29 marzo 2026
Domenica di Passione/a
Isaia 50,4-7 / Salmo 21 / Filippesi 2,6-11
Matteo 26,14- 27,66
Una Comunità che legge la Passione del Signore
La Liturgia della Domenica di Passione o delle Palme, prevede quest’anno la lettura del racconto secondo Matteo.
L’evangelista non ci consegna una “cronaca”, ma l’interpretazione di chi crede in Cristo e ne annuncia la resurrezione, e dunque legge gli eventi antecedenti nella “luce pasquale” che spiega, dà senso, illumina anche la sua sofferenza e la sua morte in croce.
Ascoltando o leggendo il racconto assistiamo, come folla “convocata”, al processo di Gesù nel quale si affrontano la volontà del Padre e quella umana, in un “dramma pasquale” sia per la sua collocazione temporale che per la sua dinamica profonda.
Possiamo distinguere nella narrazione tre grandi parti:
- il preludio (26,1-46)
- il processo religioso (47-75)
- il processo politico; la morte e la sepoltura (27,1-66).
La collocazione liturgica nell’eucaristia di questa proclamazione ci esenta dal rischio di una “rappresentazione sacra” e ci pone a livello della “ripresentazione” di un evento salvifico alla luce del quale leggere la storia che stiamo attraversando e vivendo, come persone e come genere umano.
Il racconto è infatti “rivolto ad una comunità di credenti che già professano la fede nel Figlio di Dio e che nei suoi ultimi eventi imparano a vedere l’urto finale tra Cristo e i Giudei con il rifiuto del popolo eletto e la nascita di un nuovo popolo ad apertura universale e missionaria. Il continuo ricorso all’adempimento delle profezie insegna che il presente è una maturazione del passato e assicura ai cristiani che la fedeltà di Dio nel passato è una garanzia per la vita attuale” (G. Tosatto).
Per una comunità già in difficoltà per prove interne ed esterne, la lettura della passione di Gesù doveva essere un conforto, ma anche un esempio di come affrontarle: Egli “appare padrone del suo destino, pieno di potenza, cosicché gli avvenimenti narrati sono intellegibili solo per la fede nel Figlio di Dio”, una comprensione che avviene anzitutto nell’assemblea liturgica da parte di un catecheta e di un pastore”, come si rivela Matteo nel suo racconto evangelico (L. Deiss).
Nelle nostre celebrazioni liturgiche spesso esuberanti nei riti, non è facile commentare il Passio facendo risaltare, al di là della suggestione drammatica del racconto, l’attualità di questa vicenda nei drammi del mondo contemporaneo; ma il non farlo vanifica il nostro mandato di comunità profetica.
“Dobbiamo superare l’abitudine all’ascolto della passione, il non farci scandalizzare più, il fatto che ci sembri tutto scontato; ma il pensare alle nostre sofferenze, alla nostra morte questo sì che ci scandalizza... eccome! Come per Gesù, la croce ha un senso anche per noi.
Non basta commuoversi nell’ascoltare: dobbiamo leggere per saper vivere la nostra croce come quella di tanti altri nel nostro mondo” (D. Pezzini).
“La Chiesa saluta questo Dio che è venuto nella sofferenza per salvarci: egli è vinto ma riporterà vittoria; è morente ma per darci la vita eterna… sa che cosa è costata al suo Signore la gloria della risurrezione” (A. Nocent). Egli illumina anche i momenti più tenebrosi della Chiesa primitiva e di quella odierna, dimostrando la sua forza contro ogni potere umano che sembra sovrastare l’umanità ed asservirla a sé, addirittura la morte (cf 26,52-53). La sua morte è annunciata come l’inizio di una nuova presenza di Dio nel mondo (v. 51).
“La comunità, che per la prima volta sentiva narrare dei giorni dell’esistenza terrena del Nazareno e per prima aveva anche ricevuto l’annuncio della sua risurrezione, ora ha bisogno di assimilare, insieme con i primi testimoni, il senso più profondo delle “cose accadute” (cf 27,54b); ma anche di non scandalizzarsi dei rinnegamenti e tradimenti della fede in cui sono coinvolti, come nemmeno delle persecuzioni di cui essi sono vittime e che nel ‘modo di soffrire’ del loro Signore possono trovare un grande conforto e incoraggiamento” (A. Vanhoye).
Una Comunità che ascolta la Passione del Signore
La quarantena del 2020 (inedita versione laica della quaresima) è stata un tempo favorevole che mi ha permesso di scrivere un commento personale alla Passione del Signore narrata nell’evangelo di Matteo. Il suo studio è stato accompagnato dall’ascolto della Matthäus Passion BWV 244 di Johann Sebastian Bach, nella formidabile esecuzione di Jos van Veldhoven della “Netherlands Bach Society” eseguita e registrata il 16 e il 19 aprile del 2014 nella Grote Kerk di Naarden.
Ora, sull’indiscutibile capacità di Bach di interpretare i testi evangelici in chiave di “Cantate” e di “Oratori” non ho la competenza per dire molto, se non che essi hanno costituito per secoli, e in parte anche oggi, l’asse portante dell’austera liturgia luterana, soprattutto di aver musicato in modo mirabile testi di Lutero e della tradizione patristica, oltre che della Sacra Scrittura.
La meraviglia è anche per aver musicato il testo sacro, affidato al “recitativo”, e soprattutto per averlo saputo interpretare coralmente e musicalmente facendovi emergere le categorie teologiche tipiche degli evangelisti e le emozioni e i sentimenti che la lettura spirituale suscita (Chiara Bertoglio, Bach: Passione secondo Matteo http://www.settimananews.it/cultura/bach-passione-secondo-matteo/. cf anche le opere di Pelikan Jaroslav, “Bach teologo”, Piemme 1994. G. Long, “Johann Sebastian Bach. Il musicista teologo”, Claudiana 1997). Ci sono esempi straordinari di questo soprattutto in alcune famose arie della Matthäus Passion.
Sarebbe da proporre una lettura della Passione con l’ascolto dell’oratorio di Bach e qualche sobrio commento. La riterrei utile per tutti, cristiani ed altri, nell’accostarsi ai testi evangelici con una visione il più ampia possibile, che sappia avvicinare esegesi ed ermeneutica al necessario bisogno di comprensione contemporanea, di alto valore spirituale e culturale.
Preghiera introduttiva alla Liturgia della Parola
O Padre,
che hai dato come modello agli esseri umani
Gesù, Cristo tuo Figlio e nostro salvatore,
fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce,
fa’ che abbiamo sempre presente
il grande insegnamento della sua passione,
per partecipare della sua risurrezione.
Egli vive e regna con te,
nell’unità del tuo Spirito,
e in mezzo a noi, ora e per sempre.
Amen.
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