venerdì 6 febbraio 2026

Una Luce che dà sapore - 8 febbraio 2026

 

Vicina è la Parola








8 febbraio 2026

Domenica V anno/a

Isaia 58,7-10 / Salmo 111

1Corinti 2,1-5

Matteo 5,13-16


            Una LUCE che dà SAPORE

            Mi passi il sale, per favore?”

            Accendi la luce che qui non si vede nulla?!”

            Ma non sa di niente...!

Parole e gesti quotidiani che vanno al di là del loro uso abituale e che noi applichiamo alla sensazione che ci danno le persone “insipide” o le situazioni poco chiare.

Di sale sappiamo bene che non ce ne vuole troppo, ma nemmeno deve mancare… il giusto è per “far esaltare” il buono che già c’è, non per sostituirlo o per uniformarlo!

Anche la luce deve permettere di “vedere” non di accecare gli occhi!

Il sale in fondo non deve avere un suo sapore… ma piuttosto deve avere la capacità di farlo percepire.

Contestualizzazione evangelica di Matteo 5,13-16

Come potevano credere i cristiani delle prime comunità alla reale possibilità che le parole di Gesù: “Voi siete la luce, voi siete il sale del mondo” potessero avere un riscontro nel loro vissuto quotidiano e nell’incidenza della loro presenza nel mondo?

Non erano già loro tentati dallo scoraggiamento e dal ripiegamento su di sé in una stasi di autoconservazione, in attesa del risolutivo “ritorno del Signore”?

Come possiamo credervi oggi noi che ci diciamo “i credenti”, di fronte all’incidenza che riscontriamo avere il messaggio evangelico così come lo viviamo e siamo capaci di annunciarlo?

Il regno di Dio” annunciato e già attuato dal Nazareno è “lievito” che tocca a noi ammassare come Chiesa nel mondo (cf Mt 13,33) o come “rete gettata nel mare” (cf v. 47)!

Quale senso possiamo dare a queste affermazioni così sicure, fondate certo sulla sua auto consapevolezza di “Emmanuele - Dio-con-noi” e non tanto sulle nostre reali capacità di conservare l’autenticità delle realtà umane, come il sale per gli alimenti, così da esaltare il gusto, la bellezza, la bontà… che già troviamo nel mondo?

Il racconto evangelico di Matteo riporta queste parole subito dopo la proclamazione delle “beatitudini del regno” (cf 5,1ss.): evidentemente dall’esperienza di un’esistenza pienamente aperta all’amore del Padre, il Figlio Gesù annuncia (cf 4,23) e comanda ai discepoli - e quindi a noi - di dare sapore all’esistenza del mondo illuminandola di luce nuova, la sua!

Qui si intende però di un sapore che anche brucia, di una luce che penetra e denuda, smaschera; tale è infatti “la vita delle beatitudini”: e noi cristiani dobbiamo rifletterla totalmente come chiamata e come missione, mai in autonomia e indipendenza, pena la nostra inefficacia! (Comunità di Viboldone)

Anche queste sono, come spesso lo sono le parole del vangelo, “promesse/comando” che ci riportano ancora una volta alla potenza della Parola: ciò che essa promette è possibile, realizza in quanto espressione dell’amore di Dio per noi.

Sono anche le “opere buone” che possono essere “viste” da chi è stato illuminato e ora è capace di gustarne la bontà e di ringraziare il Padre per il dono del suo amore che rende possibile un’esistenza felicemente realizzata in questo mondo. Luce in quanto e perché poveri, miti, puri di cuore, operatori di pace… Infatti, alla fine del racconto di Matteo il giudizio sarà proprio su di esse (cf 25,35ss.).

Ambientazione liturgica

L’azione liturgica che ci vede radunati in assemblea ci pone nella stessa situazione del popolo ebraico preoccupato di una pratica esteriore ed irreprensibile del culto, indaffarato a ricostruire il tempio distrutto, ma a cui il Signore Dio ricorda che, più dello splendore del culto, gli è gradito l’ospitare i senza tetto, il dividere il pane con l’affamato: “Allora sì la tua luce sorgerà come l’aurora” [Isaia 58,7-10 – I lettura].

Il rischio è quello che privilegiando il sapore e lo scintillio liturgico, la vita rimanga poi insipida e al buio, priva della sua amorevole presenza e azione [Antifone d’ingresso - Salmo 94,6-7 e alla Comunione – Sal 106,8-9]!

Nel rito del battesimo è affidata alla famiglia del neobattezzato una candela accesa al cero pasquale. Cristo risorto è “la luce”, noi battezzati siamo gli “illuminati” che, innestati nella sua morte-risurrezione, possiamo fare “opere buone”. Anticamente si metteva anche un pizzico di sale sulle labbra del battezzato…

Tale conformazione a Lui, che si rinnova nel sacramento eucaristico, ci permette di “vedere”, di comprendere cioè il cammino non mai misurabile nei suoi esiti, perché da inventare e da percorrere ogni giorno, che ci fa diventare come Lui “persone-per-gli-altri” (cf 4,18; 23,19): a contatto diretto con la misericordia sempre solo proveniente dal Padre e la novità imprevedibile di chi ci vive accanto [Acclamazione al Vangelo Giovanni 8,12].

Preghiamo con la Liturgia

O nostro Padre,

che fai risplendere la tua amorosa presenza
in chi opera per la giustizia e con amore,
dona alla tua Chiesa di essere
luce del mondo e sale della terra,
per testimoniare con la vita
la potenza di Cristo crocifisso e risorto.

Amen.

Una Luce che dà sapore - 8 febbraio 2026

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