14 Giugno 2026
XI Domenica dell’anno/A
Esodo 19,2-6 / Salmo 99
Romani 5,6-11
Matteo 9,36- 10,8
Lo scandalo della GRATUITà
Nell’attuale società, ma forse da sempre... nessuna situazione umana può essere vissuta senza assumersi responsabilmente, anche se sorprendentemente, quale buona notizia, evangelo di gratuità, altrimenti significherebbe riconoscerne la disumanità.
Pensiamo, ormai arresi, che sia definitivamente invincibile l’egoismo, l’accaparramento, la strumentalizzazione degli altri… è questa la nostra “inquietudine”?
Nell’era “liberalista”, che ha messo al centro il profitto e la capitalizzazione svalutando tutto ciò che “non rende”, anche “il sociale per gli altri”, ci ritroviamo ora più poveri sia economicamente che spiritualmente, poiché gratuito sembra far rima con inutile appunto perché “senza utile”. L’utilitarismo pratico del neocapitalismo liberale prima ti impoverisce e poi ti fa diventare “oggetto” di assistenza sociale e così chi si è arricchito sulla nostra pelle ora si pregia si essere sensibile al disagio altrui elargendo elemosine che in realtà sono “diritti sociali”!
“Quando un uomo è un uomo d’affari, allora cerca di fare affari… Si arrischia in imprese spericolate. Guarda ai numeri a non ai criteri. Deve fare affari…. È un uomo d’affari e deve fare affari” ...anche quando fa beneficenza.
Siamo capaci di smentire questa logica?
Contestualizzazione evangelica di Matteo 9,36- 10,8
Riprendiamo la proclamazione liturgica del racconto evangelico di Matteo che ci accompagnerà fino all’Avvento (29 novembre 2026) e che avevamo interrotto il 15 febbraio scorso ascoltando il capitolo 5,17-35.
Il così detto “discorso del monte” (5,1- 7,29) illustra l’assoluta novità dell’evangelo del Rabbi nazareno e ne afferma la sua autorevolezza.
Ma non sono tanto i suoi insegnamenti a qualificare un nuovo modo di vivere il rapporto con Dio [giustizia], quanto piuttosto la condivisione con chiunque del suo essere figlio del Padre e del suo trattare tutti come sorelle e fratelli, di cui le guarigioni sono un segno evidente e profetico.
L’azione messianica di Gesù inizia dal suo sguardo e dalla sua compassione interiore, così che l’agire è non solo la risposta ad una serie di necessità, ma l’amore che va incontro con cuore e mani aperti, è una nuova relazione personale con quanti attendono, forse inconsapevolmente, di essere liberati e curati (cf 8,1- 9,35).
Davanti a tanta desolazione Egli “vede”: la sua è una visione di abbondanza, non una costatazione di mancanza, che si rivolge ai vicini per giungere ai lontani, ai perduti e sfocia nella chiamata/invio dei suoi dodici discepoli che da ora in poi si chiameranno apostoli.
È un invio personale ma non individuale: sono “i Dodici” e il loro mandato è comunitario; non vengono inviati in modo anonimo: il maestro li chiama uno ad uno per nome, mettendo in risalto provenienze e caratteristiche.
La missione sembra superare in modo incommensurabile le loro capacità e solo la gratuità del dono ricevuto e ricambiato può far sperimentare una sorprendente prossimità di Dio che porta vita proprio dove l’umanità è ferita, minacciata dalla morte fisica e interiore.
L’esperienza missionaria delle comunità palestinesi dimostra di aver recepito l’esempio e l’insegnamento “inclusivo” del Nazareno, uomo-per-gli-altri, e sopravvivono nella capacità di testimoniare la prossimità di un Dio debole e povero.
Le comunità che poi nasceranno da questa vocazione/missione saranno “plurali”, non perfette [uno tradirà!], a rischio di conflitti etnici, culturali e religiosi, ma disponibili a una continua trasformazione in base alla fiducia risposta fin dall’inizio nei Dodici dal Maestro, garanzia di poter risorgere sempre nonostante le “perdite di vita” in una “continua crescita” (cf 9,20…25).
Ambientazione liturgica
Il momento liturgico, per sua natura e stile, ci raduna ed accoglie come esperienza di gratuità.
Da gente dispersa e raccogliticcia lo Spirito del Signore ci porta in alto - per includere tutti - come su di “aquile in volo” e “planiamo” diventati un popolo santo e sacerdotale [Salmo 99] convocato per l’ascolto e per celebrare l’alleanza sempre nuova e per sempre [Esodo 19 – I lettura].
Da “nemici”, un popolo di riconciliati perché in Gesù, di cui siamo diventati consanguinei, il Padre ha superato e vinto ogni ostilità; nella sua morte e risurrezione permette di accostarci all’unica mensa da riconciliati partendo dalla debolezza nostra e altrui che spesso avvertiamo come inimicizia: “dove si trova chi sia disposto a morine per un altro?!” [Romani 5 – II lettura].
Riceviamo gratuitamente amore nella parola e nel pane; siamo chiamati a dare amore gratuitamente, in un’incessante liturgia di gesti quotidiani, i più comuni e abituali, in un grazie ininterrotto per una grazia inarrestabile che ci pervade e riempie.
Preghiamo con la Liturgia
Padre,
che hai fatto di noi
un popolo santo e sacerdotale,
fa’
che ascoltiamo la tua voce
e custodiamo la tua alleanza,
per
annunciare con la vita e con le parole
che tue sei prossimo di
tutti.
Amen.
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