sabato 15 agosto 2026

Oltre gli Altri: Domenica 16 Agosto 2026 - XX TO/A

 Vicina è la PAROLA

Domenica 16 Agosto 2026

XX dell’anno/A

Isaia 56,1.6-7 / Salmo 66

Romani 11,13-15.29-32

Matteo 15,21-28


Oltre gli altri

Inclusione è il termine che utilizziamo spesso per fregiarci di un atteggiamento accogliente, che non escluda nessuno, anzi che dia spazio e valore a chi è “diverso” o comunque svantaggiato, emarginato…

Comunità inclusive soprattutto se cristiane, capaci di “integrare” e di non fare sentire nessuno escluso… sarebbe già un buon obiettivo, segno di apertura, in questo “cammino sinodale”.

Quindi se noi ci apriamo e facciamo spazio, gli altri entrano… ma se invece gli altri fossero già dentro?!

Era di qualche decennio fa lo slogan: “Gli ALTRI siamo NOI” e anche il titolo di una canzone di Umberto Tozzi.

Anzitutto tocca a noi entrare in una “logica nuova”, quella dell’Evangelo di Gesù, a cui tutti siamo chiamati lasciandoci accogliere per primi dalla misericordia divinale viscere materne -: infatti non abbiamo conquistato noi uno spazio che ora possediamo e che benevolmente apriamo anche agli altri!

C’è un amore senza confini che ci raggiunge e ci abbraccia tutti, nel quale riconoscerci reciprocamente amati e non c’è una dogana dove noi verifichiamo le credenziali di ingresso e nemmeno siamo noi la “misura standard” da imporre.

Chi a volte ci “grida dietro” ci può aiutare a non crederci occupanti dei “primi posti”, ma forse semplicemente quelli che dobbiamo tenere il posto libero a chi arriva dopo, per un ritardo che non necessita di scuse o spiegazioni.

Contestualizzazione evangelica di Matteo 15,21-28

Il capitolo 15 introduce nel nuovo stile di vita proposto da Gesù che si esprime nella condivisione e nella sovversione delle convenzioni culturali e religiose (vv. 1-20). Infatti, la religiosità giudaica spesso prevedeva un culto formale e proponeva una serie di pratiche già apostrofate dai Profeti come corrotte e lontane dalla volontà del Signore che era paradossalmente compiuta dai cosiddetti stranieri (cf Isaia 29,13 e 56.1 ss.).

Questo lo hanno sperimentato anche le prime comunità cristiane di origine ebraica che guidate dalle memorie evangeliche sono diventate, diremmo noi oggi, una “chiesa in uscita”.

I discepoli avevano seguito il Maestro nei suoi “sconfinamenti” geografici ed esistenziali ed erano incappati in incontri inaspettati dove la messianicità di Gesù era già inspiegabilmente riconosciuta, ma così hanno avuto la possibilità di confrontarsi con esperienze di fede prima a loro sconosciute o addirittura scomode (vv. 21-24).

È stata una svolta per il Maestro e per i discepoli, di lezione per le future comunità: coloro che erano considerati “cani” (stranieri idolatri), non potendo “pregare” - secondo l’opinione giudaica - ma solo “abbaiare”, osano rivolgersi al “Signore” e così “una donna cananea” induce Gesù a verificare la genuinità della sua fede e a operare una guarigione prodigiosa (vv. 25-28).

Ora qualcosa è profondamente mutato anche nell’animo e nell’operare del Nazareno, rivolto a vari generi di malati, ma anche nella folla divenuta “ecumenica”: tutti, prima muti, glorificano lo stesso “Dio di Israele” la cui misericordia non ha confini e che si manifesterà anche in una nuova condivisione prodigiosa dei pani (vv. 29-39).

Ambientazione liturgica

Capita che in alcune piccole assemblee faccia irruzione qualche volto sconosciuto, notato con curiosità e a volte con interesse; nella nostra siamo così abituati che non ci facciamo neppure caso, sconfinando così nella totale distrazione e nell’anonimato. Eppure questa eterogeneità dovrebbe darci un respiro più ampio: come mai siamo qui... cosa ci unisce così diversi?

Anche se siamo nel “nostro territorio”, la Parola proclamata che viene “dall’alto” riconosce ogni traccia di amore presente in ciascuno, abbatte ogni confine e include tutti conducendoci ad essere un’unica “casa di preghiera” [Isaia 56 – I lettura] facendo risplendere su tutti, indistintamente, l’unico “volto misericordioso” del Padre [Salmo 66].

Ciò avviene oltre le nostre attese e i nostri progetti missionari: è opera della risurrezione del Signore che tutti ci strappa dalla “disobbedienza” e ci fa sperimentare la “misericordia” [Romani 11 – II lettura].

Noi che mangiamo un solo Pane, pur essendo molti, siamo un Corpo solo” (1Corinzi 10,16-17). È il ritrovarci all’unica mensa che ci fa superare distanze ed estraneità e diventare “casa di/per tutti” (cf Giovanni 2,13-22).

Preghiamo con la Liturgia

O Padre,

che nel tuo Figlio Gesù
hai abbattuto ogni inimicizia
e di tutti gli esseri umani

hai fatto un popolo solo,
animaci dei suoi stessi sentimenti
affinché diventiamo eco delle sue parole
e seme della sua pace.

Amen.

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