venerdì 1 maggio 2026

AMARE è conoscere - Domenica 3 maggio 2026/V di Pasqua

 Vicina è la PAROLA










3 maggio 2026 - V Domenica di Pasqua/a

Atti 6,1-7 / Salmo 32 / 1Pietro 3,4-9

Giovanni 14,1-12


L’AMORE, Vera Via verso la Vita

Se aspettassimo ad amare solo dopo aver ben conosciuto non ameremmo mai!

Ci innamoriamo a prescindere dal conoscere… anzi quando ci confidiamo chi ci ascolta esclama: “Te ne sei innamorato, vero?!”.

Cosa abbiamo “visto” in quella persona di così interessante? L’amore apre alla conoscenza, così chi si sente amato si lascia conoscere… in profondità: l’amore ci fornisce una luce così penetrante da darci addirittura la presunzione di sapere già tutto, di non aver bisogno di altro.

Ben presto sperimenteremo che non è così: proseguendo nel cammino dell’amore, vedremo quanto abbiamo ancora da scoprire e quanto ancora ci sorprenderà come un’autentica novità. All’opposto, purtroppo, possiamo anche arrivare a dire: “Non ti riconosco più!”.

L’Amore è unica via alla conoscenza vera non perché fornito di chissà quali strumenti diagnostici, ma perché si connette direttamente, senza intermediari, con la “ragion prima di vita” del suo destinatario. Fin dall’infanzia infatti necessitiamo di “essere amati”, impariamo poi ad amare e questo determina anche il nostro percorso di “conoscenza” (come annota Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi al capitolo 13 vv. 11-13.).

Giovanni ci rivela: “Chi ama, chi è capace di amare, conosce Dio… chi non è capace di amare non può conoscerlo” (cf 1Lettera 4,7-8).

E questo ci dà anche la possibilità di conoscere davvero noi stessi, un’impresa improbabile… se non vedessimo noi stessi nello sguardo altrui.

Contestualizzazione evangelica di Giovanni 14,1-12

Attraverso i discorsi dei capitoli dal 14 al 17, il redattore finale del vangelo Giovanni immerge i suoi lettori nel “clima” dell’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli, così rende anche noi partecipi, in una dimensione reale ma senza tempo e quindi sempre attuale, di come Dio agisca da Padre manifestando il suo amore nel destino tragico del Figlio per il bene di tutti i suoi figli e figlie.

Non si tratta solo di accorati consigli in un’atmosfera di addio, sono una parola profetica sul destino messianico di Gesù e sul percorso di fede e di vita anche dei suoi discepoli nel futuro ai quali il Signore consegna il mistero dell’amore come ermeneutica della sua e della loro esistenza dove Dio vi rivela il suo volto di Padre (cf 13,1; 14,9; 17,26).

Emerge qui anche il vissuto della “comunità implicita” dei discepoli e dell’evangelista: le loro relazioni, il rapporto con “il mondo” circostante, l’intensità della loro esperienza di fede e nello stesso tempo dell’assoluta novità offerta a tutti gli esseri umani che vede nella sua comunità il luogo di comunione con Lui (cf 13,34-35; 15,9-10;12-14; 14,23-25; 15,4-7; 17,11.20-23.26); sono quindi raccomandazioni di alto valore e perenne significato (M. Nicolacci).

       Il capitolo 14 in particolare è formato da due brevi dialoghi tra Gesù e i discepoli Tommaso e Filippo (vv. 1-4 e 9-14) seguiti da due monologhi, dopo che il Signore ha lavato i piedi dei suoi discepoli, predetto il tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro, e consegnato loro ilcomandamento nuovodell’amore reciproco (cf 13, 1…38).

Gesù invita a non farsi sopraffare dal turbamento del cuore ma a perseverare nel fidarsi di Dio e di Lui, rinnovando così la loro fiducia (vv. 1-2) e guardando “oltre” l’attuale situazione.

Con l’immagine suggestiva della “casa” del Padre, Gesù non vuole condurli in un’esperienza evasiva, piuttosto immergerli ancora più profondamente nella sua relazione con il Padre, proponendo sé stesso “Via Veritiera di Vita” verso il pieno e autentico approdo di ogni esistenza umana (vv. 3-4.6).

Tommaso dà voce all’interrogativo confuso nella mente dei discepoli: “dove… come?”; in realtà solo Gesù compie questo “passaggio” anche per noi ed introduce tutti in un rapporto unico e nuovo con il Padre (v. 5).

Filippo interviene dopo la dichiarazione di Gesù: “Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio, e fin d’ora lo conoscete e lo avete visto” (v. 7) e lo incalza, quasi ingenuo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta!” (v. 8).

Vedere/conoscere Gesù ci svela il Padre perché Egli opera nella parola del Figlio.

Credendo, cioè fidandoci, nella “parola fatta carnenoi vediamo il Padre e lo conosciamo così come noi siamo conosciuti da Lui, figli e figlie (cf 1,14.18; 14,9b-11; 15,11). E affinché non rimanga una speculazione anche se devota, Gesù chiarisce che si tratta di un rapporto interpersonale di reciproca comunione nel quale vivere e crescere. È una verità che è comunicazione e partecipazione ad una relazione filiale attraverso il Figlio che è per noi Vita (cf v. 12), Il Creatore che continuamente alimenta la vita nelle sue creature… non è prerogativa esclusiva di Gesù, ma l’attività di quanti gli danno adesione… che tutti i credenti possono compiere… a favore dell’essere umano che la comunità cristiana deve prolungare e intensificare nel tempo” (A. Maggi).

Con il suo “andare al Padre”, è come se Gesù lasciasse campo libero ai suoi discepoli, come Dio creatore ha poi lasciato liberi gli esseri umani di continuare la sua opera (cf Genesi 2,1-3): liberi, non orfani! (cf v. 18).

Ambientazione liturgica

La nostra celebrazione eucaristica è “il memoriale” della cena pasquale ed è quindi l’ambientazione migliore nella quale riascoltare i discorsi di Gesù ai suoi discepoli.

La loro proclamazione liturgica ci consente anzitutto di riconoscere la sua presenza, vivo e risuscitato, nella comunità dei credenti come “luogo naturale” in cui egli si manifesta a ciascuno e da cui irradia il suo amore come testimonianza e missione (J. Mateos – J. Barreto), e di vivere la celebrazione liturgica comunitaria, “luogo” dove la fede nella risurrezione del Signore è creduta – annunciata – testimoniata in un solo e unico atto in quanto incontro con Lui e da Lui offerto (G. Ghiberti). “Alcuni passi, tanto commoventi, ci confermano nella realtà di ciò che siamo poiché le parole di Gesù, rivolte un giorno ai discepoli, oggi si rivolgono a noi” (A. Nocent).

È sorprendente come la liturgia ci restituisca il processo di composizione di questi testi, nati appunto dall’esperienza post pasquale dei discepoli e delle prime comunità, alla cui luce si rileggono le parole stesse di Gesù ed i suoi gesti (B. Maggioni).

Preghiamo

Signore risorto,

nel tuo volto vedo il Padre

e contemplo il mio corpo;

con te posso imparare

a camminare da risorto:

Tu sei la Via che non inganna

la Verità che illumina

la Vita che fa rivivere. 

Amen.

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