venerdì 30 gennaio 2026

Beati! ...cioè felicemente realizzati

 

Vicina è la Parola



1 febbraio 2026
Domenica IV anno a
Sofonia 2,3; 3,12 / Salmo 145
1Corinti 1,26-31
Matteo 5,1-12a

 

         Beaticioè felicemente realizzati

            Beato te!”.

        Un apprezzamento che non ho mai gradito perché forse motivato dall’invidia o dalla scarsa conoscenza della reale situazione altrui, oppure dal sopravvalutare i propri problemi. Comunque sentirsi appellati così è davvero una magra consolazione.

Fortunato te!” è il vero senso di quanto si vuol dire, il che è anche peggio perché discrimina fatalisticamente: “Io? E gli altri allora!”.

            Beati voi!”.

            Lo ascoltiamo ancora nel vangelo proclamato in questa domenica.

Una beatitudine rivolta all’assemblea che ascolta, ma che riguarda in realtà ogni essere umano che si riconosca nelle “nove” situazioni esistenziali descritte.

Chissà cosa avrà voluto davvero dire Gesù ai suoi discepoli da definirli così, con lo sguardo però rivolto alle folle che lo seguivano.

Quante volte le abbiamo interpretate come ingenue definizioni che “il mondo” non è in grado di capire o come l’ennesimo conforto ultraterreno ad un’esistenza vissuta nelle privazioni e nella tristezza: la rivincita dei perdenti!

 

Contestualizzazione evangelica di Matteo 5,1-12

Stupisce, all’ingresso della proclamazione evangelica di Matteo, l’irrompere delle Beatitudini dopo il sintetico insegnamento del Nazareno sulla definitiva prossimità del regno di Dio e in modo inclusivo la sua azione curativa nei confronti della folla (cf 4,17.23-24).

Ora lo sguardo di Gesù prende voce, la sua postura “sinaitica” dà una prospettiva messianica alle sue enunciazioni : Egli proclama ad alta voce il suo modo di considerare l’esistenza umana e di viverla in prima persona, proponendola a quelli più vicini a Lui (cf 5,1-2). Infatti, il suo non è un “manifesto teorico e programmatico” che realizza la profezia (Isaia 61,1-3) bensì la reale possibilità, da Lui innanzitutto vissuta e inaugurata, di un’esistenza “felice subito… anche se non del tutto” (L. Evely).

Accettare questo “realismo evangelico”, non con rassegnazione ma con responsabilità, costituisce proprio il contenuto della prima beatitudine, quella della “povertà” (cf 5,3).

La comunità palestinese, contesto esistenziale del racconto evangelico matteano, ha sicuramente fatto nella sua pur breve esistenza l’esperienza di una vita cristiana connotata dalla gioia, pur tra le insidie causate dall’aver aderito a questa nuova proposta religiosa. La comunità delle beatitudini non è certo un gruppo di esaltati o di ingenui sognatori, anestetizzati verso le problematiche storiche e sociali. È una comunità dove ai piccoli ed ai poveri sono riconosciuti valore e dignità, poiché tutti hanno scelto di seguire Cristo sulla via del perdono e del servizio reciproco (vedi tutto il capitolo 18!).

La povertà economica e sociale non è di per sé fonte di felicità, come la ricchezza non lo è d’insoddisfazione! La “beatitudine evangelica” ci chiede e ci consente di non essere sprovveduti e nemmeno ipocriti: ricchi pur aiutando i poveri e poveri maledicendo i ricchi…

La povertà interiore è indicata come prima beatitudine, a patto che non rinunciamo a essere felici nelle altre diverse o avverse situazioni della vita anche se non possiamo esserlo completamente. Forse è anche questo il motivo del verbo al presente che la connota, come l’ultima (cf v.3b e 10), mentre le altre sono declinate al futuro. Gesù nazareno ha pensato e vissuto così, da figlio del Padre, povero per libera scelta perché totalmente affidato a Lui (cf Mt 11,29): mite, afflitto, misericordioso, portatore di pace e assestato della comunione con Lui. Egli chiama anche noi a essere e agire come lui (la conversione di 4,17a), come è stato “subito” per quei quattro pescatori di Cafarnao, nella loro libertà e prontezza a seguirlo (cf vv. 18-22).

 

Ambientazione liturgica

Beato chi siede nell’assemblea dei giustificati” (Salmo 1).

Questa beatitudine è rivolta a noi nel momento del culto: siamo insieme, in compagnia di altri, salvati. Questo inizio del salterio descrive il nostro inizio liturgico: siamo riuniti perché salvati, questa è già la nostra beatitudine! (cf Apocalisse 7)

Beati coloro che ascoltano e osservano la Parola di Dio” (Luca 11,28).

Anche questo è da ricordare bene quando ascoltiamo le letture nella liturgia della Parola: siamo beati perché possiamo ancora ascoltarla, insieme… ma molto di più quando potremo praticarla.

La beatitudine evangelica ci dà anche il senso e incarna oggi l’esperienza del popolo ormai sull’orlo della rovina per la sua presunzione di “farsi grande” in mezzo agli altri, dimenticando di essere stato liberato dalla schiavitù del potere umano per la potenza della Parola. Sofonia annuncia l’incedibile: solo coloro che si affidano al Signore, i poveri umanamente diseredati, potranno godere di una vita serena. [I lettura]

Nella comunità cristiana serpeggia però la stessa tentazione di confidare nella propria presunta ricchezza e umana sapienza. Ad essa Paolo annuncia che Dio sceglie i poveri in quanto capaci, vuoti di sé, di accogliere il suo amore gratuito. [II lettura]

Beati gli invitati alla cena di nozze dell’Agnello(Apocalisse 19,1 ss.).

Non ne saremo mai abbastanza degni, ma possiamo dirci beati di essere stati invitati e di aver accettato l’invito! Fin dal mattino possiamo lodare: “Egli dà il pane all’affamato… libera il prigioniero… protegge lo straniero... ama e sostiene l’orfano e la vedova”. [Salmo 146]

 

Una traduzione possibile

            Coloro che si fidano solo di Dio sono beati,

                        perché Egli è già tutto per loro.

            Soffrono oppressi eppure sono beati,

                        perché sarà Dio a liberarli.

            Non sono prepotenti e sono beati,

                        perché Dio donerà a loro un mondo migliore.

            Quanti desiderano e cercano il bene che Dio vuole per noi

                        sono beati, perché Egli per primo realizzerà i loro desideri.

            Provano amore e tenerezza per gli altri:

                        sono beati, perché Dio li avrà nel suo cuore.

Coloro che sono semplici e sinceri sono beati,

             perché Dio si farà conoscere a loro.

Quanti che realizzano la pace sono beati,

             perché Dio li considererà suoi figli.

I maltrattati per aver compiuto la volontà di Dio sono beati,

             perché Egli la compie in loro.

Preghiamo con la Liturgia

O Padre,

che nel tuo Figlio Gesù

hai promesso ai poveri e agli umili

la gioia piena del tuo regno,

dona alla tua Chiesa

di seguire con fiducia il suo Maestro e Signore

sulla via delle beatitudini evangeliche.

Amen.

1 commento:

  1. "Beati i poveri perché, vuoti di sé,
    sperimentano la pienezza dell'amore gratuito di Dio!

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Beati! ...cioè felicemente realizzati

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