venerdì 6 marzo 2026

Sete d'amore - Domenica 8 marzo / III di Quaresima'A

 Vicina è la Parola







Domenica 8 MARZO 2026

III di Quaresima/A

Esodo 17,3-7 / Salmo 94 /Romani 5,1…8

Giovanni 17,1-9


Contestualizzazione evangelica di Giovanni 4,5-42

L’episodio inaugurale della “Nozze a Cana” è un segno che manifesta l’identità messianica di Gesù e la sua opera che avrà il compimento nella sua Pasqua. Così Egli ottiene la fiducia dei suoi discepoli (cf 2,1-12) confermata anche dal definitivo superamento del ruolo del Tempio e suo significato: ora è Gesù stesso il “luogo” autentico dell’incontro con il Padre nel reciproco riconoscimento con Lui (cf 2,13-25).

Un uomo vuole conoscere Gesù e sé stesso più profondamente: Nicodemo che scoprirà la possibilità di “rinascere” dallo Spirito incontrando Colui che viene mandato per amore del “mondo”, Luce per nulla teorica che fa accedere alla Verità in un rapporto diretto con Dio (cf 3,1-21).

Si esaurisce così “la testimonianza del Battista” (cf 1,6-8.15. 19-36) e ora, infatti, chiunque si “fida” di Gesù riceve in dono la Vita, sia i primi discepoli (cf 1,37-51) che “tutti quelli che accorrono a Lui” (3,22-36).

È quello che avviene a Sichar presso il pozzo di Giacobbe, con una donna e tramite lei con altri samaritani, anche con i discepoli… tutti in qualche modo alla ricerca della verità.

Un dialogo “rivelativo” di riconoscimento reciproco, d’identificazione, di manifestazione:

vv. 3-6: Gesù attraversa la Samaria (via più ostile per salire in Galilea; la più breve era la valle del Giordano). Egli non schiva, anzi cerca il contatto degli eretici Samaritani, tanto disprezzati dai Giudei (cf 8,48; per contro Luca 10,29-37).

Gesù “affaticato” è indicativo della fatica anche dei futuri missionari evangelici.

L’ora di mezzo giorno (ora sesta; cf 19,14) è lo zenit: una pienezza di luce che non ammette ombre. Che a quell’ora, la più calda e la più luminosa, la donna vada al pozzo ad attingere acqua indica che lei non voglia essere vista o incontrare nessuno.

v. 7 La scena è tipicamente biblica: nelle storie dei patriarchi è narrato l’incontro di un uomo stanco, incaricato di una missione straordinaria, con una donna eletta presso una fonte (cf Genesi 24,1ss.; 29,1ss.; Esodo 2,15ss).

Il pozzo “biblico”, luogo di incontri amorosi, di fidanzamenti, di matrimoni è il retroterra significativo dell’episodio giovanneo, ma qui però Gesù siede sulla sorgente e questo significa che Egli è Colui che prende il posto, per sempre, dell’antica sorgente, la Toràh e il Tempio, che offre «acqua viva» (quella che sgorgherà poi dal suo costato aperto cf 19,34).

Dammi da bere è la richiesta insolita per gli usi vigenti allora e addirittura scandalosa per un Rabbi, la donna infatti era disprezzata e considerata di rango inferiore, figurarsi poi una samaritana.

v. 9 È quindi comprensibile la meraviglia della samaritana. Quell’uomo seduto presso il pozzo, addirittura sulla sorgente, solo (cf v. 8), è uno che non rispetta le barriere dettate dalle consuetudini.

v. 10 Il tono del discorso sale progressivamente di livello in modo inaspettato per la donna: Gesù pronuncia parole misteriose, provocatorie, adatte a “rilanciare” il dialogo, che sono di progressiva rivelazione (cf 3,3). Infatti Gesù non parla dell’acqua, elemento naturale, ma dell’acqua “viva” che sgorga dalla sorgente e che non ha bisogno di essere attinta con fatica da una cisterna, ma “vivente” che porta vita.

"Se tu conoscessi il dono di Dio: Colui che ti dice…". Il dono dell’acqua viva è quindi una realtà presente: “Dammi il dono di Dio” - acqua viva - che è Gesù stesso” fatto da Lui; esso si identifica con la rivelazione del suo mistero messianico.

Nell’immediato contesto del colloquio al pozzo, l’acqua di cui parla Gesù è la progressiva rivelazione della propria identità e successivamente quella della stessa donna nella Verità che lei dice di sé stessa.

vv. 11-12 L’ambiguità del linguaggio, tipica di Giovanni (cf 2,19ss; 3,3), è voluta da Gesù stesso per arrivare progressivamente a capirsi e soprattutto poi a conoscersi.

Sei tu più grande…?”. Anche i capi giudei gli rivolgeranno la stessa domanda (cf 8,53).

vv. 13-14 La risposta di Gesù su di sé è in un continuo crescendo, fino al dono dello Spirito (cf 7,37ss.).

v. 15 La samaritana non è ancora al livello proposto da Gesù (cf Simone in 21,17): per “acqua donata viva” lei intende ancora quella materiale che prodigiosamente le risparmierebbe la fatica di andare ogni giorno al pozzo!

vv. 16-19 Gesù sembra cambiare registro e scende su un argomento che può far presa sulla sua interlocutrice, quello della sua vita privata… che rievoca la relazione amorosa tra Dio e Israele come lo aveva declinato il profeta Osea (cf 2,16…22).

La donna capisce che non si tratta tanto di far conoscere suo marito, ma la verità della sua vita e la sua sincerità viene elogiata da Gesù (cf v. 18).

Infatti 5 mariti… più l’attuale uomo in casa sono 6, numero della mancanza/insufficienza (come le sei giare abbandonate per la purificazione dei giudei che Gesù farà riempire d’acqua cf 2,6). Gesù conosce a fondo quella donna e la sua vita amorosa ma non la giudica, glie la ripropone come situazione nella quale si manifesta la necessità del “dono di Dio” che è il settimo marito, lo Sposo messianico, l’uomo della pienezza: il Giudeo (v. 9), il Profeta (v. 19), il Messia (v. 26), il Salvatore (v. 42). Signore Tu sei un profetacostituisce il vertice e la chiave d’interpretazione di questa parte del dialogo.

vv. 20-26 Sembra che la donna voglia deviare su un discorso diverso, non troppo privato, molto discusso tra giudei e samaritani: il luogo del culto autentico. In realtà questa focalizzazione è il perno su cui ruota tutto il senso dell’incontro di Gesù con la samaritana.

Non è forse dal “nuovo Tempio”, quello messianico, che sgorgherà l’acqua viva che dove passa tutto fa rinascere e risana addirittura il mare dove sfocerà?! (cf Ezechiele 47,1-9.12).

Credimi donna”: è un invito alla fiducia nei suoi confronti e a vivere “l’ora” presente come piena opportunità di incontro con il Padre, anticipo di quella pienezza pasquale, inizio di una nuova epoca di una ritrovata comunione tra lui e il mondo.

In Spirito e Verità: solo in Cristo, Via-verità-Vita, è possibile l’autentica relazione divina e il “cuore sincero” è il nuovo luogo della comunione con il Padre, in un dinamismo interiore di progressiva apertura ad essa provocato dallo Spirito “sorgente di una nuova e zampillante esperienza spirituale” (cf 7,37-39).

vv. 27-38 I discepoli, ritornando con il cibo, si meravigliano che Gesù parli con la donna e che non abbia più fame, e gli offrono invece la possibilità di manifestare il suo compire a volontà del Padre. Se anche loro vogliono esserne parte devono rientrare in questa logica come coloro che “mietono” nella gioia della salvezza che Gesù evoca (v. 36. 38, cf 8,56ss).

Lasciò la brocca: la rivelazione dell’identità messianica di Gesù è arrivata all’apice e quindi ora ogni pretesa è insufficiente e inadeguata. Essa è anche simbolo della Toràh (cf 2,6-8).

vv. 39-42 L’adesione di fede da parte dei samaritani in Gesù che “lo pregarono di rimanere” (cf 15,4s; 1,38s. 41) fino al “terzo giorno”, quello della Pasqua.

Con i samaritani ci sono “i catecumeni” e tutti noi che ora, ascoltando le parole di Gesù, giungiamo alla fede in Lui così che possa dissetare il nostro bisogno di amore e farci scoprire in noi stessi un “cuore” capace di stare in comunione con il Padre (cf 7,40).

Ambientazione liturgica:

al pozzo, Gesù è l’acqua viva che disseta la nostra sete d’amore

Dopo le prime due domeniche introduttive all’itinerario quaresimale, nelle tre successive la Liturgia ci propone alcune “catechesi battesimali e pasquali” attraverso i racconti di Giovanni:

III domenica - Gesù, Dono del Padre, è l’Acqua viva che disseta il nostro bisogno d’amore.

La samaritana” - Giovanni 4,5-42

IV domenica - Gesù Luce che guarisce la nostra cecità per vedere i segni dell’azione di Dio.

Il nato cieco” - Giovanni 9,1-41

V domenica - Gesù è la Vita che ci fa risorgere da ogni morte.

Lazzaro risuscitato” - Giovanni 11,1-45

L’incontro di Gesù con la donna di Samarìa al pozzo di Sìchar [Evangelo di Giovanni 4] è la prima grande “catechesi battesimale/pasquale” (dopo il capitolo 3) per l’antico catecumenato cristiano.

Come Dio aveva donato al suo popolo nel deserto, attraverso Mosè, l’acqua dalla roccia per estinguere la sua sete [Esodo 17 – I lettura] così, attraverso Gesù, Egli manifesta il suo amore gratuito per noi e per tutti [Romani 5 – II lettura].

Un Gesù “assetato”, unico capace di saziare la sete d’amore e di felicità, di relazione autentica con Dio “in Spirito e Verità” di ogni persona. Egli è la presenza dell’amore di Dio in mezzo a noi, nel quale ciascuno può finalmente immergersi e trovare la vita.

In questo modo riceviamo, in Lui, il dono della vita di figli e di figlie del Padre.


Preghiamo con la Liturgia

Nostro Padre e sorgente della Vita,
che offri all’umanità l’acqua viva

del tuo gratuito amore,

concedi a noi, tuo popolo,

di annunciare il tuo Figlio Gesù,

salvatore del mondo
e di amarti nello Spirito e Verità.
Amen.


venerdì 27 febbraio 2026

Un’umanità TRASFIGURATA 1° MARZO 2026 II domenica di Quaresima/A

 Vicina è la Parola

1° MARZO 2026

II domenica di Quaresima/A

Genesi 12,1-4 / Salmo 32

2Timoteo 1,8-10

Matteo 17,1-9


Un’umanità TRASFIGURATA

Già i volti di chi incontriamo quotidianamente sono un invito alla ri-conoscenza, ma essa è spesso ostacolata dalla diffidenza e dalla perplessità verso gli sconosciuti; alcuni ci attraggono, altri ci incuriosiscono quasi che volessimo scorgere nei loro tratti qualcosa di familiare o di ostile per cui avvinarci o fuggire, anche solo dallo sguardo.

Volti sfigurati e dilaniati dagli ordigni piovuti dal cielo; auto-generati o ri-generati… da quale GAN? Abbiamo abbastanza specchi per vederci invecchiare, dimagrire… perplessi come se ci vedessimo per la prima volta?

Il Volto che ai nostri occhi oggi viene illuminato è trasfigurato dall’amore; amato, e dunque riconosciuto quale capace di amarci a sua volta e addirittura di guarirci anche solo col suo sguardo.


Contestualizzazione evangelica di Matteo 17,1-9

Il percorso terreno del Messia nazareno inizia in Galilea lungo le coste del mare di Tiberiade, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali (cf 4,12 ss.; 9,35ss.) e poi prosegue dal monte al piano sconfinando in territori stranieri e a volte ostili, raggiungendo il cuore delle persone più semplici, spesso afflitte da varie malattie ed infermità o in situazioni esistenziali di cui Egli addirittura osa proclamare la beatitudine, resi partecipi di un inedito e nuovo legame basato non più sull’adempimento di una legge ma sull’adesione all’amore (cf capp. 5-7; 8,1 ss.).

Questa è l’umanità incontrata, accolta, curata e amata da Gesù che percorre le polverose strade della sua terra (cf 4,23; 9,35-36; 14,13b-14; 15,29-31; 20,34), ma per la quale anche ha esultato perché capace di riconoscere la sua Figliolanza, sconosciuta “ai sapienti e agli intelligenti” (cf 11,25-27) e a volte anche osteggiata o perseguitata (cf 13,53-58; 14,1-2 ss.).

È l’umanità per cui sarà chiamato a dare la sua vita (cf 14,15-21; 16,29-38) ed inviterà i suoi discepoli a seguirlo in questo destino (cf 16,1-28).

Quale la loro reazione? Ce lo dice Pietro, ma possiamo immaginare quello degli altri (cf 16,22-23). Comunque il Maestro non li esclude, anzi li coinvolge ancora più intimamente e addirittura li stravolge in un’esperienza che rimarrà “memorabile” anche per i credenti delle successive generazioni (2Pietro 1,16-18).

La redazione evangelica di Matteo mette in evidenza che l’episodio avviene “il settimo giorno”, un riferimento a Esodo 24 e 32 e ad altri elementi fanno pensare a Mosè e al suo viso luminoso, ma anche all’esperienza della comunità cristiana della pasqua settimanale, in particolare quando Gesù si rivolge a loro, toccandoli: “Alzatevi, non temete” e facendoli “risorgere”, così come quando Lui risorto li incontrerà (cf 28,5.10).

Il riferimento alla passione è insieme accompagnato dalla presenza di Elia, e prima dal riferimento alla morte del Battezzatore (cf 16,10-13). Si tratta dunque di un episodio “pasquale” con un posto strategico all’interno del racconto evangelico e ben collocato come seconda tappa nel cammino quaresimale 

Matteo annota che alla fine “videro Gesù solo” perché gli altri due se ne erano andati, oppure perché continueranno a vedere “solo Gesù” in tutti i volti incontrati: i loro, quelli degli altri compagni… di chiunque.

Vedere solo Lui” in tutti, questo è l’effetto della trasfigurazione nella vita di ogni credente, fino alla fine, fino a quando gli chiederemo: “Quando mai ti abbiamo visto…?” e Lui ci risponderà: “tutto quello che avete fatto ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (cf 25,38.40).


Ambientazione liturgica: sul monte dove la vita si trasfigura

L’annuncio evangelico della trasfigurazione accompagna i primi passi del nostro cammino quaresimale, a incoraggiamento del catecumeno e del battezzato: già si intravvede la gloria della risurrezione che sarà annunciata e celebrata la notte di Pasqua

Questa è anche la prospettiva che ogni evangelista vuole dare al proprio racconto, ponendolo in un momento “critico” del cammino di Gesù verso Gerusalemme, drammaticamente annunciato da Lui stesso ai suoi discepoli (cf Matteo 16,21-23 e ss.).

«Indicò agli apostoli che solo attraverso la passione, possiamo giungere a lui, al trionfo della risurrezione» [Prefazio II domenica di quaresima].

Nella liturgia della Parola risuona oggi per noi l’invito del Padre “Ascoltatelo!”, “seguitelo” poiché questo ascolto ci apre alla sua stessa esperienza di amore di cui ci fa partecipi [Evangelo].

Come Abramo, nel buio della comprensione [Genesi 12 – I lettura], Gesù esce dalla “sua terra” verso di noi, per condurci nel cammino dell’esistenza, capaci di cogliere i segni di una speranza invincibile.

L’apostolo Paolo focalizza questa esperienza nella chiamata a far parte di un popolo da Lui santificato, glorificato, dal suo amore. [Timoteo 1 – II lettura]

Il settimo giorno” è quello in cui noi celebriamo l'eucaristia, momento nel quale la nostra assemblea rende grazie al Padre che ci introduce -attraverso la trasfigurazione del suo Figlio- nelle opache vicende della nostra esistenza umana ed opera in noi una vera e profonda trasformazione: la comunione con il suo corpo glorificato è infatti il pegno che anche il nostro corpo corruttibile sarà trasfigurato, reso conforme al suo corpo risorto (cf Filippesi 3,20-21).


Preghiamo con la Liturgia

O nostro Padre,

che hai accompagnato nella fede i nostri predecessori
e per mezzo del Vangelo hai fatto risplendere la Vita,
aprici all’ascolto del tuo Figlio,
perché, accogliendo in noi il mistero della sua croce,
possiamo essere con lui trasfigurati nella luce

della sua risurrezione.
Amen.


venerdì 20 febbraio 2026

Basteranno 40 Giorni? - Quaresima/A 2026

 

Vicina è la Parola

Quaresima 2026/a


             Basteranno 40 Giorniper ritrovare la strada che in alcuni momenti sembra perduta, una sorgente d’acqua per dissetarci e riprendere il cammino?

Per riavere chiarezza nei nostri pensieri e nelle nostre azioni e vincere l’oscuramento del nostro sguardo sulla nostra esistenza, sugli altri e sulla storia che stiamo attraversando?

Non sono bastati “40 anni” al popolo di Israele, peregrinante nel deserto, per imparare a vivere nella libertà dopo essere stato liberato in una notte dall’Egitto!

Eppure in “40 giorni”, dopo il diluvio, Dio ha creato di nuovo tutto; Elia è arrivato al “monte di Dio, l’Oreb” dopo una drammatica fuga, come Davide, da chi ne voleva la morte; Gesù ha lottato per essere fedele al suo rapporto filiale con il Padre: Egli ha vinto anche per tutti coloro che lottano per la libertà o nemmeno ne hanno le forze.

A noi non basteranno, ma sono sufficienti per alzarci e muovere i nostri passi verso nuovi orizzonti di vita, sostenuti da una Parola già vissuta da altri, la cui storia può ridare nuovo significato anche alla nostra come Noè, Abramo, Mosè e il popolo, Giona, Davide, Elia… Gesù stesso.

Ascoltare insieme la Parola

                È proprio la Parola a tessere nelle nostre trame un senso e a tratteggiare di luce i nostri giorni, a darci la possibilità di un cambiamento, di una nuova rotta come novità incessante che distrugge sicurezze autonome e false. Un dono da accogliere, un’indicazione per una strada da percorrere insieme verso un incontro con Chi già ha deciso di venire verso di noi!

Saremo compagni di viaggio con tutti coloro che cercano di “rifarsi una vita”, di ritrovare la loro dignità… È anche per questo che ogni anno iniziamo “un tempo” che è già un’esperienza di vita nuova, immersione nella morte e risurrezione di Cristo, e quindi di perdono e di riconciliazione.

Immergendoci nel Vangelo, in particolare quello di Matteo e di Giovanni - proclamati nelle nostre assemblee domenicali - ritroveremo il senso e il valore della nostra esistenza cristiana e della nostra esperienza di Chiesa.

Il nostro percorso sarà così segnato da incontri che ci mostrano la reale possibilità, anche per noi oggi, di rintracciare la strada percorsa fin dall’inizio dalla Presenza che in Gesù di Nazaret è diventata vita piena ed eterna.

Lo seguiremo nel deserto, sospinti dallo Spirito, lottando per la nostra fedeltà di figlie e di figli, che sarà confermata e trasfigurata sul monte dal Padre stesso [I e II domenica].

Il suo Figlio, Inviato a noi, ci darà appuntamento sul bordo di un pozzo per appagare la nostra sete d’amore [III domenica]; nel tempio per illuminare la nostra cecità [IV domenica] e fin davanti a una tomba e alla sua croce per sperimentare che Lui è la Vita e la Risurrezione, un amore più forte della morte [V domenica – Santa Settimana].

            Il percorso evangelico della Quaresima/A

È l’itinerario più “tradizionale”: contiene i testi dell’ultimo periodo nell’antico catecumenato ed è composto da 5 domeniche. Le prime due, comuni tutti gli anni, costituiscono i cardini su cui si aprono i due battenti del “portale di quaresima” con i brani del vangelo di Matteo:

I domenica: Gesù nel deserto sottoposto alla prova come Figlio fedele al Padre, lotta con noi.    

                                                                                                               e vince per noi (Matteo 4,1-11)    

            La nostra esistenza di battezzati è minacciata spesso da prove che se affrontate con responsabilità, ci aiutano a fidarci solo di Dio-Padre come figli amati da Lui. È una fiducia sorretta dalla vittoria di Gesù sulle tentazioni “dia/boliche” che hanno cercato di separarlo come Figlio dal Padre, dubitando della sua identità filiale e inducendolo a vivere in un’autonomia mondana.

II domenica: Gesù trasfigurato sul monte  e confermato dal Padre come “Figlio “amato

                                                                                                                                (Matteo 17,1-9)

            Il Padre ora attesta e manifesta il suo amore per il Figlio unigenito nella sua trasfigurazione sul monte e anche noi, come i suoi discepoli, pur provati siamo progressivamente trasfigurati dal suo amore e la nostra esistenza ne è trasformata. È questo il vero cambiamento operato nel Battesimo, dalla Pasqua vissuta nella carità e nell’eucaristia! L’essere umano ritorna così, in Cristo, alla sua identità originaria: immagine e somiglianza di Dio.

Le tre domeniche successive sono “catechesi battesimali - pasquali” attraverso affascinanti e straordinari racconti evangelici di Giovanni:

III domenica: Gesù, Dono del Padre, è l’Acqua viva che disseta il nostro bisogno d’amore.

La samaritana(Giovanni 4,5-42)

IV domenica: Gesù è Luce che guarisce la nostra cecità

per vedere con chiarezza nella nostra esistenza.

Il nato cieco(Giovanni 9,1-41)

V domenica: Gesù è la Vita che ci fa risorgere e non fa prevalere ogni forma di morte.

Lazzaro risuscitato” (Giovanni 11,1-45)

 

            Le letture dell’Antico Testamento [I lettura]: costituiscono un itinerario in cinque tappe che percorre la storia di Salvezza tra Dio e il suo popolo, l’intera umanità: da Adamo (Genesi 2 e 3), Abramo (Genesi 12), Mosè (Esodo 17), Davide (1Samuele 16) fino allo Spirito vivificatore (Ezechiele 37). Questo percorso si realizza e si attualizza in Gesù il nuovo Adamo, il Giusto, nel quale si compie la “nuova alleanza”, l’Unto che guida il popolo dei redenti e lo vivifica con il suo Spirito effuso dalla croce.

            Le Lettere Apostoliche [II lettura]: ci attestano l’esperienza delle prime comunità cristiane e la loro azione “sacramentale” in base a quanto hanno assimilato dell’annuncio evangelico e ora comunicano anche a noi che ascoltiamo la loro testimonianza: Dio ci ama gratuitamente (Romani 5,12…), ci chiama e ci illumina (2Timoteo 1) con l’effusione in noi del suo Spirito (Romani 5 e 8) che ci fa risorgere a vita nuova (Efesini 5).

 

Preghiamo con la Liturgia

O Padre,

ascolta la nostra preghiera

all’inizio del cammino annuale dei “40 Giorni”.

Accompagnaci con la luce e la forza del tuo Spirito

perché possiamo seguire più da vicino

il tuo figlio Gesù, lottando e vincendo con Lui

le resistenze del nostro egoismo.

Scopriremo così, passo passo,

che anche noi siamo tuoi figli e figlie amati:

dissetati, illuminati, rinati

insieme con Lui,

Gesù Cristo, nostro Signore.

Amen.

 

Sete d'amore - Domenica 8 marzo / III di Quaresima'A

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