venerdì 16 gennaio 2026

Essere riconosciuti

 

    Vicina è la Parola


18 gennaio 2026

II Domenica dell’Anno/A

Isaia 49,3…6 / Salmo 39

1Corinzi 1,1-3

Giovanni 1,29-34


Essere riconosciuti

Per ogni persona sembra essere fondamentale, nella formazione della propria identità e consapevolezza di sé, il fatto che qualcun altro possa “riconoscerla” nella sua individualità.
Il percorso di conoscenza di sé, con la necessaria autostima, si afferma nel sentirsi percepiti come tali e riconosciuti anche nella propria alterità.
Che qualcuno dica: “Ah… ma sei tu!”, costituisce un piccolo ma fondamentale contributo al nostro diventare adulti.
Scambiati per qualcun altro, non chiamati per nome, non ricordati per chi siamo… rischia di minacciare in misura diversa la nostra stabilità affettiva e di creare un dispiacere sottile ma profondo. Così, a volte, ci sentiamo in dovere di chiarire chi siamo davvero noi, sia per uscire da ogni fraintendimento, sia per affermare la nostra identità… ben lungi da quel supponente: “Lei non sa chi sono io!”.

Contestualizzazione evangelica di Giovanni 1,29-34

La testimonianza del Battezzatore, annunciata già nel prologo (cf Giovanni 1,6-8.15.19.32.34), ora prende parola e anzitutto attesta la sua identità incalzato dalla domanda “Chi sei tu?” (v. 19). È un’affermazione che non nega sé stesso ma mette in evidenza qualcun altro (cf v. 8.20-23); “una voce nel deserto” la cui missione è “preparare la Via” indicando a chi lo segue: Ecco è Lui! che percorre le nostre strade e cammina con noi (v. 29).
Il racconto evangelico di Giovanni, nella sua narrazione originaria, si fonda sulla dinamica della conoscenza nella dialettica «luce/tenebre» e «mondo/suoi» (cf 1,5.10.11).
Il termine «mondo = kòsmos» è citato nel vangelo circa 78 volte e 105 nell’intera opera giovannea ed è usato con quattro significati diversi:
1. geografico di terra: “[Egli] è venuto nel mondo…
2. antropologico di umanità: “Egli era nel mondo…
3. cosmologico di universo: “...e il mondo fu fatto per mezzo di lui…
4. teologico (= la religiosità mondana): “...eppure il mondo non lo riconobbe” (cf vv. 31.33).
Con l’incarnazione del Figlio/Logos, noi umani possiamo passare dalla non-conoscenza alla visione/contemplazione, senza più barriere: vedere, manifestare, contemplare e testimoniare sono tutti verbi inerenti a una conoscenza basata su una relazione che impone un'esperienza, cioè un contatto e una trasfusione di vita (cf vv. 12-14.18) fino all’intimità con Colui che passeggiando ora lungo il litorale incrocia il nostro cammino: chiunque infatti ora può incontrarlo! (cf vv. 29.33.34).
Spesso non conosciamo perché non vogliamo sperimentare e ci limitiamo alla superficie; non vediamo perché guardiamo distrattamente; non contempliamo perché abbacinati da luci appariscenti; non ci apriamo alla visione perché navighiamo a vista, senza farci guidare. Abbiamo paura di Dio perché temiamo noi stessi o non ci fidiamo a sufficienza di noi stessi di cui abbiamo poca stima.
Giovanni ri-conosce Gesù solo dopo avere visto su di Lui lo Spirito di Dio (v. 34), comprende le parole di Isaia (cf Is 11,2; 42,1-7; 61,1) ed è ora in grado di riconoscere e presentare Gesù come «agnello di Dio che toglie/porta via il peccato del mondo» (v. 29), attribuendogli la funzione del Servo di YHWH: «Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori… è stato trafitto per le nostre colpe» (Is 53,4; in aramaico, tàlya significa sia «servo» che «agnello» per cui è lecito supporre anche in Gv questa ambivalenza).
Siamo difronte a un anticipo della Pasqua dove il servo sarà immolato come agnello, e in germe alla fede pasquale: «E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio» (v. 34 cf 1Gv 1,1-4) già presente nella comunità giovannea che deve diventare nostra nel riconoscere e testimoniare che la missione di Gesù Cristo nel mondo è la sua liberazione da ogni incapacità di autentica realizzazione. Attraverso la sua morte donata per amore di tutti Egli libera ogni essere umano da questa impossibilità “mondana” di autentica conoscenza dell’amore di Dio [= peccato] e si pone come principio di una nuova creazione (cf 15,16; Colossesi 1,15).
Ascoltando questo evangelo siamo immersi in un cammino catecumenale che ci introduce nella piena conoscenza della personalità di Gesù. Il vangelo di Giovanni ruota attorno alla domanda cruciale: «Chi è Gesù» (cf 12,34; 1,21.22; 8,25; 21,12). La nostra esistenza ora può rispondervi, l'ascolto comunitario e interiore della Parola ci dà forza e senso per affrontare questo cammino. Anche noi lo interrogheremo, alle sue calcagna come i due discepoli del battezzatore, incuriositi dalla sua dichiarazione: “Ecco l’Agnello di Dio. Allora Egli ci parlerà: Venite e vedrete! La Parola del Padre che ha attraversato i secoli e che “in molti modi ha parlato a noi… il Figlio” (Ebrei 1,1-3) taceva fino a quel momento, ma quando sarà possibile instaurare un dialogo si porrà come domanda e come proposta di vita insieme.

Annotazione liturgica

Siamo nel “Tempo della Manifestazione del Signore” celebrata nei “tria miracula”: l’Epifania ai Magi (6 gennaio) il Battesimo nel Giordano (11 gennaio) le Nozze di Cana (II domenica/c). Gesù Nazareno si manifesta come l’Inviato del Padre prima ai lontani (i maghi d’oriente), poi al suo popolo Israele nel fiume Giordano e indicato da Giovanni come l’Agnello di Dio che prende su di sé il peccato del mondo (cf 1.29, infine ai suoi discepoli in Cana di Galilea (cf Gv 2,11-12).
La sua esistenza storica manifesta Gesù come “il Figlio amato e inviato” (documentata dalle diverse narrazioni evangeliche), ma questi tre eventi “inaugurali” ci rivelano che essa parte dai più lontani per arrivare i più vicini, dai pagani erranti e in ricerca ai discepoli attratti dal Maestro… per una conoscenza inclusiva e unificante che indica anche a noi come vivere in una comunità cristiana che cerca di seguirlo.
Questa II domenica dell’anno, nei cicli A e B, ci propone la “testimonianza di Giovanni il battezzatore ai suoi discepoli (cf 1,19.29-34) e la loro successiva chiamata a seguire il Maestro (cf vv. 35-42). Questa singolare collocazione liturgica nel ciclo A esula dallo schema generale che legge quasi integralmente il vangelo secondo Matteo; inoltre nel triennio si propone la lettura dell’intera prima settimana della vita pubblica di Gesù nel racconto evangelico di Giovanni che, dopo il Prologo, è cadenzata dal ritmo dei giorni: da «il giorno dopo» (per tre volte cf 29.35.43) fino alle nozze di Cana, introdotte dall’indicazione temporale «tre giorni dopo/il terzo giorno» (cf 2,1).
La nostra assemblea liturgica è così connessa non solo a quella di Israele ai piedi del Sinai che si purificava per tre giorni prima di ricevere la Toràh, ma al nascente gruppo dei discepoli nell’accogliere il dono della nuova ed eterna alleanza (vino / sangue) per una nuova umanità.

La Parola liturgica

Fin dall’inizio della celebrazione eucaristica sperimentiamo la vittoria dell’amore su ogni forza ostile alla nostra umanità, che proprio in essa si è immerso e ha iniziato il suo cammino di liberazione non come “sovrano” (Ciro) ma da “servo” che, proprio perché “libero”, prende su di sé e toglie da ogni persona il peso del suo fallimentare destino [Isaia 49 – I lettura].
Siamo chiamati anche noi, “tutti insieme” a questa esperienza, immergendoci nel suo amore gratuito che per primo in noi e in tutti si è immerso [1Corinti 1 – II lettura].
Così ci sarà possibile riconoscerlo e chiamarlo con il suo vero “nome” [Giovanni - Evangelo] e proclamarlo vero liberatore di tutti con il canto della lode e della gratitudine [Salmo 39].

Preghiamo con la Liturgia

O Padre,
che per mezzo di Cristo,
Agnello pasquale e luce delle genti,
chiami tutti gli esseri umani superstiti
a formare il popolo della nuova alleanza,
conferma in noi la grazia del Battesimo,
perché con la forza del tuo Spirito
proclamiamo il lieto annuncio del Vangelo.
Amen.

venerdì 9 gennaio 2026

IMMERGERSI


Vicina è la Parola
11 gennaio 2026
Battesimo del Signore/A


 Isaia 42, 1…7 / Salmo 28
Atti 10,34-38
Matteo 3,13-17
 
Immersione
Quelli che pensavano di non poter essere amati da Dio,
quelli che non osavano andare al di là della soglia del Tempio,
quelli che non pregavano perché non se ne sentivano degni.
Gesù è venuto per tutti, anche per loro,
e comincia proprio unendosi a loro.
Gesù apre la porta dei Cieli,
e da quella breccia discende lo Spirito
E dall’alto una voce proclama la verità stupenda:
Tu sei il Figlio mio, l’amato”.
Francesco, 28 ottobre 2020

Scendere
Io pensavo che per arrivare a Dio fosse necessario salire,
salire, e invece, leggendo il Vangelo, ho capito
che per arrivare a Dio bisogna scendere,
scendere, scendere.
Perché tutto il mistero di Gesù Cristo non è altro che una discesa:
è disceso per farsi uomo,
è disceso nascendo a Betlemme nella povertà,
è disceso vivendo a Nazareth nell’umiltà,
è disceso soprattutto nel mistero della croce”.
Charles de Foucauld
 
Contestualizzazione evangelica e liturgica di Matteo 3,13-17
Tutti i racconti evangelici, nel loro inizio, si riferiscono alla figura di Giovanni “il battezzatore”, la sua predicazione che attualizza le profezie di Isaia riguardo al Messia, il suo incontro con Gesù Nazareno e, con più o meno enfasi, la sua immersione nel fiume Giordano (Marco 3,13-17; Matteo 1,9-11; Luca 3,1-20).
Il gesto proposto dal profeta predicatore, faceva rivivere al popolo quanto era avvenuto al suo ingresso nella “terra promessa” dall’attuale Giordania dopo 40 anni di vagare nel deserto. Il guado del fiume in piena fu, per le tribù guidate da Giosuè, il rinnovamento dell’alleanza con Dio: “Onorerete il Signore, vostro Dio, e gli ubbidirete per sempre” (Giosuè 3,1- 4,11).
Giovanni era consapevole che per la sua gente, quell’immersione nel Giordano, poteva essere un segno della volontà di ritornare al Signore e di ritrovare la propria dignità di Popolo in un momento di oppressione e di sfiducia, ma che occorreva in realtà un’immersione nello Spirito e questa poteva compierla solo il suo Inviato (cf Matteo 3,11).
Paradossalmente, il Nazareno inizia invece il suo ministero messianico immergendosi, mescolandosi tra la folla dei “peccatori” e facendosi immergere dal Battezzatore proprio in quelle acque. Così, mentre riemergere, vede che anche l’Altissimo “rompe il suo cielo” e scende con il suo Spirito secondo le memorabili profezie di Isaia [42,1 – I lettura; 11,2; 63,11.19]. “È il punto di inserimento ultimo della Presenza di Dio nella nostra umanità: l’identificazione fino al limite estremo, la condizione di peccatori. Condivide da servo, per liberare da ogni schiavitù il suo popolo e il genere umano” (Comunità monastica di Viboldone).
Così Egli esprime il suo essere Figlio obbediente al Padre, nell’amore che si china per servire fino all’immersione nell’oscurità della morte (cf Isaia 9,1) per riemergere, non più da solo ma con tutta l’umanità, alla vita nuova nello Spirito, nell’amore.
Il Giordano è infatti anticipo della Pasqua: “Gesù, passando ovunque in mezzo a noi, apre una via di umanizzazione aperta a orizzonti inauditi, proprio attraverso il servizio da sorelle e fratelli tra altri fratelli e sorelle”, risvegliando in noi la forza feconda dell’Amore, Soffio vitale, Fuoco che consuma e unisce” [Atti 10 – II lettura].
“Egli entra nelle acque dove Naaman il Siro si era bagnato sette volte e la sua carne lebbrosa divenne quella di quando era giovinetto (2Re 5,14). Si immerge fra pietre e sabbie del fiume entro un involucro di natura severa e bella. E immergendovi la sua umanità divina, è lui che consacra e battezza il mondo, le acque, le sponde, la terra… il cosmo.
Il Giordano è questo punto d’innesto della divinizzazione della terra da parte del Figlio di Dio!
Uscendo dall’acqua, egli sta nell’atteggiamento di chi consente una relazione di filialità semplice, delicata, compassionevole e accetta l’irruzione dell’energia divina su di sè; corifeo di quanti, battezzati in lui, sono al suo seguito nel cammino verso il Padre, inizio di una nuova storia dell’umanità rigenerata nell’acqua e dallo Spirito (Giovanni 3,5).
Il Giordano è questo silente testimone di un abbraccio che unisce il mondo di Dio con il mondo umano. È lo scenario di questa penetrante effusione spirituale dall’Alto… Dialogo eterno, comunione intimissima ed effusiva che per un istante si fa udibile nell’indicazione dell’identità di Figlio, nell’accento della predilezione, nella profusione del compiacimento”.
(Cesare Massa, I giorni ardenti. 2002, pp. 98-100)
 
Ambientazione liturgica
Abbiamo appena concluso il “Tempo Natalizio” e siamo entrati con l’Epifania nel “Tempo della Manifestazione del Signore” che celebriamo nei “tria miracula”: l’Epifania ai Magi (6 gennaio) – il Battesimo nel Giordano (11 gennaio) – le Nozze di Cana (II domenica/c).
Gesù Nazareno si manifesta come l’Inviato del Padre prima ai più lontani, rappresentati dai maghi d’oriente, poi al suo popolo Israele ed infine ai suoi discepoli in Cana di Galilea (cf Gv 2,11-12).
Così li scandisce la Liturgia: “I magi vanno a Betlem e la stella li guida: nella sua luce amica cercan la vera luce. / Il Figlio dell’Altissimo s’immerge nel Giordano, l’Agnello senza macchia lava le nostre colpe. / Nuovo prodigio a Cana: versan vino le anfore, si arrossano le acque, mutando la natura” (Inno dei Vespri).
Oggi la Chiesa, lavata dalla colpa nel fiume Giordano, si unisce a Cristo, suo Sposo, accorrono i magi con doni alle nozze regali e l’acqua cambiata in vino rallegra la mensa, alleluia”. (Antifona al Benedictus)
Nei giorni dal 7 all’11 gennaio le preghiere introduttive alla celebrazione eucaristica chiedono che il Signore si manifesti anche noi con la luce della sua presenza nel mondo come si è manifestato ai Magi nella nostra carne umana, ai nostri antenati nella storia…”.
Tutta la sua esistenza storica ha manifestato di Gesù “il Figlio amato e inviato” e diverse narrazioni evangeliche lo denotano, ma questi tre eventi sono per così dire “inaugurali” e quest’anno abbiamo la possibilità di viverli nelle due domeniche dopo l’Epifania.
È significativo che si parta dai più lontani per arrivare i più vicini, dai pagani erranti e in ricerca ai discepoli attratti dal Maestro… si tratta di una manifestazione inclusiva e unificante che può indicare anche a noi come vivere in una comunità cristiana che cerca di seguirlo.
 
 
Preghiamo con la Liturgia
O Dio, nostro Creatore e Padre,
che nel fiume Giordano
proclamasti Cristo
il tuo amato Figlio
mentre discendeva su di lui il tuo Spirito,
fa’ che anche noi, tuoi figli di adozione,
rinati dall’acqua e dallo Spirito,
possiamo vivere sempre nel tuo amore.
Amen.

mercoledì 24 dicembre 2025

Ancora e sempre NATALE

 

Vicina è la Parola

Giovanni 1,1-18:

Giorno del Natale e Domenica di Natale

Luca 2,1-52:

Notte / Aurora del Natale – Santa Famiglia

 Ancora e sempre Natale…

Comunque sia nata questa Festa nelle comunità cristiane, essa non ci viene riproposta annualmente per celebrare il compleanno di Gesù o per rappresentare la sua presenza di bambino in mezzo a noi.

Continuiamo a festeggiare con ammirazione stupita il mirabile prodigio del “Dio Bambino” che riesce sempre, in qualche modo e dopo duemila anni, a suscitare i nostri migliori sentimenti di tenerezza e di bontà... che nel mondo in cui ci troviamo a vivere, sarebbe già un grande successo!         Tuttavia non credo che Dio abbia “progettato” dal “principio” di “farsi uomo” solo per risvegliare quel tanto di infantile che ancora languisce in noi, ma piuttosto per continuare a tener vivo il senso di umanità che spesso rischiamo di smarrire se non di distruggere!

Contemplarlo Bambino ci permette di arrenderci all’evidenza di un’umanità ancora degna di essere assunta e amata, sempre nuovamente rigenerata.

 

Il Verbo-Parola del Padre è diventato carne

Questo è l’annuncio dell’Evangelo secondo Giovanni (1,14) che ascoltiamo nella celebrazione del “Giorno” del Natale e che riecheggerà nelle liturgie domenicali natalizie.

La comunità cristiana, nata dall’evento della risurrezione, ha sviluppato la sua esistenza storica da quel mistero di morte-vita che il Crocifisso-Risorto continua a celebrare con noi e che ha già iniziato ad esistere nel ventre di Maria quando la divinità del Figlio si è unita con la sua e nostra umanità.

Una Parola che è Vita / Luce di ogni essere umano e che noi abbiamo visto nella sua piena manifestazione [gloria del Padre], amore gratuito e verità.

Un dialogo primordiale che coinvolge ed include silenziosamente ogni essere vivente, inesorabilmente prima ancora che qualcuno riesca a sentirlo.

La Parola proclamata ora nella comunità non viene più dall’alto, ma emerge dalla nostra stessa umanità, si esprime con le nostre parole… finalmente udibile e comprensibile.

Le Letture bibliche che ascoltiamo in questo tempo natalizio ci testimoniano “le cose che si dicevano di Lui”… mentre ancora nessuno nemmeno lo aveva sentito parlare.

Eppure quanto dice a chi lo incontra!

I pastori se ne tornarono, glorificando Dio, per tutto quanto avevano udito e visto” (Luca 2,20). Se lo passano di braccia in braccia, e chi lo vede finalmente vede la Luce (cf 2,28.32); gli altri dicono di Lui cose mai udite che fanno lo stupore di suo padre e sua madre (cf 2,33), ma Lui tace ancora.

È ancora Maria che custodisce tutte questi fatti-parole [cose] meditandole nell’intimo di lei…. come è chiamato a fare ciascuno di noi “vivendo la Parola”.

 

Cieco Natale

Natale: i temi sono esauriti.

E tuttavia c’è sempre spazio

nel cuore perché un altro

fiocco di neve riveli lo schema.

 

L’Amore bussa con dita così gelate.

Guardo fuori. Nell’ombra

di un Dio così vasto, io tremo, incapace

a causa del bianco di scoprire il bambino

R.S. Thomas, Blind Noel, in No Truce with the Furies.

 

 

In preghiera

O Dio, nostro Creatore e Padre,

in modo mirabile hai fatto l’essere umano a tua immagine,

e in modo ancor più meraviglioso

lo hai rinnovato con la nascita umana del tuo Figlio,

concedi a noi di partecipare alla vita divina di Cristo,

che oggi è divenuto nostro fratello.

venerdì 19 dicembre 2025

Vicina è la Parola 21 dicembre 2025 Domenica IV dell’Avvento/A Dio è con noi!

 Vicina è la Parola 
21 dicembre 2025
Domenica IV dell’Avvento/A
Isaia 7,10-14S/ Salmo 23,1-8
Romani 1,1-7
Matteo 1,18-24


Dio è con noi! 

È questa la promessa che attraversa la storia della salvezza e che si realizza OGGI mentre siamo riuniti per la celebrazione eucaristica nella quale risuona l’annuncio dell’incarnazione del Figlio di Dio, l’Emmanuele: Dio-con-noi.

Le promesse di Dio si realizzano nella storia di un popolo, di una famiglia, di un uomo Giuseppe sposo di Maria e nella nostra esistenza personale.

Tutto cambia nella logica dell’amore del Padre che realizza il suo progetto di salvezza per tutti gli esseri umani, anche se nulla appare e se il segno contrasta con ogni altra affermazione di forza e di potenza umana. 


Oggi, nella Parola

Il profeta Isaia [I lettura] prefigura il realizzarsi del sogno dell’umanità nuova e di Dio nel "segno" che Egli stesso darà al re Acaz, sconfiggendo le sue paure e le sue false sicurezze: una ragazza, già in tempo di nozze, darà alla luce un figlio: Dio-con-noi. 

Ora questa profezia si è realizzata per ogni persona umani, annuncia l’apostolo Paolo ai cristiani di Roma [II lettura]: tutti sono gratuitamente amati dal Padre con un amore “fatto carne in Gesù” che è diventato il Signore della vita con la sua risurrezione più forte della morte.

L’inaudito di Dio, avviene nell’esistenza di due giovani promessi sposi: Maria e Giuseppe che hanno ascoltato e accolto il suo annuncio, nell'obbedienza e nella fedeltà, facendo spazio alla sua Vita generata in loro e prendendosene cura, così che ogni credente potrà farne esperienza [Evangelo di Matteo].

Colmati di gioia per l’amore che ci è donato, con il Salmo 23 acclamiamo al Signore che vive tra noi.

Il seme fecondo di una umanità nuova, svolta epocale, si compie oggi nel mistero pasquale di questa eucaristia che celebriamo nell’attesa del suo ritorno glorioso.

Come sempre, la Parola ci interpella e ci chiede una scelta: fermarci esitando e calcolando, o aprirci con fiducia ad accogliere il sogno di Dio per tutti gli esseri umani?


Oggi della nostra storia

“Egli, che come Dio era Tutto,

ma sempre dall’altro lato del confine,

nell’eterno riserbo;

è venuto al di qua del confine

ed è stato ora presso di noi, con noi.

Di questo evento parla il Natale.

Questo è il suo contenuto, questo soltanto”.

Romano Guardini


giovedì 11 dicembre 2025

Vicina è la Parola 14 dicembre 2025 Avvento domenica III/A

 Vicina è la Parola 

14 dicembre 2025

Avvento domenica iii/a


Vicina è la Parola 

14 dicembre 2025

Avvento domenica iii/a











Una speranza per tutti: Dio si è fatto vicino!

Annuncio di gioia per chi da povero si fida di Lui.

Isaia 35,1…10 / Salmo 146,7-10

Giacomo 5,7-10

Matteo 11,2-11


Che effetto fa la GIOIA?

“Dov’è la GIOIA, dov’è… mi chiedo dov’è. Dimmi dov’è…” cantavano le Vibrazioni a Sanremo2020 e mi ritorna nel celebrare questa III domenica dell’Avvento.

Si saranno chiesti lo stesso i deportati in Babilonia ritornati in patria, 

“i riscattati dal Signore”, dopo aver percorso “una strada [da Lui] appianata… una via santa”. 

Dov’è ora quel “giubilo in Sion”? Eppure avevano “irrobustite le mani fiacche e le ginocchia vacillanti, gli smarriti di cuore”. 

Le cronache di Esdra e Neemia ci dicono che non è stata tutta una festa!

Mettendosi in cammino avevano creduto alla gioiosa profezia di Isaia [35 - l lettura]

“Si rallegri il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. 

Come fiore di narciso fiorisca. Sì! Canti di gioia e con giubilo”. 

Anche ai ciechi si apriranno gli occhi… ai sordi gli orecchi… la lingua del muto griderà di gioia.

Una volta ritornati, devono ancora continuare a credere che “felicità perenne splenderà 

sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto”.

Una delusione? 

Forse… oppure una ricerca e un cammino che non finiscono mai.


Ambientazione liturgica

“Sei tu Colui-che-deve-venire e dobbiamo aspettarne un altro?” [Matteo 11 – Evangelo]

Ci sorprende che questa domanda venga proprio da chi il Messia avrebbe dovuto riconoscerlo bene, da colui che lo aveva “indicato presente nel mondo” (cf Giovanni 1,6-8.15; 19-36). Ora, incarcerato da Erode, e forse deluso anche lui perché “Chi viene” non si presenta come “un giustiziere” (cf Matteo 3,1-12), uno che compie sì le profezie, ma con una “buona notizia rivolta ai poveri”: “Beati i poveri nello spirito… quelli che piangono… che bramano un nuovo rapporto con Dio... e sono perseguitati” (cf Mt 5,1-10) come adesso il battezzatore.

Ci sono dei segni… ma occorre saperli vedere.

Saper ascoltare per vedere!

In mezzo agli innumerevoli segni di dolore e di morte che ci assillano occorre essere capaci di cercare quelli di vita. Come fa “l’agricoltore che aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto… la venuta del Signore”. [Giacomo 5 – II lettura]

Abitiamo una terra che non è più solo nostra (una “valle di lacrime”), ma una terra abitata dalla sua definitiva e fedele presenza [Salmo 145], che Lui ha reso feconda e capace di far fiorire la gioia!

Mi chiedo, celebrando l’eucaristia con la mia comunità, con quale coraggio i miei fratelli presbiteri di Gaza o di Goma… proclameranno questa Parola e con quale stato d’animo le loro comunità l’accoglieranno. I loro volti saranno sicuramente rigati di lacrime che si asciugheranno gli uni gli altri, sentendo sul loro viso la carezza del Signore.


Ecco dov’è la gioia!

Cerco di capire quello che non so capire
fuori vola polline e ho creduto fosse neve
e non mi sento contento.
Chissà se poi sono io quello allo specchio.

Cerco dai vicini la mia dose giornaliera
di sorrisi ricambiati per potermi poi sentire
socialmente in pace con il mondo e con il mio quartiere.

Chiedimi se dove sto sto bene, se sono felice.
Chiedimi qualsiasi cosa, basta che mi dici

Dov'è, dov'è, dov'è, dov'è la gioia, dov'è…

Mi chiedo dov'è quel giorno che non sprecherai.
Il cielo rosso, l'orizzonte.
E l'odio arreso al bene dov'è, mi chiedo dov'è?

Cerco di sentire quello che non so vedere.
La mia solitudine è sul fondo di un bicchiere
d'acqua che m'inviti a bere.
Ho sete di stupore, mi puoi accontentare?

Chiedimi se sono fuori posto in questo posto.
Chiedi tutto basta che qualcuno mi risponda adesso.

Dov'è, dov'è, dov'è, dov'è la gioia, dov'è…

Mi chiedo dov'è?

E rimango già qui, rimango così e non ci penso più.
Ho una clessidra ferma al posto del cuore
e un piano alto dove puoi vedere tutto.
Rimango così, rimango così e non ci penso più
E allora chiedimi se sono fuori posto in questo posto.
Chiedi tutto basta che qualcuno mi risponda adesso.

Dov'è, dov'è, dov'è, dov'è la gioia, dov'è…


https://LeVibrazioni.lnk.to/Dove












Essere riconosciuti

       Vicina è la Parola 18 gennaio 2026 II Domenica dell’Anno/A Isaia 49,3…6 / Salmo 39 1Corinzi 1,1-3 Giovanni 1,29-34 Essere riconosc...