venerdì 2 giugno 2023

LE PAROLE… LA PAROLA 4 GIUGNO 2023 DIO: TRINITÀ D’AMORE Il grembo generativo di ogni relazione

LE PAROLE… LA PAROLA 
4 GIUGNO 2023 








DIO: TRINITÀ D’AMORE 


Esodo 34,4…9 / Daniele 3,52-56 
2Corinzi 13,11-13 
Giovanni 3,16-18 
Il grembo generativo di ogni relazione 
NOI con le nostre esperienze, non sempre appaganti, di relazione e comunione, di  interazione. 
Qualcosa o Qualcuno spinge da dentro l’essere umano ad “uscire fuori di sé”, in un primo  momento attratto da un alter, alla ricerca di un nuovo habitat dove lasciarsi andare ed esplorare le  proprie capacità di essere libero, libera con qualcun altro.  
Un intreccio di vissuti che porta a picchi di felicità e cadute di delusione, alimentato da  sempre nuove aspettative, riciclandosi comunque e nonostante i presagi di morte coincidano con la  fine di un amore. 
DIO, in qualsiasi modo lo pensiamo o lo definiamo, come si è fatto conoscere in Gesù di  Nazareth e non solo come lo abbiamo da sempre immaginato. 
Il semplice fatto che un essere umano abbia avanzato la pretesa di essere “figlio  uni/primogenito” è come se dicesse a ciascuno di noi “mio fratello è figlio unico” Egli apre un varco nell’umanità e nell’intimo di ognuno, rivela un orizzonte capace di  contenere ogni processo relazionale, di evidenziarne il senso e il valore, di facilitarne la riuscita, di  ricondurlo perfino ad un “grembo paterno”. 
Che tutto questo non avvenga in modo indolore ce lo dicono sufficientemente le nostre e  altrui peripezie affettive, ma che il “Figlio- Fratello” tutto assuma volontariamente e liberamente nella sua “passione” come massima estensione dell’amore, offre a noi un atto di fiducia totale ed  una disponibilità a provare anche sulla nostra pelle e sul nostro cuore quanto sia umanamente  possibile. 
L’effetto, anche a lunga durata, è l’essere pervasi nuovamente da quell’afflato vitale che in  alcuni momenti di assenza ci pareva di asfissiare, da un’energia che credevamo ormai evaporata, da un fuoco interiore che pensavamo estinto, da una luce pervasiva che di effonde ed illumina il  nostro procedere, ora più sicuro… si tratta dello Spirito! 
Lo stupore è accorgerci che qualcosa di simile è avvenuto inaspettatamente anche in altri e  addirittura tra di noi. 
Quando diciamo “Trinità”, spesso senza saperlo purtroppo, parliamo di tutto questo e anche  di molto più!

giovedì 1 giugno 2023

La Comunità parrocchiale San Tommaso in Ortona un cantiere di ascolto di relazioni / di servizio Le “consegne” di papa Francesco sul cammino sinodale Cantieri sinodali

La Comunità parrocchiale  
San Tommaso in Ortona  
un cantiere di ascolto 
di relazioni / di servizio 
Le “consegne” di papa Francesco sul cammino sinodale 
Cantieri sinodali 
Esperienza di ascolto dello Spirito e di confronto tra le diverse voci delle comunità cristiane:  un coinvolgimento di tanti… per il presente e per il futuro.  
Si tratta di un’esperienza spirituale unica, di conversione e di rinnovamento, che potrà  rendere le vostre comunità ecclesiali più missionarie e più preparate all’evangelizzazione nel mondo  attuale.  
Questo cammino è cominciato 60 anni fa… adesso si fa un Sinodo sulla “sinodalità”. Proseguire con coraggio e determinazione… valorizzando il potenziale presente nelle  parrocchie e nelle varie comunità cristiane. 
Dall’ascolto… avviare un discernimento ecclesiale [“fase sapienziale”: 2023-2024]. 
1. Continuate a camminare.  
La vita cristiana è un cammino. Continuate a camminare, lasciandovi guidare dallo Spirito… nell’umiltà, nel disinteresse e nella beatitudine [Convegno di Firenze 2015]. 
Una Chiesa sinodale: camminare nella storia in compagnia del Risorto, preoccupata non di  salvaguardare sé stessa e i propri interessi, ma di servire il Vangelo in stile di gratuità e di cura,  coltivando la libertà e la creatività: testimonia la lieta notizia dell’amore di Dio, l’essenziale. 
2. Fare Chiesa insieme.  
Tentazione di separare alcuni “attori qualificati” che portano avanti l’azione pastorale, mentre  il resto del popolo fedele rimane «solamente recettivo delle loro azioni» (Evangelii gaudium, 120).  Ci sono i “capi” di una parrocchia, portano avanti le cose e la gente riceve soltanto quello.  
Si allarghi lo spazio, dove tutti possano sentirsi a casa, dove le strutture e i mezzi pastorali  favoriscano la gioia di sentirsi corresponsabili… come essere ministri ordinati: mai senza l’Altro, mai  senza gli altri con cui condividere il cammino.  
3. Essere una Chiesa aperta.  
Riscoprirsi corresponsabili… non mettere in atto logiche mondane di distribuzione dei poteri. Quanti non hanno voce, voci coperte, zittite o ignorate, coloro che si sentono inadeguati,  magari perché hanno percorsi di vita difficili o complessi. A volte sono “scomunicati” a priori.  Ma ricordiamocelo: la Chiesa deve lasciar trasparire il cuore di Dio: un cuore aperto a tutti  e per tutti. Non dimentichiamo per favore la parabola di Gesù della festa di nozze fallita, quando  quel signore, non essendo venuti gli invitati, cosa dice? “Andate agli incroci delle strade e chiamate  tutti” (cf Matteo 22,9). Tutti: malati, non malati, giusti, peccatori, tutti, tutti dentro. Quanto facciamo spazio e quanto ascoltiamo realmente nelle nostre comunità le voci dei  giovani, delle donne, dei poveri, di coloro che sono delusi, di chi nella vita è stato ferito ed è arrabbiato con la Chiesa? Fino a quando la loro presenza resterà una nota sporadica nel complesso  della vita ecclesiale, la Chiesa non sarà sinodale, sarà una Chiesa di pochi! Ricordate questo, chiamate tutti: giusti, peccatori, sani, malati, tutti, tutti, tutti!
Comunità religiose, curie, parrocchie ancora un po’ troppo autoreferenziali: allo  specchio, maquillage, mi pettino bene…; la mia parrocchia, la mia classe, il mio gruppo, la mia  associazione… una sorta di “neoclericalismo di difesa”… il vescovo - il prete clericale è perverso, ma  il laico e la laica clericale lo è ancora di più… un atteggiamento timoroso, lamentela per un mondo  che “non ci capisce più”, dove “i giovani sono perduti”… 
Il Sinodo ci chiama a diventare una Chiesa che cammina con gioia, con umiltà e con  creatività dentro questo nostro tempo: siamo tutti vulnerabili e abbiamo bisogno gli uni degli altri.  E a me piacerebbe che in un percorso sinodale si prendesse sul serio questa parola “vulnerabilità” …della Chiesa.  
Camminare cercando di generare vita, di moltiplicare la gioia, di non spegnere i fuochi che lo  Spirito accende nei cuori.  
Essere una Chiesa “inquieta” nelle inquietudini del nostro tempo. 
Siamo chiamati a raccogliere le inquietudini della storia e a lasciarcene interrogare, immergerle nella Pasqua di Cristo. 
Proseguiamo insieme questo percorso, con grande fiducia nell’opera che lo Spirito Santo va  realizzando. Pensate al processo degli Apostoli la mattina di Pentecoste: disordine totale! È lo Spirito:  Lui è bravo a fare il disordine, per smuovere; ma lo stesso Spirito ha provocato l’armonia. Affidiamoci allo Spirito santo: Lui è l’armonia!

venerdì 26 maggio 2023

Vicina è la PAROLA 28 MAGGIO 2023 PENTECOSTE DELLO SPIRITO Senza lo Spirito…

Vicina è la PAROLA 

28 MAGGIO 2023 
PENTECOSTE DELLO SPIRITO 
Atti 2,1-11 / Salmo 103 
1Corinzi 12,3-7.12-13 
Giovanni 20,19-23 
Senza lo Spirito… 
«Senza lo Spirito Santo, Dio è lontano, il Cristo resta nel passato, il vangelo una lettera morta,  la Chiesa una semplice organizzazione, l’autorità un potere, la missione una propaganda, il culto un  arcaismo, e l’agire morale un agire da schiavi. Ma nello Spirito santo il cosmo è nobilitato per la  generazione del Regno, il Cristo risorto si fa presente, il vangelo si fa potenza e vita, la Chiesa realizza  la comunione trinitaria, l’autorità si trasforma in servizio, la liturgia è memoriale e anticipazione,  l’agire umano viene deificato» (ATENAGORA I, patriarca di Costantinopoli dal 1948 al 1972). 
Contestualizzazione evangelica  
di Giovanni 20,19-23 
Gli apostoli vedono ora quelle “mani” e quel “costato” che si erano rifiutati di guardare  allora, quando Gesù veniva crocifisso (cf 19,35-37).  
Adesso Lui è lì, piombato in mezzo a loro, ed ha una sola parola per loro: “Pace a voi!”, un  saluto che li riempie di gioia, che vince l’iniziale chiusura e paura, e che la seconda volta, diventa  addirittura un mandato, una missione (20,19-21).  
Ma com’è possibile questa trasformazione in così poco tempo e sembra anche senza nessuna  fatica per loro? 
“Ricevete lo Spirito” (v. 22), fonte di una vita nuova riconciliata e pacificata, offerta a tutti: il  perdono ricevuto e donato è l’unico potere loro conferito. 
Anche a noi il Risorto si manifesta con i “segni” compiuti da Lui, gli stessi “in presenza dei  suoi discepoli” (v. 30) e lo fa sempre “otto giorni dopo”, come con Tommaso (cf. vv. 26-29).
Nel quarto vangelo la fede o è suscitata dal “segno” oppure ne è l’effetto (cf 2,11; 5,54; 11,45;  12,37). Questo avviene anche per la vita sacramentale offerta dalla Chiesa. Per essere trasformati e  vivere nel Cristo occorre “credere in Lui” (cf 9,35-38; 11,26) che ci tende la mano, ci viene incontro,  per farci entrare nella realtà che quei segni offrono (A. NOCENT ). 
Anche noi ascoltiamo, leggiamo quello che è stato scritto affinché possiamo anche noi  “credere” (cf 2,11.23; 3,18; 20,30-31) che vuol dire “venire a Lui per avere da Lui la Vita” (cf 5,40). 
Ambientazione liturgica 
A cinquanta giorni dalla Pasqua, la Chiesa annuncia l’irruzione dello Spirito nella esistenza  ed in quella di tutta l’umanità. Ha voluto così stabilire in questo giorno l’effusione dello Spirto sugli  apostoli e il loro mandato per essere testimoni dell’esistenza storica, morte e risurrezione del  Signore. 
Le liturgie di questo “cinquantesimo giorno”, da quella vigiliare che vuole parzialmente  ricalcare quella della veglia pasquale priva però di simboli e riti originali, a quella dei vespri  conclusivi, pongono l’accento sulla di “pienezza” del mistero pasquale e di tutta la storia della  salvezza: il tempo/giorno è “pieno”, come lo sono la casa e le persone. Lo Spirito “riempie il vuoto”  lasciato da Gesù e ciò che è carente, incompleto in noi.  
È il punto di partenza di una nuova consapevolezza: lo Spirito del Risorto dona a ciascuno la  capacità di essere e di vivere ciò per cui Egli ha dato la sua vita, non per sé ma per il bene di tutti e  nessuno può dirsi tale esclusivamente, ma come parte di una fede vissuta e professata insieme nell’amore fraterno [1Corinti 12– II lettura]. 
Lo Spirito, che fin dalla creazione anima l’azione di Dio così da far diventare l’adàm un “essere  vivente”[Genesi]pervade ora di sé, liberamente ed efficacemente, l’esistenza “carnale” di ogni  credente e della storia umana [Ezechiele] È una presenza che fino alla fine continuerà a far lievitare  l’intero universo nella sua evoluzione e renderà possibile la novità del regno di Dio [Gioele], un soffio 
inarrestabile, un vento che ci sospinge verso tutti e sempre “terre straniere”, un amore [Romani 5,5]  che unisce e fa diventare fratelli/sorelle di tutti rispettando ogni differenza, capace di creare legami  finora sconosciuti [Atti 2 – I lettura]. 
Anche noi, nella celebrazione liturgica, possiamo fare la stessa esperienza degli Apostoli:  proprio perché la parola del Signore risorto è rivolta a noi essa ci illumini, ci conosce perché è la  verità di noi stessi e permette a noi di riconoscerlo, di incontrarlo entrando attraverso il sacramento  in un “contatto fisico” con Lui [Giovanni 20 – Evangelo]. 
“Otto giorni dopo” (v. 26) sarà la scansione settimanale che ci appuntamento con il Risorto,  e costituisce il punto di incontro con Lui, visto e toccato, ma che abbiamo cercato lungo tutto il  nostro percorso di fede, dal punto più lontano del dubbio o dell’incredulità a quello più vicino della  confessione in Lui. Con quale pretesa la Chiesa può utilizzarli per annunciare la Risurrezione del  Signore? Solo con la forza dello Spirito del risorto invocato (vedi la seconda epiclesi delle preci  
Preghiamo 
Padre santo, 
che nell’evento di Pentecoste 
santifichi la tua Chiesa 
in ogni popolo e nazione, 
diffondi su tutta la terra  
i doni del tuo Spirito, 
e rinnova anche oggi nell’intimo dei credenti 
i prodigi che nel tuo amore universale 
hai operato agli inizi  
della predicazione del Vangelo. 
Amen.

Domenica 4 ottobre 2026 - La cura: XXVII TO/A

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