giovedì 9 gennaio 2025

Vicina è la Parola 12 gennaio 2025 Battesimo del Signore/C Immersione

Vicina è la Parola
12 gennaio 2025 Battesimo del Signore/C

Isaia 40,1-5.9-11 / Salmo 103
Tito 2,1-14; 3,4-7
Luca 3,15-16.21-22
Immersione
“Quelli che pensavano di non poter essere amati da Dio,
quelli che non osavano andare al di là della soglia del Tempio, 
quelli che non pregavano perché non se ne sentivano degni.
Gesù è venuto per tutti, anche per loro, 
e comincia proprio unendosi a loro.
Gesù apre la porta dei Cieli, 
e da quella breccia discende lo Spirito
E dall’alto una voce proclama la verità stupenda: 
Tu sei il Figlio mio, l’amato”.
(Francesco, 28 ottobre 2020)
“Io pensavo che per arrivare a Dio fosse necessario salire, salire, 
e invece, leggendo il Vangelo, ho capito che per arrivare a Dio bisogna scendere, 
scendere, scendere. 
Perché tutto il mistero di Gesù Cristo non è altro che una discesa: 
è disceso per farsi uomo, è disceso nascendo a Betlemme nella povertà, 
è disceso vivendo a Nazareth nell’umiltà, 
è disceso soprattutto nel mistero della croce” (Charles de Foucauld).

Contestualizzazione evangelica di Luca 3,15-16 … 21-22
I nostri racconti evangelici ci riportano la figura di Giovanni “il battezzatore”, la sua predicazione che attualizza le profezie di Isaia riguardo al Messia, il suo incontro con Gesù Nazareno e l’immersione nel fiume Giordano (almeno i tre cosiddetti “sinottici”).
Il racconto di Luca ha meno enfasi di Marco (3,13-17) e Matteo (1,9-11) e si intreccia con la lunga ed articolata sezione dedicata al Battista (Luca 3,1-20)
Il gesto proposto dal profeta predicatore di immergere nel fiume Giordano fa rivivere al popolo quanto avvenuto al suo ingresso nella “terra promessa” dall’attuale Giordania, dopo 40 anni di vagare nel deserto. Il guado del fiume in piena fu, per le tribù guidate da Giosuè, il rinnovamento dell’alleanza con il Signore: “Onorerete il Signore, vostro Dio, e gli ubbidirete per sempre” (Libro di Giosuè 3,1- 4,11).
Egli era consapevole che per la gente, quello poteva essere un segno della volontà di ritornare decisamente al Signore per vivere in una rinnovata alleanza con Lui, ma che occorreva in realtà un’immersione nel suo Spirito e questa poteva compierla solo il suo Inviato (cf Luca 3,16-18).
Paradossalmente e contro ogni previsione, ora è il Nazareno stesso che si presenta nel suo immergersi, mescolato tra il popolo e nel Giordano, ma in realtà immerso nel rapporto con il Padre che “rompe il suo cielo” e scende con il suo Spirito, si fa sentire con una parola che lo dichiara e lo conferma “figlio amato, fedele al suo amore” (cf vv. 21-22).
Da quel momento Egli esprimerà così il suo essere Figlio obbediente al Padre, nell’amore che si china per servire fino all’immersione nell’oscurità su una terra di morte per riemergere, non più da solo, con tutta l’umanità alla vita nuova nello Spirito, nell’amore che rende liberi [Isaia 40 – I lettura e Salmo 103 / Tito 2 – II lettura].
“Gesù, passando ovunque in mezzo a noi, apre una via di umanizzazione aperta a orizzonti inauditi, proprio attraverso il servizio da sorelle e fratelli tra altri fratelli e sorelle”, risvegliando in noi la forza feconda dell’Amore, Soffio vitale, Fuoco che consuma e unisce” (cf Atti 10,34-38).

Ambientazione liturgica
Abbiamo appena concluso il “Tempo Natalizio” e già siamo entrati con l’Epifania nel “Tempo della Manifestazione del Signore” che celebriamo nei “tria miracula”: l’Epifania ai Magi (6 gennaio) – il Battesimo nel Giordano (12 gennaio) – le Nozze di Cana (19 gennaio). Gesù Nazareno si manifesta come l’Inviato del Padre prima ai più lontani, rappresentati dai maghi d’oriente, poi al suo popolo Israele ed infine ai suoi discepoli in Cana di Galilea (cf Gv 2,11-12).
Così li scandisce la liturgia: “I magi vanno a Betlem e la stella li guida: nella sua luce amica cercan la vera luce. / Il Figlio dell’Altissimo s’immerge nel Giordano, l’Agnello senza macchia lava le nostre colpe. / Nuovo prodigio a Cana: versan vino le anfore, si arrossano le acque, mutando la natura” (Inno dei Vespri). 
“Oggi la Chiesa, lavata dalla colpa nel fiume Giordano, si unisce a Cristo, suo Sposo, accorrono i magi con doni alle nozze regali e l’acqua cambiata in vino rallegra la mensa, alleluia”. (Antifona al Benedictus)
Nei giorni dal 7 al 12 le preghiere introduttive alla celebrazione eucaristica chiedono che il Signore si manifesti anche noi con la luce della sua presenza nel mondo come si è manifestato ai Magi nella nostra carne umana, ai nostri antenati nella storia…”.
Tutta la sua esistenza storica ha manifestato di Gesù “il Figlio amato e inviato” e diverse narrazioni evangeliche lo denotano, ma questi tre eventi sono per così dire “inaugurali” e quest’anno abbiamo la possibilità di viverli nelle due domeniche dopo l’Epifania.
È significativo che si parta dai più lontani per arrivare i più vicini, dai pagani erranti ed in ricerca ai discepoli attratti dal Maestro… si tratta di una manifestazione inclusiva e unificante che può indicare anche a noi come vivere in una comunità cristiana che cerca di seguirlo.

Preghiamo con la Parola
O Padre,
che all’immersione nel fiume Giordano
proclamasti Gesù il Cristo, tuo amato Figlio
mentre discendeva su di Lui il tuo Spirito, 
concedi a noi tuoi figli di adozione,
rinati dall’acqua e dallo Spirito,
di vivere sempre nel tuo amore.


venerdì 20 dicembre 2024

“Le parole… la PAROLA” 22 dicembre 2024: IV Domenica dell’Avvento IL Signore è con noi: accogliamolo con la fede di Maria!

“le parole… la PAROLA”

22 dicembre 2024: 

IV Domenica dell’AvventoAVV4


Michea 5,1-4a / Salmo 79

Ebrei 10, 5-10

Luca 1,39-45


IL Signore è con noi:

accogliamolo con la fede di Maria!



Incontri

Fin da ragazzo mi piaceva viaggiare in treno, soprattutto da solo (a 15 anni Milano-Palermo) e i treni non erano come oggi tipo autobus o aereo. Ti ritrovavi a viaggiare in uno scompartimento che era un po’ come un salottino e anche se avevi il posto prenotato (ai miei tempi un lusso) non sapevi chi sarebbero stati i tuoi compagni di viaggio anche solo per qualche ora.

Entravi in un mondo parallelo: il reale scorreva fuori a diverse velocità e dentro regnava il silenzio finché qualcuno non azzardava una battuta, un’esclamazione… un’imprecazione per una frenata brusca.

Comunque tutto era parte dell’avventura: la destinazione, il motivo del viaggio, il libro che si faticava a leggere. Anche segreti inconfessati… tanto tutto finiva lì, alla stazione d’arrivo.

Ma succedeva, ed è successo, che nascessero amori, amicizie, storie da raccontare agli amici.

Una volta perfino un cenone di capodanno!

Così in quei pochi metri quadrati scorreva la vita e si fermava… mentre fuori scorreva e spesso non si riusciva ad afferrarla.

La Vita scorre dentro ciascuno di noi e il miracolo di condividerla genera “pienezza di gioia!”.


Riflessi della Parola

Betlemme, la più piccola delle città di Giuda come lo era Davide che in essa fu unto re di Israele e come Maria, la “vergine povera”, “tipo” trasparente dell’integra umanità delle origini che in Lei ritrova rinnovata la sua capacità generativa di unità e di pace: “Egli sarà la Pace” [Michea – I lettura].

Nell’incontro tra la ragazza di Nazareth e la ormai non più sterile Elisabetta non c’è più nulla di proprio per “collaborare” alla realizzazione della Promessa, ma solo il fidarsi, reciprocamente confermato, della presenza umana dell’amore di Dio: la sua definitiva venuta tra noi [Luca - Evangelo]. 

A questo dono riecheggiano, come riposta esultante di Giovanni, lo stupore e la gioia, la riconoscenza di tutto un popolo per la “beatitudine” finalmente ritrovata del volto paterno che ci guida nel nostro cammino [Salmo 79].

Tutti costoro fanno parte della nostra umanità resa finalmente capace, dal dono del corpo stesso di Gesù, di accoglierlo e di offrirlo per ogni essere umano, una volta per sempre, per tutte [Ebrei – II lettura].


Accensione del QUARTO CERO 

Accendiamo il quarto cero

e tu sei con noi, Maria di Nazareth.

In te si è accesa la Vita e non l’hai tenuta per te:

l’hai condivisa con noi.

Incontrando Elisabetta 

hai visitato ogni uomo e ogni donna

che ancora oggi attendono pace, giustizia, misericordia.

Così noi oggi non siamo soli: 

con te, nostra madre, e come te 

possiamo accogliere il tuo figlio Gesù,

l’Inviato del Padre, 

nostro fratello e salvatore.

Così vogliamo accogliere anche i nostri fratelli e sorelle

nella fede, nell’amore, nelle gioie e nei dolori,

nel lavoro di ogni giorno.

Vieni presto, Signore! 

Vieni a visitarci!

Viene il Signore nella Parola:

Lo attendiamo con la Preghiera

O Padre, che hai scelto 

un'umile figlia di Israele 

per farne la tua dimora in mezzo a noi, 

donaci fiducia nella tua volontà, 

perché imitiamo tuo Figlio, 

venuto nel mondo per servire

e offriamo a te un perenne cantico di lode.

Amen.


venerdì 13 dicembre 2024

“Le parole… la PAROLA” 15 dicembre 2024 III Domenica dell’Avvento IL Signore cammina con noi, poveri e riempie di gioia la nostra attesa!

“le parole… la PAROLA”
15 dicembre 2024: 
III Domenica dell’Avvento
TOA3
Sofonia 3,14-18a /Isaia 12
Filippesi 3,12- 4,2
Luca 3,10-18



IL Signore cammina con noi, poveri

e riempie di gioia la nostra attesa!


La GIOIA dov’è?

“C’è poco da stare allegri coi tempi che corrono!”.

Credo sia quasi stucchevole fare l’elenco di quanto accade in questo periodo storico e che rende l’allegria quasi anacronistica o addirittura un insulto alla realtà.

Mi piacerebbe che qualcuno mi desse un buon motivo per essere contento senza sembrare banale o scontato, ma soprattutto che la gioia me la comunicasse, mi contagiasse della sua…

Ecco questo vorrei incontrare qualcuno che sia felice e che, senza darmene un motivo ragionevole, mi trasmettesse il suo senso della realtà intriso di speranza, la sua capacità di leggere le situazioni e di trovarne indicazioni per un cambiamento possibile perché tanto desiderato, il non dare soluzioni ma individuare percorsi nuovi… ecco questo si mi aiuterebbe a gustare la gioia!


Riflessi della Parola

È una persona, altro ma come noi, a portarci la Parola che è su di lui e che ci annunzia la “gioia messianica”. Non uno qualunque, Giovanni il battezzatore, il povero che nulla possiede e nulla ritiene di fronte a Gesù. Il suo compito è favorire l’incontro con Lui, ma gli ostacoli più evidenti all’incontro sono le disuguaglianze e, la prepotenza a cui è possibile rimediare con la condivisione e la giustizia. C’è un’attesa nel cuore di ogni essere umano e nella storia dell’umanità che va intercettata per poter evangelizzare un annuncio di gioia, una nuova immersione nell’amore di Dio che fa nuove tutte le cose [Luca - Evangelo].

A noi poveri, e solo se tali ci riconosciamo, da destinatari possiamo diventare portatori di liete notizie [Sofonia – I lettura]. 

È una gioia estranea alle comuni attese e desideri umani che mette in discussione chi povero non è; che si ritrova nell’autenticità del proprio esistere e del proprio operare, al di fuori del proprio ruolo: chi non ha diritti riconosce solo nell’amore il segno della presenza di Dio tra noi che salva, aprendosi così alla gratitudine, fonte della Pace [Filippesi – II lettura].


Giovanni il Battezzatore

È proposto dalla liturgia come “il precursore” che prepara la strada al Messia in mezzo a noi, perché tutti possano incontrarlo (cf Luca 3,1-19; Matteo 3,1-12). Ultimo dei profeti, propone gli inviti dei suoi predecessori, in termini di pressante appello a cambiare lo stile di vita, espressione di un cuore cambiato dall’incontro con la misericordia di Dio.

Di lui i racconti evangelici dicono che è voce gridante: richiama a un attuale esodo, alla giustizia, a un nuovo rapporto con Dio. Amico dello sposo (cf Giovanni 3,22-30) lo presenta come colui che può veramente rinnovare tutto e Lo indica ai suoi discepoli come Agnello di Dio, colui che prende su di sé il peccato del mondo (cf Gv 1,19-40). La sua predicazione è una vera evangelizzazione di testimonianza: pagherà con la sua vita la sua fedeltà alla Verità (cf Marco 6,17-29).

“Ciò che Giovanni sa è che la sua esistenza non si autorealizza…la sua vita è libera entro un disegno che le dà il vigore di un canto tenerissimo e fortemente virile. Cosa dice a noi? A noi come singoli, così drammaticamente interpellati dalla singolarità della nostra condizione, tra incomunicabilità e moltitudine, anonimato e indifferenza, inconsistenza e pressura? Cosa dice se non riscoperta di un’identità severa, di un destino non mediocre, di un compito più costoso e felice?

Quanto sei disposto a pagare per perderti e ritrovarti al di là di tutte le tue illusioni?”.

(Cesare Massa, I giorni ardenti. 2002, pp. 46 e 53).



Accensione del TERZO CERO 

Nelle tenebre si è accesa una luce,

che ci incoraggia nel nostro cammino.

Rivestiamoci di gioia

come gli sposi nel giorno delle nozze!

È arrivato l’amico dello Sposo, 

Giovanni Battista,

non è la luce, ma uno che la riflette.

Accendiamo il terzo cero:

ognuno di noi può essere una luce che brilla,

una fiamma che riscalda,

che porta gioia a chi è scoraggiato.

Vieni, Signore,

vieni a salvarci!

Viene il Signore nella Parola:

Lo attendiamo con la Preghiera

O Padre, fonte della vita e della gioia 

rinnovaci con l’energia del tuo Spirito 

perché corriamo sulla via del Vangelo 

e portiamo a tutti la lieta notizia

che il Salvatore, 

il Signore nostro Gesù Cristo,

il tuo Figlio, è il Vivente in mezzo a noi.

Amen.


Domenica 4 ottobre 2026 - La cura: XXVII TO/A

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