giovedì 20 agosto 2026

Piete vive... non sassi - Domenica 23 agosto 2026/XXI Anno'A

Vicina è la PAROLA









23 agosto 2026

xxi domenica anno/a

Isaia 22,19-23 / Salmo 137

Romani 11,33-36

Matteo 16,13-20


Pietre vive… non sassi

Sei la mia roccia” sentiamo dire in una coppia, tra colleghi ed è vero anche reciprocamente; lo si è soprattutto quando l’altra/o avverte tutta la sua fragilità e non ha paura di smascherarla.

Guarda qua che roccia!” mentre lui ostenta la sua prestanza fisica o esalta quella del figlio davanti agli amici.

Ci identifichiamo con qualcosa di inanimato che però ci dà la sensazione della stabilità, della sicurezza, della forza… ma anche le rocce franano trascinando a valle macigni e detriti.

La forza in realtà non viene dall’apparente inamovibilità, ma dalla resiliente capacità di adattamento alle condizioni ambientali e questo, con i nostri insediamenti antropici e urbanistici, spesso lo abbiamo dimenticato: argini di muraglioni vengo spazzati via come fuscelli da furie delle acque in piena, mentre muretti a secco resistono da secoli, pietre e sassi ben incastonati apparentemente così fragili, frutto di maestria e di tramandata sapienza.

Persone che si presentano con una fragilità fisica disarmante sono invece capaci di trasmetterci vitalità e affidabilità, questo a conferma che il nostro bisogno di sicurezza non incontra sempre una risposta ritenuta adeguata e ci espone al rischio di affidarci al di là delle nostre stesse a qualcuno che però ce ne offra la possibilità. Anche in dinamica le forze funzionano così.

Contestualizzazione evangelica di Matteo 16,13-20

Il capitolo 16 [dopo che il finale del 15 sottolineava l’insegnamento e l’operare del Nazareno mosso della sua compassione verso vari generi di malati (cf 4,23; 9,35-36; 14,13b-14; 15,32; 20,34) e la lode di tutti verso il “Dio di Israele” la cui misericordia non ha confini e che si manifesta nella nuova condivisione dei pani (15,29-39)] si apre con la richiesta di un segno divino da parte dei farisei e dei sadducei (cf 12,38 ss.). Gesù li lascia e se ne va dando loro un’indicazione meteorologica, costringendoli a cercare nella loro storia i segni dell’azione di Dio (Giona vv. 1-4) e successivamente mette in guardia i suoi discepoli dal loro subdolo insegnamento che li può indurre a preoccuparsi ancora dei mezzi di sussistenza a loro disposizione [pani], piuttosto che di una nuova sapienza di vita che li possa orientare nelle loro scelte evangeliche [lievito] (cf 13,33 vv. 5-12).

A Cesarèa di Filippo, cantiere pullulante di nuove costruzioni in stile romano, davanti a quello che era ritenuto l’ingresso negli inferi, Gesù interroga direttamente i suoi discepoli sulla sua identità. La risposta “dogmatica” viene da Simon Pietro (vv. 13-16) che gli offre però l’opportunità di pronunciare una “nuova beatitudine” per il discepolo: non per le sue capacità umane [carne-sangue; figlio di Giona], ma in forza di una relazione “filiale” con il Padre (cf 11,26-27) che lo pone stabilmente “sasso sulla roccia”, fondamento vero e stabile, affidabile della futura “comunità messianica” costituita da “pietre vive” (1Pietro 2,4ss.) e “casa sulla roccia” (cf 7,24-25) nonostante la sua umanità precaria (vv. 17-18).

Per la fede delle prime comunità solo Colui che ha attraversato la morte e da risorto ha liberato dal potere degli inferi, può dare a un essere umano “il potere” di trasmetterne autorevolmente il suo evangelo [legare e sciogliere] senza farne facile “propaganda” (vv. 19-20), vista poi la reazione dello stesso Pietro che, difronte all’annuncio della passione e morte, diventerà un “sasso di inciampo” (cf vv. 21-23).

Ambientazione liturgica

La Parola che ascoltiamo nell’assemblea liturgica è sempre azione critica di ogni potere mondano: “denuncia” l’usurpazione mentre apre all’interno di ogni istituzione umana ambigua - in un momento storico fallimentare - una speranza assoluta di futuro. A questo ci vuole educare l’ascolto: chi ci può realmente salvare oltre le nostre capacità e pretese? [Isaia 22 – I lettura].

Non di certo un’altra umana istituzione “sacra” che per secoli ha dimostrato tutte le sue ambiguità e contraddizioni!

L’assemblea convocata anzitutto per l’ascolto [chiesa] è composta da persone che ne portano i segni e spesso le ferite, ma che “fondano” la loro umanità [carne e sangue] su quella di Gesù Cristo entrato nella nostra storia “consegnandosi” a noi [legare e sciogliere] per diventare “scarto vitale”, fondamento sicuro [pietra] per una vita più forte della morte [inferi]. È un potere generativo, capace di trasmettere, sempre e comunque, vita [Matteo 16 – Evangelo].

Nasce così una nuova signoria, quella dell’amore fedele e misericordioso, giusto per chi sta in basso, a cui essere eternamente grati perché divenuti gratuitamente partecipi e non solo destinatari [Salmo 137 / Romani 11 -II lettura].


Preghiamo con la Liturgia

O Padre,

che nella tua Sapienza

hai posto il fondamento della tua Chiesa,

sulla solida fede dell’apostolo Pietro
donaci di riconoscere in Gesù di Nazaret
il Figlio del Dio vivente
il Figlio del Dio vivente
e di diventare pietre vive
per l’edificazione del tuo regno.
Amen.
per l’edificazione del tuo regno.

Amen.

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