sabato 14 febbraio 2026

LIBERI da…di… per… con… - Domenica 15 febbraio 2026

 

Vicina è la Parola










15 febbraio 2026

Domenica VI anno/a

Siracide 15,16-21 / Salmo 118

1Corinti 2,6-10

Matteo 5,17-37*

LIBERI da…di… per… con…

            La nostra esistenza è segnata da scelte che in gran parte ne determinano la direzione. In molte di queste siamo stati consapevoli, in molte altre solo parzialmente o addirittura completamente ignari. Non sapremo mai veramente come e dove saremmo se avessimo scelto diversamente, ma ora siamo qui e ogni giorno abbiamo la possibilità di fare nuove scelte, liberandoci anzitutto “dai” ripensamenti nostalgici e “dai” rimorsi, e cogliendo nuove opportunità “di” proseguire il nostro percorso ponendo come obiettivo il “per” chi valga la pena spendere le nostre energie e investire le nostre personali risorse.
            Non siamo soli in questa impresa, sappiamo di poter contare sulla presenza di Qualcuno che si pone in dialogo con noi attraverso l’incontro con altri e altre che possono diventare compagni in questa avventura che è l’esistenza umana.

Contestualizzazione evangelica di Matteo 5,17-37*
            Cosa c’è “di più” nel Vangelo di Gesù rispetto a quello che ci ha trasmesso la Legge di Mosè, una giustizia sempre più grande? Questo è stato per un po’ di tempo l’interrogativo che ha animato le prime comunità cristiane provenienti dal giudaismo (cf Galati 4,31). Hanno cercato una risposta nelle memorie dell’insegnamento proposto dal Nazareno e la narrazione di Matteo ha elaborato una proposta più articolata ed esaustiva.
            Forse a noi sembra che questa problematica non ci riguardi più direttamente, ci pare di avere altri problemi da affrontare oggi come credenti nel mondo.
Eppure l’appello evangelico è lo stesso: la libertà dell’amore (cf Galati 5,1-18; 1Corinzi 8,1.9; 9,1 ss.). Era già questo ad essere contenuto nella Torah: un dono di Dio offerto gratuitamente al suo popolo, un’alleanza per imparare a “vivere nella libertà” sostenuta solo dalla sua tenerezza e misericordia, fedeltà e compassione (cf Esodo 34,6) che Gesù stesso ha compiuto e che noi possiamo soltanto accogliere e fare nostra come avvenimento di salvezza che viene da Dio.
            Forse una pretesa troppo ingenua, troppo facile da eludere e deludere?
            La storia della salvezza contenuta nella Scrittura ce lo attesta.
            Una proposta troppo fiduciosa nelle reali possibilità umane, abili a trovare scorciatoie e contraffazioni che finiscono per snaturarne il senso?
            Gesù ha ben chiaro tutto questo e il racconto evangelico di Matteo nei capitoli dal 5 al 7 smaschera ogni inganno in quel “Ma io vi dico” così perentorio e nello stesso tempo innovativo: la tangenza con la giustizia di Dio è così all’infinito, nella fede in Lui giustizia che viene da Dio (cf Filippesi 3,9). “Ma io faccio così…” potrebbe essere il senso di quell’ammonizione.
             Non un “rammendo su uno strappo”, ma “vino nuovo in otri nuovi” (cf 9,16-17), cominciando proprio a far nuove le persone con la sua parola e la sua cura (cf 4,23-25) vera novità messianica (cf Isaia 43,18, Apocalisse 21,5).
            Un “compimento” che non è la ciliegina sulla torta, ma la reale possibilità di non fallire ancora verso le promesse contenute nella Legge stessa. L’amore, che il Nazareno porta a compimento nella sua morte (Luca 23,47) e che dona come unico “suo e nuovo comandamento” (cf Giovanni 15,12; 13,34), è l’unico tracciato di sviluppo autentico della libertà umana.
            Da essa la parola evangelica, articolata in tutto “il discorso della montagna”, intende far emergere il meglio dell’umano che c’è in ciascuno di noi “davanti al Padre” che è tale perché di tutti senza distinzioni [celeste], in un rapporto di filiale fraternità: “il tuo fratello”, ripetuto come un ritornello qui e lungo tutto il racconto evangelico di Matteo (cf 5,23.45).
       Le sei ipertesi che l’insegnamento di Gesù -in Matteo- pone, affermano con forza la “novità” di Chi, da ebreo radicale, ha l’autorità di porsi in alternativa a ogni precettistica fine a se stessa, di superarla e di ritornare alla radice di ogni comportamento etico: “per Chi, perché e come” dove lealtà e sincerità declinano la gratuità e la creatività dell’amore!

Ambientazione liturgica
        L’ingresso nella celebrazione liturgica di questa domenica è accompagnato da un’antifona che si rivolge al Signore “difesa, rocca e fortezza che mi salva… mio rifugio; guidami per amoreche implica nella piena libertà [Salmo 30,3-4] e ci ricorda anzitutto che il Risorto è in mezzo ed             Egli compie anzitutto in sé quello che nella Parola chiede a noi.
     Il richiamo “Se tu vuoi puoi…” fa leva proprio sulla piena libertà umana e sulla sua responsabilità nelle scelte - spesso in alternativa tra loro - ma sempre in relazione alla volontà del Signore [Siracide 15 – I lettura] che non si pone come spettatore imparziale, ma in costante dialogo con noi; così su di Lui si fonda la nostra “beatitudine”, non sulla nostra riuscita!
      Egli ci dona una nuova e profonda capacità di vedere e di discernere che ci consente di “custodire con tutto il cuore la Parola… di metterla in pratica” [Salmo 118] nel realizzare la nostra esistenza.
      Opposto è l’atteggiamento dei “dominatori di questo mondo” che sotto la pretesa di renderci autonomi e indipendenti, addirittura più sicuri, contrabbandano ben altre leggi, mentre lo Spirito di Dio scruta tutto e ci permette di vedere quanto Dio ci ami. Lo abbiamo visto compiuto nella morte e risurrezione, nella cui esperienza riceviamo anche la vera sapienza [1Corinzi 2 – II lettura].
        È stato infatti lo sguardo illuminato di Gesù nel “togliere il velo” su quello che, anche se non del tutto capito, può però essere anche da noi vissuto. [Acclamazione all’Evangelo Mt 11,25].
        Nel momento in cui presentiamo le nostre offerte all’altare ricordiamoci bene delle parole del Rabbi Nazareno: sono rivolte a noi oggi che purtroppo abbiamo abolito anche il timido segno del dono di Pace, con l’alibi del contatto contagioso.

Preghiamo con la Liturgia
O nostro Padre,
che nel tuo Figlio riveli la pienezza della Legge
fondata sul tuo amore,
fa’ che il popolo cristiano qui radunato
per offrirti l’offerta di sé stesso a noi,
sia coerente con le esigenze del Vangelo,
diventando così strumento fraterno di riconciliazione
e di pace in questo mondo.
Amen.

2 commenti:

  1. Sono sei "ipertesi", non "antitesi"; il Nazareno matteano non va oltre il giudaismo in quanto tale, ma oltre la componente giudaica precettistica.

    RispondiElimina
  2. Dio non sta alla nostra portata. Per questo, determinare autoritariamente: “Dio è così”, “Dio dice questo”, “Dio vuole questo”…:tutto questo linguaggio è il più falso che possiamo usare. E dunque, prescindiamo da Dio? Non dico questo. Il compito più urgente della teologia è spiegarci quello che significa, in questo momento, la frase del Vangelo: “Quello che avete fatto ad uno di questi (poveri, ammalati, detenuti, stranieri…), lo avete fatto a me (al Signore)” (Mt 25, 17‐40). Dio, più che una questione di credenze, è una questione di comportamento. (J.M. Castillo)

    RispondiElimina

LIBERI da…di… per… con… - Domenica 15 febbraio 2026

  Vicina è la Parola 1 5 febbraio 2026 Domenica VI anno/a Siracide 1 5,16-21 / Salmo 118 1Corinti 2,6-10 Matteo 5,17-...