disillusione: siamo ancora una volta qui, come fosse la prima… riuscirà la Parola a ridarci fiducia, lo Spirito del Risorto a rinnovarci interiormente, i segni eucaristici ad alimentare nuovamente la speranza?
- Siamo nella situazione di Israele a cui si rivolge il profeta Malachia: i rimpatriati non sono stati ben accolti da tutti anche se hanno contribuito alla ricostruzione del Tempio; la città, mal fortificata, è spesso soggetta ad incursioni; anche la vita religiosa è decadente e la fedeltà all’Alleanza minacciata. Il profeta fa ricorso a tutti i suoi mezzi. Dalle minacce alle promesse pur di risvegliare nel popolo di Dio la fiducia in Lui che ancora una volta si rivolge anzitutto ai poveri ed agli umili [Malachia 3 – I lettura].
- Non è né facile né scontato farsi coinvolgere dalla gioia incontenibile e travolgente del Salmo a cui invece partecipano gli elementi della natura. Difficile resistere a questo ritmo concitato e crescente, un’acclamazione di gioia irrefrenabile. [Salmo 97]
- Se il futuro ci preoccupa e il passato ci appesantisce “nessun segno ci è dato che non sia verità significativa ed operante nell’oggi: in una situazione personale e universale di crisi violenta che coinvolge l’umanità, al vaglio della Parola, si manifesta l’inconsistenza di ogni tentativo per difendere se stessi o assicurarsi la propria personale incolumità; anche l’impegno quotidiano solidale con la fatica altrui [2Tessalonicesi 3 – II lettura] rende reale e fruttuosa la pazienza dell’amore che salva senza tuttavia tutelare e tenendo vivo il desiderio dell’incontro e la gioia della ricerca”. [Luca 21 - Evangelo] (COMUNITÀ DI VIBOLDONE)
Preghiamo con la Liturgia
Dio nostro Padre,
principio e fine di tutte le cose,
che raduni l'umanità nel tempio vivo del tuo Figlio,
donaci di tenere salda la speranza del tuo regno,
perché perseverando nella fede
possiamo gustare fin da ora la pienezza della vita.
Amen.
Nessun commento:
Posta un commento