21 Giugno 2026
XII Domenica dell’anno/A
Geremia 20,10-13 / Salmo 68
Romani 5,12-15
Matteo 10,26-33
“La nostra paura più grande non è quella di essere inadeguati.
La nostra paura più grande è quella di essere potenti oltre ogni limite”.
Il coraggio nella paura
…ma anche quanta paura nel coraggio!
Il coraggio di andare, di rimanere, di continuare nella consapevolezza della propria fragilità, delle proprie sconfitte… di esporsi pur sapendo di essere disarmati, nudi.
Riteniamo di essere migliori quando ci sentiamo più forti e di valere meno quando deboli… e la nostra società questo lo ha capito bene, lo si vede anche nei modelli che propone, ma questo è un tragico inganno!
La consapevolezza delle nostre fragilità, oltre a non farci presumere delle nostre capacità cadendo nel mito dell’onnipotenza, ci aiuta a non pretendere dagli altri che compensino le nostre frustrazioni e di conseguenza non rendere a loro troppo difficile e arduo l’amarci.
L’essere amati e riconoscerlo ci sosterrà nel percorrere la nostra esistenza senza rimpianti o nostalgie e ci permetterà di scorgere l’alba in ogni notte… quanto coraggio c’è nella paura senza che prevalga in noi la disperazione.
“Coniugare l’amore con la tenerezza e la misericordia può unire poli apparentemente inconciliabili, essenziali però a sorvegliare i rischi del desiderio declinati esclusivamente in risposta ad un bisogno.
La tenerezza tempera l’urgenza del bisogno e dell’aggressività, e si sperimenta come condivisione della fragilità mettendo al riparo sia dall’arroganza che esclude, sia dal colpevolizzare l’altro come mezzo per difendere sé stessi.
La misericordia, d’altra parte è il passaggio necessario per guarire le frustrazioni del desiderio, permettendo così di salvare la relazione dalla frattura”.
(Domenico Pezzini, L’acqua e la rosa)
Contestualizzazione evangelica di Matteo 10,26-33
I detti, i consigli, gli insegnamenti del Maestro ai suoi discepoli si susseguono e sono sempre validi anche dopo decenni, utili alle comunità sottoposte alle prime persecuzioni (cf 10,16-42). Tra essi primeggia l’invito del Risorto: “Non abbiate paura…” (vv. 26.28), perché la paura fa vedere minacce e nemici dappertutto, altera le nostre reazioni, mentre è il momento della “rivelazione” [apocalisse v. 26], della chiarezza senza più ambiguità e ci invita a “uscire fuori” dalle reticenze e dall’intimità che mortifica un’autentica esperienza di fede [sui tetti v. 27].
I rischi vanno affrontati con la fiducia nel Padre che dona la consapevolezza del proprio valore personale in quanto figli e figlie (cf vv. 29.32), che non tutela ma trasmette la capacità di sostenere la prova senza ansia, così le sfide e le provocazioni possono essere vissute come un’attestazione di reciproca fedeltà (cf vv. 32-33).
Chi è Colui che ci annuncia la liberazione da queste paure? (cf 11,1).
Uno di noi che ha vissuto come Figlio del Padre senza esercitare alcun potere e ostentare altra sicurezza se non quella di “affidarsi” a Lui che, nella sua estrema povertà, ha attestato un amore più forte della morte.
L’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Corinto che il Signore gli ha detto: “Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza” (2Corinzi 12,9).
Ambientazione liturgica
Se veniamo “in chiesa” per trovare sicurezze, la Parola oggi ancora ci sorprende, smaschera le nostre aspettative e ci inquieta come è avvenuto per Geremia in un contesto umanamente più minacciato: perseguitato dal suo stesso popolo, braccato da ogni parte, angosciato dalla paura.
La sua è una parola provocante, insopportabile per chi insegue i suoi progetti e sogni di grandezza… in tale contesto egli riceve la Parola: non temere! [Geremia 20 - I lettura]
Anche la nostra lode comunitaria diventa esperienza di fiducia per la fedeltà e la tenerezza del Signore che ci ama perché poveri, senza disprezzare alcuno. [Salmo 68]
Anzi, per l’amore gratuito del solo Uomo Gesù tutti abbiamo ricevuto abbondantemente il dono di essere amati. Un amore inedito perché più forte della morte. [Romani – II lettura]
Gesù non ha avuto paura di amarci proprio nel momento più arduo per la sua umanità: davanti alla sofferenza e alla morte, non nel momento del suo massimo vigore… proprio quando ha avuto paura e l’angoscia lo assaliva (cf Mt 26,36-46). Qui le sue parole ai discepoli ci ricordano quello che sempre aveva detto loro, soprattutto inviandoli in missione. [Evangelo]
Preghiamo con la Liturgia
Padre,