Vicina è la PAROLA
8 Novembre 2026
xxxi domenica to/a
Malachia 1,14b-2,2b.8-10 / Salmo 130
1Tessalonicesi 2,7…13
Matteo 23,1-12
Scegliere il non potere
“Il potere logora chi non l’ha” è una famosa espressione di uno statista italiano, correlata a tante altre dichiarazioni popolari.
Non si tratta di rinunciare a un potere, ma di non utilizzarlo in una forma dichiarata o subdola di dominio sugli altri a scapito della loro dignità e libertà.
Esiste un potere esercitato come servizio?
Nelle dichiarazioni di presa di potere spesso viene proclamato di “servire” la nazione, il popolo, la costituzione… ma non sempre nel vero senso di chi dal basso cerca di far emergere il valore degli altri, di creare il consenso con il dialogo, di perseguire ciò che avvicina e non ciò che allontana, di essere disposti a perdere qualcosa per un bene maggiore…
Servire non è servilismo, è una scelta per far sì che gli altri - chiunque - possano sentirsi sostenuti nel loro percorso di vita in sintonia con il bene di tutti.
Abbassarsi per far salire.
“Se potessi…”. Ciascuno di noi ne ha la possibilità se si assume quel minimo di responsabilità che lo riscatta dal subire, per pro-porsi in favore di qualcuno non come chi detiene un potere, ma di chi prova ad amare “come sé stesso”.
Contestualizzazione evangelica di Matteo 23,1-12
Le prime comunità cristiane, composte da persone provenienti dal giudaismo, consideravano ormai gli esperti della Torah e i farisei come usurpatori della sua genuina interpretazione risalente a Mosè (v. 1), in quanto si arrogavano non solo un diritto improprio del suo insegnamento ma addirittura una sostituzione. Sono proprio i loro stessi comportamenti a smascherarli: ipocrisia, autoreferenzialità e arrivismo, vanità, ostentazione e altezzosità (vv. 2-7). Dopo l’anno 70 d. C. il loro potere si impose sempre di più, col Tempio ormai distrutto presero possesso delle sinagoghe e della loro funzione.
La prima invettiva, pronunciata da Gesù e riportata da Matteo, è recepita dai credenti oltre che come una messa in guardia dal comportamento farisaico anche come una verifica dei rapporti tra loro, affinché non venga meno la fraternità che rende tutti di pari dignità, fratelli e sorelle in Cristo unico Maestro poiché tutti figli e figlie dell’unico Padre (vv. 8-10).
Si conferma così, all’interno delle comunità, anche il primato del servizio reciproco che fonda un’autorità non di potere ma di amore e che parte dal basso coerente - non ipocrita - con “il discorso dal monte” (cc. 5-7; vv. 11-12).
Ambientazione liturgica
“L’Eucaristia che tutti ci accomuna ad una stessa mensa come destinatari della misericordia del Signore, mettendo a confronto i diversi membri del suo corpo, opera – attraverso il perdono ed il suo amore gratuito – una verifica dei rapporti fraterni, costitutivi della comunità stessa”. (CMdV)
Non basta però denunciare e condannare chi detiene il potere abusandone, occorre vivere per primi con la consapevolezza di un unico Padre per tutti, legati a Lui e tra noi da un’alleanza nuova e ormai eterna [Malachia 1 – l lettura].
Questa è la prospettiva che ci dà anche un’equilibrata considerazione di noi stessi [Salmo 130] e soprattutto ci rende capaci di tenerezza verso gli altri, nel desiderio di non risparmiarci nel voler donare la nostra vita. Così il Signore, che per primo lo fa con noi, può agire liberamente ed efficacemente [1Tessalonicesi 2 – II lettura].
Facciamo infatti l’esperienza del “servo in mezzo noi”, il Signore, che ci nutre di sé con il dono della sua vita, affinché testimoniamo che è possibile vivere come Lui, oltre ogni strapotere umano [Evangelo].
Preghiamo con la Liturgia
O Padre,
creatore
di tutto e di tutti,
donaci lo Spirito del tuo Figlio
Gesù,
venuto tra noi come colui che serve,
affinché
riconosciamo in ogni essere umano
la dignità di cui lo hai
rivestito
e lo serviamo senza ipocrisia
in semplicità e amore.

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