venerdì 16 gennaio 2026

Essere riconosciuti

 

    Vicina è la Parola


18 gennaio 2026

II Domenica dell’Anno/A

Isaia 49,3…6 / Salmo 39

1Corinzi 1,1-3

Giovanni 1,29-34


Essere riconosciuti

Per ogni persona sembra essere fondamentale, nella formazione della propria identità e consapevolezza di sé, il fatto che qualcun altro possa “riconoscerla” nella sua individualità.
Il percorso di conoscenza di sé, con la necessaria autostima, si afferma nel sentirsi percepiti come tali e riconosciuti anche nella propria alterità.
Che qualcuno dica: “Ah… ma sei tu!”, costituisce un piccolo ma fondamentale contributo al nostro diventare adulti.
Scambiati per qualcun altro, non chiamati per nome, non ricordati per chi siamo… rischia di minacciare in misura diversa la nostra stabilità affettiva e di creare un dispiacere sottile ma profondo. Così, a volte, ci sentiamo in dovere di chiarire chi siamo davvero noi, sia per uscire da ogni fraintendimento, sia per affermare la nostra identità… ben lungi da quel supponente: “Lei non sa chi sono io!”.

Contestualizzazione evangelica di Giovanni 1,29-34

La testimonianza del Battezzatore, annunciata già nel prologo (cf Giovanni 1,6-8.15.19.32.34), ora prende parola e anzitutto attesta la sua identità incalzato dalla domanda “Chi sei tu?” (v. 19). È un’affermazione che non nega sé stesso ma mette in evidenza qualcun altro (cf v. 8.20-23); “una voce nel deserto” la cui missione è “preparare la Via” indicando a chi lo segue: Ecco è Lui! che percorre le nostre strade e cammina con noi (v. 29).
Il racconto evangelico di Giovanni, nella sua narrazione originaria, si fonda sulla dinamica della conoscenza nella dialettica «luce/tenebre» e «mondo/suoi» (cf 1,5.10.11).
Il termine «mondo = kòsmos» è citato nel vangelo circa 78 volte e 105 nell’intera opera giovannea ed è usato con quattro significati diversi:
1. geografico di terra: “[Egli] è venuto nel mondo…
2. antropologico di umanità: “Egli era nel mondo…
3. cosmologico di universo: “...e il mondo fu fatto per mezzo di lui…
4. teologico (= la religiosità mondana): “...eppure il mondo non lo riconobbe” (cf vv. 31.33).
Con l’incarnazione del Figlio/Logos, noi umani possiamo passare dalla non-conoscenza alla visione/contemplazione, senza più barriere: vedere, manifestare, contemplare e testimoniare sono tutti verbi inerenti a una conoscenza basata su una relazione che impone un'esperienza, cioè un contatto e una trasfusione di vita (cf vv. 12-14.18) fino all’intimità con Colui che passeggiando ora lungo il litorale incrocia il nostro cammino: chiunque infatti ora può incontrarlo! (cf vv. 29.33.34).
Spesso non conosciamo perché non vogliamo sperimentare e ci limitiamo alla superficie; non vediamo perché guardiamo distrattamente; non contempliamo perché abbacinati da luci appariscenti; non ci apriamo alla visione perché navighiamo a vista, senza farci guidare. Abbiamo paura di Dio perché temiamo noi stessi o non ci fidiamo a sufficienza di noi stessi di cui abbiamo poca stima.
Giovanni ri-conosce Gesù solo dopo avere visto su di Lui lo Spirito di Dio (v. 34), comprende le parole di Isaia (cf Is 11,2; 42,1-7; 61,1) ed è ora in grado di riconoscere e presentare Gesù come «agnello di Dio che toglie/porta via il peccato del mondo» (v. 29), attribuendogli la funzione del Servo di YHWH: «Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori… è stato trafitto per le nostre colpe» (Is 53,4; in aramaico, tàlya significa sia «servo» che «agnello» per cui è lecito supporre anche in Gv questa ambivalenza).
Siamo difronte a un anticipo della Pasqua dove il servo sarà immolato come agnello, e in germe alla fede pasquale: «E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio» (v. 34 cf 1Gv 1,1-4) già presente nella comunità giovannea che deve diventare nostra nel riconoscere e testimoniare che la missione di Gesù Cristo nel mondo è la sua liberazione da ogni incapacità di autentica realizzazione. Attraverso la sua morte donata per amore di tutti Egli libera ogni essere umano da questa impossibilità “mondana” di autentica conoscenza dell’amore di Dio [= peccato] e si pone come principio di una nuova creazione (cf 15,16; Colossesi 1,15).
Ascoltando questo evangelo siamo immersi in un cammino catecumenale che ci introduce nella piena conoscenza della personalità di Gesù. Il vangelo di Giovanni ruota attorno alla domanda cruciale: «Chi è Gesù» (cf 12,34; 1,21.22; 8,25; 21,12). La nostra esistenza ora può rispondervi, l'ascolto comunitario e interiore della Parola ci dà forza e senso per affrontare questo cammino. Anche noi lo interrogheremo, alle sue calcagna come i due discepoli del battezzatore, incuriositi dalla sua dichiarazione: “Ecco l’Agnello di Dio. Allora Egli ci parlerà: Venite e vedrete! La Parola del Padre che ha attraversato i secoli e che “in molti modi ha parlato a noi… il Figlio” (Ebrei 1,1-3) taceva fino a quel momento, ma quando sarà possibile instaurare un dialogo si porrà come domanda e come proposta di vita insieme.

Annotazione liturgica

Siamo nel “Tempo della Manifestazione del Signore” celebrata nei “tria miracula”: l’Epifania ai Magi (6 gennaio) il Battesimo nel Giordano (11 gennaio) le Nozze di Cana (II domenica/c). Gesù Nazareno si manifesta come l’Inviato del Padre prima ai lontani (i maghi d’oriente), poi al suo popolo Israele nel fiume Giordano e indicato da Giovanni come l’Agnello di Dio che prende su di sé il peccato del mondo (cf 1.29, infine ai suoi discepoli in Cana di Galilea (cf Gv 2,11-12).
La sua esistenza storica manifesta Gesù come “il Figlio amato e inviato” (documentata dalle diverse narrazioni evangeliche), ma questi tre eventi “inaugurali” ci rivelano che essa parte dai più lontani per arrivare i più vicini, dai pagani erranti e in ricerca ai discepoli attratti dal Maestro… per una conoscenza inclusiva e unificante che indica anche a noi come vivere in una comunità cristiana che cerca di seguirlo.
Questa II domenica dell’anno, nei cicli A e B, ci propone la “testimonianza di Giovanni il battezzatore ai suoi discepoli (cf 1,19.29-34) e la loro successiva chiamata a seguire il Maestro (cf vv. 35-42). Questa singolare collocazione liturgica nel ciclo A esula dallo schema generale che legge quasi integralmente il vangelo secondo Matteo; inoltre nel triennio si propone la lettura dell’intera prima settimana della vita pubblica di Gesù nel racconto evangelico di Giovanni che, dopo il Prologo, è cadenzata dal ritmo dei giorni: da «il giorno dopo» (per tre volte cf 29.35.43) fino alle nozze di Cana, introdotte dall’indicazione temporale «tre giorni dopo/il terzo giorno» (cf 2,1).
La nostra assemblea liturgica è così connessa non solo a quella di Israele ai piedi del Sinai che si purificava per tre giorni prima di ricevere la Toràh, ma al nascente gruppo dei discepoli nell’accogliere il dono della nuova ed eterna alleanza (vino / sangue) per una nuova umanità.

La Parola liturgica

Fin dall’inizio della celebrazione eucaristica sperimentiamo la vittoria dell’amore su ogni forza ostile alla nostra umanità, che proprio in essa si è immerso e ha iniziato il suo cammino di liberazione non come “sovrano” (Ciro) ma da “servo” che, proprio perché “libero”, prende su di sé e toglie da ogni persona il peso del suo fallimentare destino [Isaia 49 – I lettura].
Siamo chiamati anche noi, “tutti insieme” a questa esperienza, immergendoci nel suo amore gratuito che per primo in noi e in tutti si è immerso [1Corinti 1 – II lettura].
Così ci sarà possibile riconoscerlo e chiamarlo con il suo vero “nome” [Giovanni - Evangelo] e proclamarlo vero liberatore di tutti con il canto della lode e della gratitudine [Salmo 39].

Preghiamo con la Liturgia

O Padre,
che per mezzo di Cristo,
Agnello pasquale e luce delle genti,
chiami tutti gli esseri umani superstiti
a formare il popolo della nuova alleanza,
conferma in noi la grazia del Battesimo,
perché con la forza del tuo Spirito
proclamiamo il lieto annuncio del Vangelo.
Amen.

Nessun commento:

Posta un commento

Essere riconosciuti

       Vicina è la Parola 18 gennaio 2026 II Domenica dell’Anno/A Isaia 49,3…6 / Salmo 39 1Corinzi 1,1-3 Giovanni 1,29-34 Essere riconosc...