24 novembre 2024 - Gesù Cristo è il SIGNORE!
Daniele 7,13-14 / Salmo 92
Apocalisse 1,5-8
Giovanni 18,33-37
Servire è regnare
La risurrezione del Nazareno è stata la scintilla inziale di un nuovo “big bang” ancora in fase di attuazione e che sospinge tutto verso un futuro di pienezza e di compimento: è l’opera di Dio nel tempo e nella storia dell’umanità, così come nel tracciato esistenziale di ogni essere umano.
Questo processo avviene nascostamente, dal di dentro come “fermento” della presenza di Dio [il regno] ed è già “la fine” ed insieme “il fine” atteso come futuro che tutto sia assunto entro la potenza vivificante dell’Unico, del Signore, dell’Uomo nuovo.
È questa irruzione definitiva della signoria di Dio che noi celebriamo solennemente in questa domenica, e di essa alimentiamo la nostra speranza, la nostra fiducia in Lui e il nostro amore.
Una signoria e una regalità che subiscono continuamente interpretazioni storiche, spesso strumentalizzazioni mondane pericolose, e che la parola evangelica riporta radicalmente al vissuto del Nazareno fino a capovolgerne il significato di “potere assoluto”.
Egli infatti è la Parola di Verità su Dio stesso e sul mondo, Egli è Colui che fa la Verità con il suo essere servo, testimoniando la verità dell’Amore [Giovanni 18,33-37 – Evangelo di oggi].
Che regalità e signoria possono esserci nel suo definirsi e comportarsi da servo?! (cf Gv 13,3-5.12-15; Marco 10,41-45 e parr.). “Potremmo dire che non è re come gli altri, ma è re per gli altri. Ripensiamo a questo: Gesù si dimostra, cioè, sovranamente libero (…) è liberante, non ha nulla di
opprimente. Egli tratta ogni discepolo da amico, non da suddito. Perché Cristo non vuole attorno a sé servilismo, ma gente libera. La libertà di Gesù viene dalla verità. È la sua verità che ci fa liberi (cf
Gv 8,32)”. (papa Francesco)
Contestualizzazione evangelica di Giovanni 18,33-37
Siamo nel pieno del racconto giovanneo della cattura e del processo di Gesù davanti alle autorità religiose e politiche; ora è davanti al governatore Ponzio Pilato a cui lo ha inviato il sommo sacerdote dopo il suo interrogatorio (cf vv. 12-24) allo scopo di farlo condannare a morte eseguendo la sentenza. Ma la persona di Gesù lo “sconcerta, in quanto si trova di fronte a un uomo che ha tutto meno l’apparenza di un facinoroso” tuttavia vuole che dichiari la sua presunta regalità sui Giudei (cf vv. 30.33.37). “Tu lo dici” è la risposta di Gesù che così si sottrae ad un rischioso fraintendimento e sottopone l’autorità alla sua responsabilità di riconoscere la reale colpevolezza; così focalizza l’attenzione del suo interlocutore -e quindi nostra- sullo scopo di tutta la sua esistenza terrena “per rendere testimonianza alla verità” che è la condizione alla quale Egli chiama ogni essere umano affinché “venga verso la Luce”, sia parte con Lui e attraverso di Lui della stessa Vita di Dio (cf v. 37; 3,21).
“Essere Verità” così da non possederla o strumentalizzarla, nemmeno per fini dottrinali, ma da viverla ed essere parte del “dinamismo vitale della verità di Dio: Amore che desidera comunicare sé stesso ad ogni essere umano per fondersi con lui” (A. Maggi).
Se a Gesù non si compromette sulla sua regalità, a Pilato non interessa pronunciarsi sulla Verità in quanto comprometterebbe il suo potere, falso e omicida.
Solo la Verità comunica la Vita!
Questo è il vero “potere”: “dare la Vita” e avverrà sulla croce.
“Gesù è venuto per rendere testimonianza alla Verità ed è re per questa Verità… che si compie nella croce… sua esaltazione: Cristo regna sugli umani attirandoli a sé, essendo re per irradiazione della Verità” che è solo Amore per tutti loro! (I. de la Potterie).
Ambientazione liturgica
Quale spazio ci è dato per sperimentare questa signoria e regalità dell’Amore?.
Un’altra illusione per la frustrazione generata dall’imporsi inesorabile dei poteri mondani?
Un’oasi felice dove tutto rimanda ad un altrove senza reale consistenza e attuazione?
La celebrazione liturgica e in particolare l’Eucaristia è in realtà la trasfigurazione di tutto ciò che è opaco e illusorio, ingannevole, dove la Verità risplende nella forza dei deboli segni dell’Amore: Parola e Pane “spezzati” per generare la Vita.
Qui noi possiamo vedere con chiarezza quale umanità è stata generata dal sangue di Colui che, liberandoci da ogni potere e schiavitù, ha fatto di noi un regno di figlie e figli -in Lui- del Padre [Apocalisse 1,5-8 – II lettura].
Proprio nella celebrazione eucaristica, dell’unico pane e dell’unico calice, l’unificazione di ciò che era stato violentemente separato viene riconosciuta e proclamata: tra tutti gli esseri umani e di essi con il Padre [Daniele 7,13-14 – I lettura].
Anche l’ultima frattura -la morte- in Gesù diventa il dono della vita per gli altri che lo fa rimanere “Vivente per sempre”.
Preghiamo con la Parola
O Padre,
hai mandato nel mondo il tuo Figlio,
e con il battesimo ci ha resi partecipi
del suo sacerdozio regale
e hai fatto di noi un popolo regale
fa' che ascoltiamo la sua voce,
per essere nel mondo
fermento del tuo regno di giustizia e di pace.
Amen.
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