Vicina è la Parola
Domenica 15 marzo 2026
IV Quaresima/a
1Samuele 16,1…13 / Salmo
22 / Efesini 5,8-14
Giovanni 9,1-41
Una luce che si fa vedere e soprattutto ci fa vedere… oltre le nostre cecità e
tutto ciò che ostacola o impedisce lo sguardo disincantato sulla realtà, sulle
persone.
Vedere ciò che avviene sotto i nostri occhi non è scontato e sta
nella differenza tra guardare e vedere attraverso ciò
che avviene dentro, soprattutto in noi stessi e negli altri.
“Tutti siamo nati ciechi” e nonostante i nostri tentativi di raggiungere la Verità saranno gli incontri che faremo ad aprirci gli occhi oppure a fare in modo che rimangano ostinatamente chiusi. Riconoscere questa condizione di fondo che limita ogni nostra visione dell’esistenza, della storia, del mondo e perfino di Dio, permette l’incontro con il Signore il solo che è la Luce, lui solo la dà perché mandato dal Padre”. (A. Nocent)
Contestualizzazione evangelica di Giovanni
9,1-41
Il capitolo 9 del
racconto evangelico di Giovanni si trova all’interno di una sezione di episodi
ambientati a Gerusalemme, la Città Santa, dove il “Figlio dell’uomo” si rivela,
e vuole farsi conoscere per “Colui che veramente è”, il che trova forti
opposizioni (cf 5,15-18 e ss.).
L’ambientazione è
quella delle “Grandi Feste”, oltre al Sabato: la Pasqua, le Capanne, la
Dedicazione del Tempio e poi nuovamente la Pasqua.
Una grande
quantità di luce caratterizzava la solennità delle Capanne, con falò, torce e
luminarie che avvolgevano la città di Gerusalemme in un’atmosfera
straordinariamente luminosa.
L’affermazione di
Gesù in 8,12: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle
tenebre, ma avrà la luce della vita», da una parte si collega proprio al
simbolismo della Festa giudaica, mentre dall’altra prepara al senso più profondo
della guarigione dell’uomo nato cieco (cf 9,5ss.),
il “sesto segno” del “Libro
dei segni messianici” (cc. 2 - 12). Cristo si manifesta al mondo come vita e come luce,
ma nonostante venga rifiutato (cf 1,10-11) compie “segni” che lo rivelano: Vita
che fa rinascere (cf c. 3), che disseta come acqua viva (c. 4) e sfama come pane
vivente (c. 6).
Anche in questo caso si tratta di un incontro
personale nel quale avviene un “reciproco
riconoscimento” (cf Nicodemo c. 3; la samaritana c. 4; il
paralitico c. 5; le sorelle di Lazzaro (c. 11): sono persone con cui
Gesù instaura un dialogo su livelli diversi che spesso si intrecciano, creando
anche ambiguità e incomprensioni - in questo brano con le autorità religiose e
addirittura con i familiari - fino ad arrivare alla piena rivelazione e al riconoscimento
della fede da parte del suo interlocutore.
Si nota subito come la descrizione della
guarigione occupi uno spazio molto limitato del racconto e non abbia nulla di
miracolistico o di stupefacente (vv. 6-7), mentre la narrazione si svolge in
diversi dialoghi e interrogatori: con i vicini e conoscenti (vv. 8-12), con i
farisei (vv. 13-17), i genitori (vv. 18-23), ancora i giudei (vv. 24-34) e
infine con il guarito e i farisei (vv. 35-41).
Il clima è quello della crescente ostilità e
opposizione dei capi giudei nei confronti di Gesù, poiché essi sono chiusi al
cambiamento che Egli annuncia ed attua. Dalla loro posizione di superiorità,
etnica e religiosa, “giudicano tutti e tutto senza guardare alla propria
interiorità (e a quella degli altri), nell’illusione di poter dare lezioni di
fede, ossia di fedeltà a Dio e di comprensione, nella vita, circa la verità
religiosa autentica” (A. Maggi). Lo “scontro con i giudei” si riferisce forse alla situazione
dei primitivi gruppi di credenti nella Palestina (P. Grech).
Più il guarito capisce cosa, come, gli sia
successo e più riconosce quell’uomo Gesù (v. 11) come un profeta (v. 17) mandato
da Dio (v. 33) il Signore (vv. 35-37) e più gli altri si chiudono nella loro
incomprensione della realtà e nell’ottusità fino alla totale cecità (v. 41).
Il difficile cammino
compiuto dal cieco va in senso contrario a quello dei giudei: lo vediamo
accedere passo passo, con la sua rettitudine e con un ragionamento fatto di
buon senso, a una comprensione sempre maggiore del dono ricevuto e della
persona di Gesù per giungere, con una continua ascesa, fino alla “luce della
fede”.
Con i suoi occhi nuovi
egli “vede” Colui che “avendolo
visto” gli aveva donato la vista, e così diventa “tipo” della persona
illuminata dal Cristo: un testimone della fede in Lui.
Questo episodio sviluppa
uno dei capisaldi dell’evangelo di Giovanni: vedere per credere e credere
per vedere, e ne rappresenta il faticoso cammino che culminerà nell’incontro
del Risorto con il discepolo Tommaso (c. 20).
Perciò Gesù, scampato ad un nuovo tentativo di lapidazione all’interno del Tempio (cf 8,59; come poi in 10,39), abbandona ora il luogo sacro e va incontro a chi da esso è stato espulso - il cieco guarito -, rivelandosi così come il “vero pastore” che raduna le pecore disperse (cf Ezechiele 37), liberando quelle racchiuse nel “recinto” dell’istituzione giudaica, cercando le escluse, per formare un unico gregge (cf c. 10).
Ambientazione liturgica: nel Tempio irrompe
la Luce che fa vedere
La
liturgia della Parola di questa domenica ci pone ulteriormente in una
prospettiva battesimale e pasquale, tipica di questo ciclo quaresimale “A”.
Tutte e tre le Letture, infatti, accennano in modi diversi al mistero
d’illuminazione come passaggio dalle tenebre alla Luce della Vita
che si opera in noi tramite il Battesimo e con il quale veniamo
inseriti nel mistero di morte e di risurrezione del Cristo.
Chi
segue il Signore è illuminato interiormente e, oltre le apparenze, inizia a
vedere sé stesso, gli altri ed anche Dio alla luce dell’amore che da Lui è
gratuitamente donato. [1Samuele – I lettura]
Così l’esistenza si trasforma, diventa un cammino che, pur in
mezzo alle difficoltà, poggia sulla presenza luminosa del Signore [Salmo
22]. Sulla via del bene anche noi diventiamo capaci di azioni buone nella
verità e per la giustizia [Paolo agli Efesini – II lettura]:
non in un regime di autosufficienza ma di fiducia nel Signore che è venuto
incontro a noi come al cieco guarito [Evangelo].
Si capisce
perché questo episodio evangelico costituisca uno dei capisaldi per la
preparazione dei catecumeni al Battesimo in cui saranno immersi e “illuminati”, per diventare discepoli del
Signore e suoi testimoni.
Negli attuali
esorcismi [cf RICA] la comunità prega per loro, come fu per il nato cieco:
“l’accesso per questa fede al regno della tua
luce, libera … da tutte le illusioni che potrebbero accecarli. Che essi siano
fermamente radicati nella verità, diventino figli della luce e lo restino
sempre”.
E poi conclude: “Signore Gesù, vera luce che illumini ogni essere umano, libera col tuo Spirito di verità tutti coloro che … possedendo la gioia della tua luce, come il cieco restituito un giorno alla chiarezza, siano sempre testimoni saldi e sicuri della fede”.
Preghiamo con la Liturgia
O Padre della Luce,
tu vedi le profondità del nostro cuore:
liberaci dal potere delle tenebre
e apri i nostri occhi perché,
illuminati dal tuo Spirito,
vediamo Colui che hai mandato
ad illuminare il mondo
e crediamo solo in Lui, Gesù Cristo, tuo Figlio
nostro Signore e nostro Dio.
Amen.
La Parola nella Parola
RispondiEliminaLetture bibliche a commento della Parola domenicale.
Meditandola e pregandola,
cogliamo il suo attuale avvenimento nella nostra vita.
I brani proposti ci aiutano a comprenderla
nelle varie fasi della storia della salvezza:
Atti 26,4-23:
"Vidi la sua luce e lo seguii…"
1Giovanni 1,5 -2, 11:
"Dio è luce: chi ama è nella luce!"
Giovanni 8,12-20:
"Io sono la luce del mondo,
chi mi segue avrà la luce della Vita".
Apocalisse 3,14-22:
"Non sai di essere cieco!"
Marco 10,46-52:
"Alzati! Ti chiama. E lo seguì".