1° MARZO 2026
II domenica di Quaresima/A
Genesi 12,1-4 / Salmo 32
2Timoteo 1,8-10
Matteo 17,1-9
Un’umanità TRASFIGURATA
Già i volti di chi incontriamo quotidianamente sono un invito alla ri-conoscenza, ma essa è spesso ostacolata dalla diffidenza e dalla perplessità verso gli sconosciuti; alcuni ci attraggono, altri ci incuriosiscono quasi che volessimo scorgere nei loro tratti qualcosa di familiare o di ostile per cui avvinarci o fuggire, anche solo dallo sguardo.
Volti sfigurati e dilaniati dagli ordigni piovuti dal cielo; auto-generati o ri-generati… da quale GAN? Abbiamo abbastanza specchi per vederci invecchiare, dimagrire… perplessi come se ci vedessimo per la prima volta?
Il Volto che ai nostri occhi oggi viene illuminato è trasfigurato dall’amore; amato, e dunque riconosciuto quale capace di amarci a sua volta e addirittura di guarirci anche solo col suo sguardo.
Contestualizzazione evangelica di Matteo 17,1-9
Il percorso terreno del Messia nazareno inizia in Galilea lungo le coste del mare di Tiberiade, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali (cf 4,12 ss.; 9,35ss.) e poi prosegue dal monte al piano sconfinando in territori stranieri e a volte ostili, raggiungendo il cuore delle persone più semplici, spesso afflitte da varie malattie ed infermità o in situazioni esistenziali di cui Egli addirittura osa proclamare la beatitudine, resi partecipi di un inedito e nuovo legame basato non più sull’adempimento di una legge ma sull’adesione all’amore (cf capp. 5-7; 8,1 ss.).
Questa è l’umanità incontrata, accolta, curata e amata da Gesù che percorre le polverose strade della sua terra (cf 4,23; 9,35-36; 14,13b-14; 15,29-31; 20,34), ma per la quale anche ha esultato perché capace di riconoscere la sua Figliolanza, sconosciuta “ai sapienti e agli intelligenti” (cf 11,25-27) e a volte anche osteggiata o perseguitata (cf 13,53-58; 14,1-2 ss.).
È l’umanità per cui sarà chiamato a dare la sua vita (cf 14,15-21; 16,29-38) ed inviterà i suoi discepoli a seguirlo in questo destino (cf 16,1-28).
Quale la loro reazione? Ce lo dice Pietro, ma possiamo immaginare quello degli altri (cf 16,22-23). Comunque il Maestro non li esclude, anzi li coinvolge ancora più intimamente e addirittura li stravolge in un’esperienza che rimarrà “memorabile” anche per i credenti delle successive generazioni (2Pietro 1,16-18).
La redazione evangelica di Matteo mette in evidenza che l’episodio avviene “il settimo giorno”, un riferimento a Esodo 24 e 32 e ad altri elementi fanno pensare a Mosè e al suo viso luminoso, ma anche all’esperienza della comunità cristiana della pasqua settimanale, in particolare quando Gesù si rivolge a loro, toccandoli: “Alzatevi, non temete” e facendoli “risorgere”, così come quando Lui risorto li incontrerà (cf 28,5.10).
Il riferimento alla passione è insieme accompagnato dalla presenza di Elia, e prima dal riferimento alla morte del Battezzatore (cf 16,10-13). Si tratta dunque di un episodio “pasquale” con un posto strategico all’interno del racconto evangelico e ben collocato come seconda tappa nel cammino quaresimale
Matteo annota che alla fine “videro Gesù solo” perché gli altri due se ne erano andati, oppure perché continueranno a vedere “solo Gesù” in tutti i volti incontrati: i loro, quelli degli altri compagni… di chiunque.
“Vedere solo Lui” in tutti, questo è l’effetto della trasfigurazione nella vita di ogni credente, fino alla fine, fino a quando gli chiederemo: “Quando mai ti abbiamo visto…?” e Lui ci risponderà: “tutto quello che avete fatto ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (cf 25,38.40).
Ambientazione liturgica: sul monte dove la vita si trasfigura
L’annuncio evangelico della trasfigurazione accompagna i primi passi del nostro cammino quaresimale, a incoraggiamento del catecumeno e del battezzato: già si intravvede la gloria della risurrezione che sarà annunciata e celebrata la notte di Pasqua
Questa è anche la prospettiva che ogni evangelista vuole dare al proprio racconto, ponendolo in un momento “critico” del cammino di Gesù verso Gerusalemme, drammaticamente annunciato da Lui stesso ai suoi discepoli (cf Matteo 16,21-23 e ss.).
«Indicò agli apostoli che solo attraverso la passione, possiamo giungere a lui, al trionfo della risurrezione» [Prefazio II domenica di quaresima].
Nella liturgia della Parola risuona oggi per noi l’invito del Padre “Ascoltatelo!”, “seguitelo” poiché questo ascolto ci apre alla sua stessa esperienza di amore di cui ci fa partecipi [Evangelo].
Come Abramo, nel buio della comprensione [Genesi 12 – I lettura], Gesù esce dalla “sua terra” verso di noi, per condurci nel cammino dell’esistenza, capaci di cogliere i segni di una speranza invincibile.
L’apostolo Paolo focalizza questa esperienza nella chiamata a far parte di un popolo da Lui santificato, glorificato, dal suo amore. [Timoteo 1 – II lettura]
“Il settimo giorno” è quello in cui noi celebriamo l'eucaristia, momento nel quale la nostra assemblea rende grazie al Padre che ci introduce -attraverso la trasfigurazione del suo Figlio- nelle opache vicende della nostra esistenza umana ed opera in noi una vera e profonda trasformazione: la comunione con il suo corpo glorificato è infatti il pegno che anche il nostro corpo corruttibile sarà trasfigurato, reso conforme al suo corpo risorto (cf Filippesi 3,20-21).
Preghiamo con la Liturgia
O nostro Padre,
che hai accompagnato nella fede i nostri predecessori
e per mezzo del Vangelo hai fatto risplendere la Vita,
aprici all’ascolto del tuo Figlio,
perché, accogliendo in noi il mistero della sua croce,
possiamo essere con lui trasfigurati nella luce
della sua risurrezione.
Amen.
Nessun commento:
Posta un commento