Vicina è la Parola
Domenica 8 MARZO 2026
III di Quaresima/A
Esodo 17,3-7 / Salmo 94 /Romani 5,1…8
Giovanni 17,1-9
Contestualizzazione evangelica di Giovanni 4,5-42
L’episodio inaugurale della “Nozze a Cana” è un segno che manifesta l’identità messianica di Gesù e la sua opera che avrà il compimento nella sua Pasqua. Così Egli ottiene la fiducia dei suoi discepoli (cf 2,1-12) confermata anche dal definitivo superamento del ruolo del Tempio e suo significato: ora è Gesù stesso il “luogo” autentico dell’incontro con il Padre nel reciproco riconoscimento con Lui (cf 2,13-25).
Un uomo vuole conoscere Gesù e sé stesso più profondamente: Nicodemo che scoprirà la possibilità di “rinascere” dallo Spirito incontrando Colui che viene mandato per amore del “mondo”, Luce per nulla teorica che fa accedere alla Verità in un rapporto diretto con Dio (cf 3,1-21).
Si esaurisce così “la testimonianza del Battista” (cf 1,6-8.15. 19-36) e ora, infatti, chiunque si “fida” di Gesù riceve in dono la Vita, sia i primi discepoli (cf 1,37-51) che “tutti quelli che accorrono a Lui” (3,22-36).
È quello che avviene a Sichar presso il pozzo di Giacobbe, con una donna e tramite lei con altri samaritani, anche con i discepoli… tutti in qualche modo alla ricerca della verità.
Un dialogo “rivelativo” di riconoscimento reciproco, d’identificazione, di manifestazione:
vv. 3-6: Gesù attraversa la Samaria (via più ostile per salire in Galilea; la più breve era la valle del Giordano). Egli non schiva, anzi cerca il contatto degli eretici Samaritani, tanto disprezzati dai Giudei (cf 8,48; per contro Luca 10,29-37).
Gesù “affaticato” è indicativo della fatica anche dei futuri missionari evangelici.
L’ora di mezzo giorno (ora sesta; cf 19,14) è lo zenit: una pienezza di luce che non ammette ombre. Che a quell’ora, la più calda e la più luminosa, la donna vada al pozzo ad attingere acqua indica che lei non voglia essere vista o incontrare nessuno.
v. 7 La scena è tipicamente biblica: nelle storie dei patriarchi è narrato l’incontro di un uomo stanco, incaricato di una missione straordinaria, con una donna eletta presso una fonte (cf Genesi 24,1ss.; 29,1ss.; Esodo 2,15ss).
Il pozzo “biblico”, luogo di incontri amorosi, di fidanzamenti, di matrimoni è il retroterra significativo dell’episodio giovanneo, ma qui però Gesù siede sulla sorgente e questo significa che Egli è Colui che prende il posto, per sempre, dell’antica sorgente, la Toràh e il Tempio, che offre «acqua viva» (quella che sgorgherà poi dal suo costato aperto cf 19,34).
“Dammi da bere” è la richiesta insolita per gli usi vigenti allora e addirittura scandalosa per un Rabbi, la donna infatti era disprezzata e considerata di rango inferiore, figurarsi poi una samaritana.
v. 9 È quindi comprensibile la meraviglia della samaritana. Quell’uomo seduto presso il pozzo, addirittura sulla sorgente, solo (cf v. 8), è uno che non rispetta le barriere dettate dalle consuetudini.
v. 10 Il tono del discorso sale progressivamente di livello in modo inaspettato per la donna: Gesù pronuncia parole misteriose, provocatorie, adatte a “rilanciare” il dialogo, che sono di progressiva rivelazione (cf 3,3). Infatti Gesù non parla dell’acqua, elemento naturale, ma dell’acqua “viva” che sgorga dalla sorgente e che non ha bisogno di essere attinta con fatica da una cisterna, ma “vivente” che porta vita.
"Se tu conoscessi il dono di Dio: Colui che ti dice…". Il dono dell’acqua viva è quindi una realtà presente: “Dammi il dono di Dio” - acqua viva - che è Gesù stesso” fatto da Lui; esso si identifica con la rivelazione del suo mistero messianico.
Nell’immediato contesto del colloquio al pozzo, l’acqua di cui parla Gesù è la progressiva rivelazione della propria identità e successivamente quella della stessa donna nella Verità che lei dice di sé stessa.
vv. 11-12 L’ambiguità del linguaggio, tipica di Giovanni (cf 2,19ss; 3,3), è voluta da Gesù stesso per arrivare progressivamente a capirsi e soprattutto poi a conoscersi.
“Sei tu più grande…?”. Anche i capi giudei gli rivolgeranno la stessa domanda (cf 8,53).
vv. 13-14 La risposta di Gesù su di sé è in un continuo crescendo, fino al dono dello Spirito (cf 7,37ss.).
v. 15 La samaritana non è ancora al livello proposto da Gesù (cf Simone in 21,17): per “acqua donata viva” lei intende ancora quella materiale che prodigiosamente le risparmierebbe la fatica di andare ogni giorno al pozzo!
vv. 16-19 Gesù sembra cambiare registro e scende su un argomento che può far presa sulla sua interlocutrice, quello della sua vita privata… che rievoca la relazione amorosa tra Dio e Israele come lo aveva declinato il profeta Osea (cf 2,16…22).
La donna capisce che non si tratta tanto di far conoscere suo marito, ma la verità della sua vita e la sua sincerità viene elogiata da Gesù (cf v. 18).
Infatti 5 mariti… più l’attuale uomo in casa sono 6, numero della mancanza/insufficienza (come le sei giare abbandonate per la purificazione dei giudei che Gesù farà riempire d’acqua cf 2,6). Gesù conosce a fondo quella donna e la sua vita amorosa ma non la giudica, glie la ripropone come situazione nella quale si manifesta la necessità del “dono di Dio” che è il settimo marito, lo Sposo messianico, l’uomo della pienezza: il Giudeo (v. 9), il Profeta (v. 19), il Messia (v. 26), il Salvatore (v. 42). “Signore Tu sei un profeta” costituisce il vertice e la chiave d’interpretazione di questa parte del dialogo.
vv. 20-26 Sembra che la donna voglia deviare su un discorso diverso, non troppo privato, molto discusso tra giudei e samaritani: il luogo del culto autentico. In realtà questa focalizzazione è il perno su cui ruota tutto il senso dell’incontro di Gesù con la samaritana.
Non è forse dal “nuovo Tempio”, quello messianico, che sgorgherà l’acqua viva che dove passa tutto fa rinascere e risana addirittura il mare dove sfocerà?! (cf Ezechiele 47,1-9.12).
“Credimi donna”: è un invito alla fiducia nei suoi confronti e a vivere “l’ora” presente come piena opportunità di incontro con il Padre, anticipo di quella pienezza pasquale, inizio di una nuova epoca di una ritrovata comunione tra lui e il mondo.
“In Spirito e Verità”: solo in Cristo, Via-verità-Vita, è possibile l’autentica relazione divina e il “cuore sincero” è il nuovo luogo della comunione con il Padre, in un dinamismo interiore di progressiva apertura ad essa provocato dallo Spirito “sorgente di una nuova e zampillante esperienza spirituale” (cf 7,37-39).
vv. 27-38 I discepoli, ritornando con il cibo, si meravigliano che Gesù parli con la donna e che non abbia più fame, e gli offrono invece la possibilità di manifestare il suo compire a volontà del Padre. Se anche loro vogliono esserne parte devono rientrare in questa logica come coloro che “mietono” nella gioia della salvezza che Gesù evoca (v. 36. 38, cf 8,56ss).
“Lasciò la brocca”: la rivelazione dell’identità messianica di Gesù è arrivata all’apice e quindi ora ogni pretesa è insufficiente e inadeguata. Essa è anche simbolo della Toràh (cf 2,6-8).
vv. 39-42 L’adesione di fede da parte dei samaritani in Gesù che “lo pregarono di rimanere” (cf 15,4s; 1,38s. 41) fino al “terzo giorno”, quello della Pasqua.
Con i samaritani ci sono “i catecumeni” e tutti noi che ora, ascoltando le parole di Gesù, giungiamo alla fede in Lui così che possa dissetare il nostro bisogno di amore e farci scoprire in noi stessi un “cuore” capace di stare in comunione con il Padre (cf 7,40).
Ambientazione liturgica:
al pozzo, Gesù è l’acqua viva che disseta la nostra sete d’amore
Dopo le prime due domeniche introduttive all’itinerario quaresimale, nelle tre successive la Liturgia ci propone alcune “catechesi battesimali e pasquali” attraverso i racconti di Giovanni:
III domenica - Gesù, Dono del Padre, è l’Acqua viva che disseta il nostro bisogno d’amore.
“La samaritana” - Giovanni 4,5-42
IV domenica - Gesù Luce che guarisce la nostra cecità per vedere i segni dell’azione di Dio.
“Il nato cieco” - Giovanni 9,1-41
V domenica - Gesù è la Vita che ci fa risorgere da ogni morte.
“Lazzaro risuscitato” - Giovanni 11,1-45
L’incontro di Gesù con la donna di Samarìa al pozzo di Sìchar [Evangelo di Giovanni 4] è la prima grande “catechesi battesimale/pasquale” (dopo il capitolo 3) per l’antico catecumenato cristiano.
Come Dio aveva donato al suo popolo nel deserto, attraverso Mosè, l’acqua dalla roccia per estinguere la sua sete [Esodo 17 – I lettura] così, attraverso Gesù, Egli manifesta il suo amore gratuito per noi e per tutti [Romani 5 – II lettura].
Un Gesù “assetato”, unico capace di saziare la sete d’amore e di felicità, di relazione autentica con Dio “in Spirito e Verità” di ogni persona. Egli è la presenza dell’amore di Dio in mezzo a noi, nel quale ciascuno può finalmente immergersi e trovare la vita.
In questo modo riceviamo, in Lui, il dono della vita di figli e di figlie del Padre.
Preghiamo con la Liturgia
Nostro
Padre e sorgente della Vita,
che offri all’umanità l’acqua
viva
del tuo gratuito amore,
concedi a noi, tuo popolo,
di annunciare il tuo Figlio Gesù,
salvatore
del mondo
e di amarti nello Spirito e Verità.
Amen.